Biografia di Franco Fortini
Nazione: Italia
Franco Lattes nacque a Firenze il 10 settembre 1917 e morì a Milano il 28 novembre 1994. Fu poeta, saggista, critico letterario e traduttore.
Nacque in una famiglia ebrea borghese, crescendo immerso negli ambienti intellettuali della città tra il padre commerciante e la madre Adele del Giglio, studiando dapprima giurisprudenza e poi lettere all'Università di Firenze, dove entrò in contatto con l'ermetismo di Giuseppe Ungaretti e Mario Luzi prima delle leggi razziali del 1938 che lo costrinsero a rifugiarsi in Svizzera.
Rientrato in Italia nel 1943, partecipò alla Resistenza nella Val d'Ossola con i partigiani garibaldini, esperienza che segnò la sua conversione al marxismo e l'esordio poetico con Foglio di via (1946, Einaudi), versi scarabocchiati su un taccuino clandestino che mescolano l'ermetismo lirico alla denuncia antifascista, seguito da Agonia di Natale (1948), racconto sul trauma della Shoah, mentre lavorava come redattore de Il Politecnico di Elio Vittorini e tradusse Paul Éluard e Kierkegaard con la moglie Ruth Leoni, sposata nel 1942.
Negli anni '50 collaborò con Comunità di Adriano Olivetti come pubblicitario, scrivendo slogan per gli elettrodomestici, e pubblicò Dieci inverni 1947-1957 (1957, Feltrinelli), saggio critico che demoliva l'integrazione culturale del dopoguerra, Una facile allegoria (1954) e la raccolta Poesia ed errore 1937-1957 (1959), mentre usciva dal PSI dopo i fatti d'Ungheria (1956) per aderire alla Nuova Sinistra con Ragionamenti insieme a Roberto Guiducci.
Negli anni '60-'70 insegnò critica letteraria alle superiori e all'Università di Siena, firmando capolavori come Una volta per sempre (1963), poesia civile su memoria ebraica e lotta di classe, Verifica dei poteri (1965), manifesto contro l'industria culturale, L'ospite ingrato (1966) e Questo muro (1973).
Nel frattempo si dedicò alla traduzione in italiano di Proust, Brecht, Goethe e Weil, collaborando a Il Manifesto e polemizzando con Pasolini, Calvino e la sinistra ufficiale come "intellettuale organico" eretico.
Negli anni '80-'90 pubblicò Paesaggio con serpente (1984), Composita solvantur (1994) e saggi come Questioni di frontiera (1977) e Extrema ratio (1990).
Morì di infarto a 77 anni dopo una vita di poesia "in esilio", lasciando un ricordo letterario di tensione etica tra lirica e rivoluzione.
Nacque in una famiglia ebrea borghese, crescendo immerso negli ambienti intellettuali della città tra il padre commerciante e la madre Adele del Giglio, studiando dapprima giurisprudenza e poi lettere all'Università di Firenze, dove entrò in contatto con l'ermetismo di Giuseppe Ungaretti e Mario Luzi prima delle leggi razziali del 1938 che lo costrinsero a rifugiarsi in Svizzera.
Rientrato in Italia nel 1943, partecipò alla Resistenza nella Val d'Ossola con i partigiani garibaldini, esperienza che segnò la sua conversione al marxismo e l'esordio poetico con Foglio di via (1946, Einaudi), versi scarabocchiati su un taccuino clandestino che mescolano l'ermetismo lirico alla denuncia antifascista, seguito da Agonia di Natale (1948), racconto sul trauma della Shoah, mentre lavorava come redattore de Il Politecnico di Elio Vittorini e tradusse Paul Éluard e Kierkegaard con la moglie Ruth Leoni, sposata nel 1942.
Negli anni '50 collaborò con Comunità di Adriano Olivetti come pubblicitario, scrivendo slogan per gli elettrodomestici, e pubblicò Dieci inverni 1947-1957 (1957, Feltrinelli), saggio critico che demoliva l'integrazione culturale del dopoguerra, Una facile allegoria (1954) e la raccolta Poesia ed errore 1937-1957 (1959), mentre usciva dal PSI dopo i fatti d'Ungheria (1956) per aderire alla Nuova Sinistra con Ragionamenti insieme a Roberto Guiducci.
Negli anni '60-'70 insegnò critica letteraria alle superiori e all'Università di Siena, firmando capolavori come Una volta per sempre (1963), poesia civile su memoria ebraica e lotta di classe, Verifica dei poteri (1965), manifesto contro l'industria culturale, L'ospite ingrato (1966) e Questo muro (1973).
Nel frattempo si dedicò alla traduzione in italiano di Proust, Brecht, Goethe e Weil, collaborando a Il Manifesto e polemizzando con Pasolini, Calvino e la sinistra ufficiale come "intellettuale organico" eretico.
Negli anni '80-'90 pubblicò Paesaggio con serpente (1984), Composita solvantur (1994) e saggi come Questioni di frontiera (1977) e Extrema ratio (1990).
Morì di infarto a 77 anni dopo una vita di poesia "in esilio", lasciando un ricordo letterario di tensione etica tra lirica e rivoluzione.
Frasi di Franco Fortini
Per ora abbiamo un totale di 2 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Si dissolva quanto è composto, il disordine succeda all'ordine.
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