Biografia di Pericle

 Pericle
Nazione: Grecia    
Pericle nacque nel demo di Colargo, Grecia nel 495 a.C. circa e morì ad Atene nel 429 a.C. Fu militare, politico e oratore.

Era figlio di Santippo, comandante della flotta ateniese a Micale, e di Agariste, nipote di Clistene, della famiglia degli Alcmeonidi. Suo padre iniziò la sua carriera politica con un matrimonio dinastico nella controversa famiglia degli Alcmeonidi, per poi prendere la strada dell'accusa come arma politica.

In seguito, forse superato nella sua ricerca di sostegno popolare, Santippo fu ostracizzato nel 484 a.C., ma tornò nel 480 a.C. per comandare poi la forza ateniese a Micale l'anno successivo, morendo probabilmente poco dopo. Da lui Pericle ereditò forse una certa simpatia per le classi popolari, oltre a proprietà terriere a Cholargus che lo collocavano tra i cittadini più facoltosi di Atene.

I primi anni di Pericle furono tranquilli: di natura introversa, il giovane evitava le apparizioni pubbliche e i discorsi, preferendo dedicare il proprio tempo agli studi. Era inoltre particolarmente a disagio per la bizzarra forma del proprio cranio, caratteristica che gli sarebbe valsa in seguito il soprannome beffardo di "Schinocefalo", cioè "testa di cipolla marina", coniato dai poeti comici attici, tra cui Cratino, che nei Chironi lo definì "un grandissimo tiranno" generato dalla dea Discordia e dal vecchio Crono.

Imparò la musica dai maestri del tempo, e Damone e Pitoclide potrebbero essere stati suoi insegnanti. Fu però un altro maestro a segnare in modo decisivo la sua formazione intellettuale: gli piaceva la compagnia dei filosofi Protagora, Zenone di Elea e Anassagora; quest'ultimo, in particolare, divenne un suo amico intimo e lo influenzò molto.

Secondo Plutarco, fu Anassagora di Clazomene a contribuire a drappeggiarlo in un contegno solenne, a dotarlo di una mentalità più nobile di quella dei comuni capi popolo e a sollevare a pure altezze la maestà del suo carattere. Da lui Pericle apprese non soltanto una forma di pensiero elevato e un modo di esprimersi sublime, ma anche la fermezza dei lineamenti mai allenati al sorriso, la grazia del portamento e una tonalità di voce inalterabile.

Il tipo di pensiero e il carisma retorico di Pericle furono prodotti in parte dall'accento di Anassagora sulla tranquillità emotiva di fronte alle difficoltà e dallo scetticismo sui fenomeni divini, tanto che la sua proverbiale calma è considerata un effetto diretto di questa influenza.

Nella primavera del 472 a.C. Pericle fu "corego" della tragedia I Persiani di Eschilo, presentata alle Dionisie di quell'anno, dimostrando così di essere uno degli uomini più ricchi di Atene. Fu un esordio pubblico significativo, ma entrato nelle fila del partito democratico capeggiato da Efialte, si mise rapidamente in luce, tanto da diventarne ben presto la seconda guida.

Si affacciò alla vita politica anche come accusatore di Cimone, l'uomo politico che si opponeva alla democrazia. Il punto di svolta arrivò nel 461 a.C.: in quell'anno fu esiliato Cimone, capo del partito conservatore alla guida del governo di Atene; venne assassinato Efialte; e Pericle fu eletto "stratego", carica che avrebbe ricoperto ininterrottamente fino alla morte. Nello stesso anno l'ekklesia votò la sottrazione di gran parte dei poteri all'Areopago, aumentando il margine di azione della boulé e delle altre istituzioni popolari.

Convinto dell'importanza di dare più potere alle classi meno abbienti, che durante le guerre persiane avevano costituito gli equipaggi artefici della vittoria navale di Salamina, Pericle diede il via a una serie di importanti riforme: indebolì il consiglio dell'Areopago, espressione del conservatorismo, suddividendone i poteri tra il consiglio dei Cinquecento, l'Assemblea del popolo e i tribunali dell'Eliea; introdusse inoltre una paga giornaliera per i nullatenenti, in modo che potessero anch'essi partecipare alla vita pubblica.

Permise ai poveri di assistere agli spettacoli teatrali senza pagare l'ingresso, abbassò il requisito di proprietà per i magistrati e aumentò gli stipendi per chi prestava servizio come giurato. Il suo provvedimento più controverso fu però emanato nel 451 a.C., quando riconobbe la cittadinanza ateniese solo a chi aveva entrambi i genitori originari della polis stessa.

Sul piano della politica estera, nel 478 a.C., ancora sotto l'effetto della paura subita per opera della Persia, molte città greche si erano alleate in una lega navale, detta delio-attica; col passare dei decenni questa prerogativa di guida finì per diventare egemonia, ma fu Pericle che operò decisamente per la trasformazione della lega in un vero e proprio impero soggetto ad Atene.

Il primo atto di questo nuovo stato di cose fu il trasferimento in città, nel 454 a.C., del tesoro federale, prima conservato nella sacra isola di Delo. Nel 449 a.C. gli Ateniesi sottoscrissero con la Persia un accordo informale, la pace di Callia, che sancì le rispettive aree di influenza. Con il denaro della lega, ormai di fatto proprietà ateniese, Pericle diede il via alla ricostruzione degli edifici sacri dell'acropoli, rasi al suolo nel 480 dall'invasione persiana: nel 448 si diede inizio alla realizzazione del Partenone e della statua della dea Atena, e nel 437 a quella dei Propilei.

Fu in questi anni che Atene divenne il centro culturale e intellettuale del mondo greco. Sotto il suo governo si radunarono in città filosofi come Socrate, Anassagora e Protagora; tragediografi come Sofocle ed Euripide; storici come Erodoto. Tra le figure a lui più vicine vi era lo scultore e architetto Fidia, che entrò a far parte della cerchia intellettuale di Pericle insieme al filosofo Anassagora.

Accanto a questi due uomini, nella vita di Pericle entrò una figura femminile destinata a un ruolo del tutto inconsueto per l'epoca: Aspasia di Mileto, dotata di fascino e carisma non comuni e di un cervello politico di tutto rispetto, divenne prima la concubina esclusiva e poi addirittura la moglie di Pericle, che per lei lasciò la moglie legittima nonostante fosse straniera.

Fu lei la vera compagna di Pericle, capace di consigliarlo e indirizzarlo verso determinate scelte politiche; era inoltre intima di Socrate, che la frequentava, e secondo Platone fu sua maestra di retorica. Secondo Plutarco fu per suggerimento di lei che Pericle prese alcune importanti decisioni, come quella di far votare nel 441-439 a.C. la spedizione contro Samo.

Nonostante il suo prestigio, Pericle non fu mai esente da attacchi personali e giudiziari. I suoi avversari politici, gli aristocratici, misero sotto processo il filosofo Anassagora, primo consigliere di Pericle, con l'accusa di empietà, e lo cacciarono da Atene; misero sotto processo e in galera lo scultore Fidia, grande amico di Pericle, accusandolo di essersi appropriato indebitamente dell'oro destinato alla statua di Atena; infine mandarono sotto processo anche Aspasia, accusandola di scandalosa spregiudicatezza e corruzione dell'animo delle donne di Atene.

Aspasia si salvò solo grazie all'appassionato intervento di Pericle, che secondo Plutarco non avrebbe risparmiato nemmeno le lacrime, supplicando i giudici per tutta la durata del processo.

Per oltre vent'anni Pericle ebbe, in qualità di stratego, il comando militare, anche se per prudenza non intraprese mai di sua iniziativa una campagna di cui non fosse evidente il rischio. Negli ultimi anni della sua vita, tuttavia, la situazione politica precipitò: le cause della seconda guerra del Peloponneso, scoppiata nel 431 a.C., sono tuttora oggetto di dibattito, anche se in molti le riconducono alle mire imperialistiche dello stratega ateniese.

Il re spartano Archidamo II invase l'Attica, ma Pericle aveva prontamente convinto la popolazione a rifugiarsi dentro le mura della città. Nell'estate del 430 a.C., durante una nuova incursione spartana, un'epidemia devastò la potente polis, suscitando grande clamore e costringendo Pericle a difendersi con un discorso pubblico passato alla storia. Caduto in disgrazia presso la popolazione per aver voluto dare inizio alla guerra, fu fatto decadere nel 430 dalla carica di stratego e subì un'infamante accusa di peculato.

Nel 429 a.C. perse la vita nel corso della terribile epidemia di peste che aveva colpito Atene. Il suo contemporaneo e ammiratore, lo storico Tucidide, lo definì "il primo cittadino di Atene". Fu un convinto sostenitore della democrazia, sebbene la sua forma fosse diversa da quella moderna, poiché solo i cittadini maschi di Atene potevano partecipare alla vita politica.

Ciononostante, le sue riforme avrebbero gettato le basi per lo sviluppo dei successivi sistemi politici democratici. Il periodo storico in cui governò sarebbe stato chiamato, in suo onore, l'età di Pericle, in un lasso temporale prolungatosi ben oltre la sua morte, grazie all'influenza che esercitò sull'intero panorama storico della Grecia del V secolo a.C.


Frasi di Pericle

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Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile.


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