Biografia di Platone
Nazione: Grecia
Platone nacque ad Atene intorno alla fine di maggio del 428 a.C. e morì sempre ad Atene nel 347 a.C.. Fu filosofo e scrittore.
Nato da una famiglia aristocratica (il padre discendeva dall'ultimo re di Atene mentre la madre, Perittione, discendeva da Solone, legislatore e a sua volta di famiglia nobile) il suo vero nome era Aristocle.
Dopo la morte di Aristone, Perittione sposò Pirilampe, un uomo vicino a Pericle, e Platone crebbe in un ambiente colto e politicamente influente, con due fratelli, Glaucone e Adimanto, che compaiono come interlocutori nella Repubblica, e una sorella, Potone. L'appellativo di Platone, dalla parola greca platys che significa "ampio", gli venne dato dal suo maestro di ginnastica per la larghezza delle sue spalle.
Fu educato secondo il modello tradizionale ateniese, studiando ginnastica, musica e poesia, e si racconta che da giovane si sia cimentato nella composizione di tragedie e ditirambi, che avrebbe poi bruciato dopo l'incontro con Socrate. Ebbe inoltre contatti con Cratilo, discepolo di Eraclito, dal quale avrebbe ricevuto una prima formazione sulla dottrina del divenire. I dettagli biografici su Platone ci arrivano da Diogene Laerzio, uno storico greco vissuto tra il III e il II sec. a.C.
La sua giovinezza coincise con la guerra del Peloponneso, che oppose Atene a Sparta dal 431 al 404 a.C. e si concluse con la sconfitta della città natale, e questa esperienza segnò profondamente la sua riflessione politica. Per la sua origine sociale sembrava destinato alla carriera pubblica.
Intorno ai vent'anni cominciò a frequentare Socrate, e il legame con lui orientò per sempre la sua vita. Dopo la caduta di Atene, nel 404 a.C. il governo dei Trenta Tiranni, di cui facevano parte Crizia e Carmide, lo invitò a collaborare, ma Platone rimase deluso dalla loro violenza e si tenne in disparte.
Il ripristino della democrazia, nel 403 a.C., gli diede inizialmente nuove speranze, che svanirono quando, nel 399 a.C., Socrate fu processato e condannato a morte con l'accusa di empietà e di corruzione dei giovani. Platone non fu presente al momento della morte del maestro, a causa di una malattia, come ricorda nel Fedone. Questa vicenda lo convinse che nessuna città esistente fosse governata bene e che solo la filosofia potesse fondare una vera giustizia.
Dopo la condanna di Socrate si rifugiò per un periodo a Megara presso Euclide, un altro discepolo del maestro, e negli anni seguenti compì numerosi viaggi, di cui le fonti antiche offrono resoconti non sempre concordi. Si recò forse a Cirene, presso il matematico Teodoro, e in Egitto, e poi in Italia meridionale, dove entrò in contatto con i pitagorici, in particolare con Archita di Taranto, un matematico e uomo politico.
Fu probabilmente da loro che ricavò l'interesse per la matematica e per la dottrina dell'immortalità dell'anima. In questo periodo compose i dialoghi detti giovanili o socratici, tra cui l'Apologia di Socrate, il Critone, l'Eutifrone, il Lachete, il Carmide, il Protagora e il Gorgia, in cui il personaggio di Socrate indaga il significato delle virtù e mette alla prova la sapienza dei suoi interlocutori.
Intorno al 387 a.C., durante un viaggio in Sicilia, giunse a Siracusa alla corte del tiranno Dionigi I, dove conobbe Dione, cognato del sovrano, che divenne suo grande amico e discepolo. Il soggiorno si concluse male: secondo la tradizione, il tiranno, irritato dalla franchezza delle sue parole, lo fece consegnare a un ambasciatore spartano che lo vendette come schiavo ad Egina, dove fu riscattato da Anniceri di Cirene e potè tornare ad Atene. La storicità dell'episodio è discussa dagli studiosi.
Tornato ad Atene, verso il 387 a.C. fondò l'Accademia, in un giardino dedicato all'eroe Academo, fuori dalle mura della città. Fu una comunità di studio e di ricerca in cui si coltivavano la matematica, l'astronomia, la dialettica e la politica, e che può essere considerata una delle prime istituzioni di istruzione superiore del mondo occidentale.
Vi studiarono personalità di grande rilievo come Eudosso di Cnido, Speusippo, Senocrate e, dal 367 a.C., il giovane Aristotele, che vi rimase per circa vent'anni. In quegli anni Platone scrisse i grandi dialoghi della maturità: il Menone, il Fedone, il Simposio, il Fedro e soprattutto la Repubblica, in cui espone la teoria delle idee, il mito della caverna, la divisione dell'anima in tre parti e il progetto di una città giusta governata dai filosofi.
Nel 367 a.C., alla morte di Dionigi I, Dione lo invitò di nuovo a Siracusa, nella speranza di formare filosoficamente il giovane Dionigi II. Platone accettò, ma l'esperimento fallì: Dionigi II, sospettoso, si volse contro Dione e lo mandò in esilio.
Un secondo viaggio, nel 361 a.C., non ebbe miglior sorte e Platone, quasi prigioniero del tiranno, riuscì a tornare ad Atene solo grazie all'intervento di Archita. Dione tentò poi di rovesciare il tiranno e prese il potere a Siracusa nel 357 a.C., ma fu assassinato nel 354 a.C., e questo evento addolorò profondamente il filosofo. Di queste vicende parla la Lettera VII, la cui autenticità è tuttora discussa.
Negli ultimi anni scrisse i dialoghi della vecchiaia, più tecnici e concentrati su questioni di metafisica, logica e politica. Fanno parte di questo gruppo il Teeteto, il Parmenide, il Sofista, il Politico, il Filebo, il Timeo, il Crizia e, l'ultima e più ampia fra le sue opere, le Leggi, rimasta incompiuta.
Nel Timeo espone una cosmologia in cui un artefice divino, il Demiurgo, ordina la materia guardando al modello delle idee, mentre nel Parmenide sottopone a una critica severa la sua stessa teoria delle idee.
Platone morì ad Atene a circa ottant'anni, secondo la tradizione durante un banchetto nuziale o mentre scriveva. Fu sepolto nei pressi dell'Accademia, che dopo di lui fu guidata da Speusippo, suo nipote, e rimase attiva per secoli, fino alla chiusura decretata dall'imperatore Giustiniano nel 529 d.C.
La sua opera ha influenzato in modo decisivo tutta la filosofia occidentale, tanto che Alfred North Whitehead osservò che la tradizione filosofica europea consiste in una serie di note a piè di pagina a Platone.
Nato da una famiglia aristocratica (il padre discendeva dall'ultimo re di Atene mentre la madre, Perittione, discendeva da Solone, legislatore e a sua volta di famiglia nobile) il suo vero nome era Aristocle.
Dopo la morte di Aristone, Perittione sposò Pirilampe, un uomo vicino a Pericle, e Platone crebbe in un ambiente colto e politicamente influente, con due fratelli, Glaucone e Adimanto, che compaiono come interlocutori nella Repubblica, e una sorella, Potone. L'appellativo di Platone, dalla parola greca platys che significa "ampio", gli venne dato dal suo maestro di ginnastica per la larghezza delle sue spalle.
Fu educato secondo il modello tradizionale ateniese, studiando ginnastica, musica e poesia, e si racconta che da giovane si sia cimentato nella composizione di tragedie e ditirambi, che avrebbe poi bruciato dopo l'incontro con Socrate. Ebbe inoltre contatti con Cratilo, discepolo di Eraclito, dal quale avrebbe ricevuto una prima formazione sulla dottrina del divenire. I dettagli biografici su Platone ci arrivano da Diogene Laerzio, uno storico greco vissuto tra il III e il II sec. a.C.
La sua giovinezza coincise con la guerra del Peloponneso, che oppose Atene a Sparta dal 431 al 404 a.C. e si concluse con la sconfitta della città natale, e questa esperienza segnò profondamente la sua riflessione politica. Per la sua origine sociale sembrava destinato alla carriera pubblica.
Intorno ai vent'anni cominciò a frequentare Socrate, e il legame con lui orientò per sempre la sua vita. Dopo la caduta di Atene, nel 404 a.C. il governo dei Trenta Tiranni, di cui facevano parte Crizia e Carmide, lo invitò a collaborare, ma Platone rimase deluso dalla loro violenza e si tenne in disparte.
Il ripristino della democrazia, nel 403 a.C., gli diede inizialmente nuove speranze, che svanirono quando, nel 399 a.C., Socrate fu processato e condannato a morte con l'accusa di empietà e di corruzione dei giovani. Platone non fu presente al momento della morte del maestro, a causa di una malattia, come ricorda nel Fedone. Questa vicenda lo convinse che nessuna città esistente fosse governata bene e che solo la filosofia potesse fondare una vera giustizia.
Dopo la condanna di Socrate si rifugiò per un periodo a Megara presso Euclide, un altro discepolo del maestro, e negli anni seguenti compì numerosi viaggi, di cui le fonti antiche offrono resoconti non sempre concordi. Si recò forse a Cirene, presso il matematico Teodoro, e in Egitto, e poi in Italia meridionale, dove entrò in contatto con i pitagorici, in particolare con Archita di Taranto, un matematico e uomo politico.
Fu probabilmente da loro che ricavò l'interesse per la matematica e per la dottrina dell'immortalità dell'anima. In questo periodo compose i dialoghi detti giovanili o socratici, tra cui l'Apologia di Socrate, il Critone, l'Eutifrone, il Lachete, il Carmide, il Protagora e il Gorgia, in cui il personaggio di Socrate indaga il significato delle virtù e mette alla prova la sapienza dei suoi interlocutori.
Intorno al 387 a.C., durante un viaggio in Sicilia, giunse a Siracusa alla corte del tiranno Dionigi I, dove conobbe Dione, cognato del sovrano, che divenne suo grande amico e discepolo. Il soggiorno si concluse male: secondo la tradizione, il tiranno, irritato dalla franchezza delle sue parole, lo fece consegnare a un ambasciatore spartano che lo vendette come schiavo ad Egina, dove fu riscattato da Anniceri di Cirene e potè tornare ad Atene. La storicità dell'episodio è discussa dagli studiosi.
Tornato ad Atene, verso il 387 a.C. fondò l'Accademia, in un giardino dedicato all'eroe Academo, fuori dalle mura della città. Fu una comunità di studio e di ricerca in cui si coltivavano la matematica, l'astronomia, la dialettica e la politica, e che può essere considerata una delle prime istituzioni di istruzione superiore del mondo occidentale.
Vi studiarono personalità di grande rilievo come Eudosso di Cnido, Speusippo, Senocrate e, dal 367 a.C., il giovane Aristotele, che vi rimase per circa vent'anni. In quegli anni Platone scrisse i grandi dialoghi della maturità: il Menone, il Fedone, il Simposio, il Fedro e soprattutto la Repubblica, in cui espone la teoria delle idee, il mito della caverna, la divisione dell'anima in tre parti e il progetto di una città giusta governata dai filosofi.
Nel 367 a.C., alla morte di Dionigi I, Dione lo invitò di nuovo a Siracusa, nella speranza di formare filosoficamente il giovane Dionigi II. Platone accettò, ma l'esperimento fallì: Dionigi II, sospettoso, si volse contro Dione e lo mandò in esilio.
Un secondo viaggio, nel 361 a.C., non ebbe miglior sorte e Platone, quasi prigioniero del tiranno, riuscì a tornare ad Atene solo grazie all'intervento di Archita. Dione tentò poi di rovesciare il tiranno e prese il potere a Siracusa nel 357 a.C., ma fu assassinato nel 354 a.C., e questo evento addolorò profondamente il filosofo. Di queste vicende parla la Lettera VII, la cui autenticità è tuttora discussa.
Negli ultimi anni scrisse i dialoghi della vecchiaia, più tecnici e concentrati su questioni di metafisica, logica e politica. Fanno parte di questo gruppo il Teeteto, il Parmenide, il Sofista, il Politico, il Filebo, il Timeo, il Crizia e, l'ultima e più ampia fra le sue opere, le Leggi, rimasta incompiuta.
Nel Timeo espone una cosmologia in cui un artefice divino, il Demiurgo, ordina la materia guardando al modello delle idee, mentre nel Parmenide sottopone a una critica severa la sua stessa teoria delle idee.
Platone morì ad Atene a circa ottant'anni, secondo la tradizione durante un banchetto nuziale o mentre scriveva. Fu sepolto nei pressi dell'Accademia, che dopo di lui fu guidata da Speusippo, suo nipote, e rimase attiva per secoli, fino alla chiusura decretata dall'imperatore Giustiniano nel 529 d.C.
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Frasi di Platone
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Per un uomo, conquistare se stesso è la prima e più nobile di tutte le conquiste.
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