Biografia di Giorgio Caproni
Nazione: Italia
Giorgio Caproni nacque a Livorno il 7 gennaio 1912 e morì a Roma il 22 gennaio 1990. Fu poeta, scrittore, traduttore e critico letterario.
Proveniva da una famiglia di origini liguri: il padre lavorava come ragioniere nella ditta dei Colombo, importatori di caffè, mentre la madre era di Genova. Trascorse i primi anni di vita a Livorno, luogo che ricordava come sede dei suoi anni più felici e più duri, dove insieme al padre assistette alla rappresentazione della Cavalleria Rusticana di Mascagni e dove iniziò a leggere la Divina Commedia di Dante e i poeti delle origini, soprattutto siciliani e toscani, e sviluppando la passione per i treni e la musica.
A dieci anni, a causa delle difficoltà economiche del padre, la famiglia si trasferì a Genova, città a cui Caproni rimase profondamente legato per tutta la vita, considerandola il luogo in cui divenne uomo.
A Genova scoprì la musica soffiata dal vento nei carrugi, studiò il violino e la composizione, avvicinandosi così ai primi componimenti poetici che sarebbero diventati la sua vita; qui iniziò a scrivere poesie vagamente surrealiste, fece amicizia con i futuri critici Cicciarelli e Galloni e in biblioteca lesse Ungaretti e Montale, quest'ultimo descritto come il maestro che più di tutti agì sulla sua percezione del mondo.
L'esordio poetico di Caproni risale al 1932, ma la sua prima raccolta di poesie pubblicata fu Come un'allegoria nel 1936, in cui l'autore chiarì già l'importanza che avrebbe avuto per lui questa figura retorica che esprime un concetto astratto attraverso un'immagine concreta e che gli insinua il dubbio che l'intera realtà non sia, effettivamente, nient'altro che un'illusione.
La sua poesia si formò nell'ambito dell'ermetismo, ma con ascendenze al vocianesimo ligure (da Sbarbaro a Boine), e mirò a immettere nelle rarefazioni analogiche proprie dell'ermetismo il lievito di un autobiografismo tra risentito e gentile, tra alacre ed elegiaco, trovando la sua soluzione più felice in un tono medio, di canzonetta fra il classico e il popolareggiante.
Nel 1937 Caproni si sposò con Rosa Rettagliata, la Rina delle sue opere, sua storica compagna, e due anni dopo, nel 1939, si trasferì a Roma, dove rimase poi per tutta la vita. A Roma lavorò come maestro di scuola elementare a partire dal 1945, mestiere cui aggiungerà le sue composizioni poetiche, le sue collaborazioni con riviste letterarie importanti e le sue traduzioni dal francese di autori del calibro di Apollinaire, Flaubert e Proust.
La seconda guerra mondiale segnò profondamente la sua vita e la sua poesia: nel 1940 fu chiamato a combattere la campagna di Francia, esperienza che gli provocò riflessioni e ripensamenti profondi rispetto ai toni celebrativi che aveva riservato al regime fino ad allora e che lo spinsero a entrare nella Resistenza italiana. Nel 1942 pubblicò Giorni aperti, un diario di guerra che descrive l'itinerario di un reggimento sul fronte occidentale, e nel 1943 Cronistoria, una raccolta di poesie che testimonia la sua evoluzione poetica e politica.
Finita la guerra, nel 1948 partecipò al Congresso mondiale degli intellettuali per la pace e nel 1956 pubblicò Il passaggio di Enea, una grande raccolta in cui riunì tutte le poesie scritte fino a quel momento, in cui emerge la vicenda autobiografica della partecipazione alla guerra e alla Resistenza e che segnò una tappa fondamentale della sua produzione.
Seguirono Stanze della funicolare (1952), Il seme del piangere (1959) e altre raccolte come Il muro della terra (1975), L'contenuto dell'occhio (1981) e Il franco cacciatore (1982), che testimoniano la sua continua ricerca poetica e l'approfondimento di temi come la morte, l'identità, la memoria e la perdita.
In prosa scrisse anche Il gelo della mattina (1954) e Il labirinto (1984), racconti che completano la sua produzione letteraria. Giorgio Caproni morì a Roma nel 1990, lasciando un'opera poetica che è tra le più importanti del Novecento italiano, caratterizzata da un uso chiaro e definito delle rime, da forme spezzate ed esclamative e da temi e immagini ricorrenti come i mezzi di trasporto pubblici, l'amore per la madre e per Genova, il mare, la luce e il vuoto lasciato da Dio.
Definito da alcuni "poeta del sole, della luce e del mare", attraversò con la sua opera gran parte del Novecento, cantando l'amore per i luoghi e le persone che amò ed esplorando con semplicità e complessità i temi dell'identità, del viaggio, della guerra e della memoria.
Proveniva da una famiglia di origini liguri: il padre lavorava come ragioniere nella ditta dei Colombo, importatori di caffè, mentre la madre era di Genova. Trascorse i primi anni di vita a Livorno, luogo che ricordava come sede dei suoi anni più felici e più duri, dove insieme al padre assistette alla rappresentazione della Cavalleria Rusticana di Mascagni e dove iniziò a leggere la Divina Commedia di Dante e i poeti delle origini, soprattutto siciliani e toscani, e sviluppando la passione per i treni e la musica.
A dieci anni, a causa delle difficoltà economiche del padre, la famiglia si trasferì a Genova, città a cui Caproni rimase profondamente legato per tutta la vita, considerandola il luogo in cui divenne uomo.
A Genova scoprì la musica soffiata dal vento nei carrugi, studiò il violino e la composizione, avvicinandosi così ai primi componimenti poetici che sarebbero diventati la sua vita; qui iniziò a scrivere poesie vagamente surrealiste, fece amicizia con i futuri critici Cicciarelli e Galloni e in biblioteca lesse Ungaretti e Montale, quest'ultimo descritto come il maestro che più di tutti agì sulla sua percezione del mondo.
L'esordio poetico di Caproni risale al 1932, ma la sua prima raccolta di poesie pubblicata fu Come un'allegoria nel 1936, in cui l'autore chiarì già l'importanza che avrebbe avuto per lui questa figura retorica che esprime un concetto astratto attraverso un'immagine concreta e che gli insinua il dubbio che l'intera realtà non sia, effettivamente, nient'altro che un'illusione.
La sua poesia si formò nell'ambito dell'ermetismo, ma con ascendenze al vocianesimo ligure (da Sbarbaro a Boine), e mirò a immettere nelle rarefazioni analogiche proprie dell'ermetismo il lievito di un autobiografismo tra risentito e gentile, tra alacre ed elegiaco, trovando la sua soluzione più felice in un tono medio, di canzonetta fra il classico e il popolareggiante.
Nel 1937 Caproni si sposò con Rosa Rettagliata, la Rina delle sue opere, sua storica compagna, e due anni dopo, nel 1939, si trasferì a Roma, dove rimase poi per tutta la vita. A Roma lavorò come maestro di scuola elementare a partire dal 1945, mestiere cui aggiungerà le sue composizioni poetiche, le sue collaborazioni con riviste letterarie importanti e le sue traduzioni dal francese di autori del calibro di Apollinaire, Flaubert e Proust.
La seconda guerra mondiale segnò profondamente la sua vita e la sua poesia: nel 1940 fu chiamato a combattere la campagna di Francia, esperienza che gli provocò riflessioni e ripensamenti profondi rispetto ai toni celebrativi che aveva riservato al regime fino ad allora e che lo spinsero a entrare nella Resistenza italiana. Nel 1942 pubblicò Giorni aperti, un diario di guerra che descrive l'itinerario di un reggimento sul fronte occidentale, e nel 1943 Cronistoria, una raccolta di poesie che testimonia la sua evoluzione poetica e politica.
Finita la guerra, nel 1948 partecipò al Congresso mondiale degli intellettuali per la pace e nel 1956 pubblicò Il passaggio di Enea, una grande raccolta in cui riunì tutte le poesie scritte fino a quel momento, in cui emerge la vicenda autobiografica della partecipazione alla guerra e alla Resistenza e che segnò una tappa fondamentale della sua produzione.
Seguirono Stanze della funicolare (1952), Il seme del piangere (1959) e altre raccolte come Il muro della terra (1975), L'contenuto dell'occhio (1981) e Il franco cacciatore (1982), che testimoniano la sua continua ricerca poetica e l'approfondimento di temi come la morte, l'identità, la memoria e la perdita.
In prosa scrisse anche Il gelo della mattina (1954) e Il labirinto (1984), racconti che completano la sua produzione letteraria. Giorgio Caproni morì a Roma nel 1990, lasciando un'opera poetica che è tra le più importanti del Novecento italiano, caratterizzata da un uso chiaro e definito delle rime, da forme spezzate ed esclamative e da temi e immagini ricorrenti come i mezzi di trasporto pubblici, l'amore per la madre e per Genova, il mare, la luce e il vuoto lasciato da Dio.
Definito da alcuni "poeta del sole, della luce e del mare", attraversò con la sua opera gran parte del Novecento, cantando l'amore per i luoghi e le persone che amò ed esplorando con semplicità e complessità i temi dell'identità, del viaggio, della guerra e della memoria.
Frasi di Giorgio Caproni
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Un semplice dato:
Dio non s'è nascosto.
Dio si è suicidato.
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