Biografia di Iginio Ugo Tarchetti

Iginio Ugo Tarchetti
Nazione: Italia    
Igino Pietro Teodoro Tarchetti nacque a San Salvatore Monferrato (AL) il 29 giugno 1839 e morì a Milano il 25 marzo 1869. Fu scrittore, militare e giornalista.

Nacque, quinto di otto figli, da Ferdinando, benestante, e Giuseppina Monti; trascorse la giovinezza tra studi classici a Valenza e Casale Monferrato fino al 1858, rivelando presto un'indole anticonformista e sensibile che lo spinse, nel 1861, a entrare nel commissariato dell'esercito sabaudo nonostante l'insofferenza per la disciplina militare.

Alto circa un metro e ottantaquattro, dal volto ovale, naso diritto e occhi azzurri, partecipò alle campagne contro il brigantaggio nel Sud Italia a Foggia, Lecce, Taranto e Salerno, esperienze che alimentarono il suo antimilitarismo. A Varese nel 1863 intrecciò una intensa relazione con la ventitreenne Carlotta Ponti, interrotta dal padre di lei e testimoniata dalle sue lettere appassionate.

Colpito da tisi, compì viaggi curativi a Como, Milano, Alessandria, San Salvatore e Torino, pubblicando già nel 1863 il racconto-saggio Un personaggio nel secolo XIX su Il Lombardo, parabola sulla perdita delle illusioni con echi leopardiani.

Nel 1864, ospite del poeta Federico Aime a Milano nella caserma di Sant'Apollinare, entrò negli ambienti della Scapigliatura milanese stringendo fraterna amicizia con Salvatore Farina e fondando con lui, Aime e il musicista Albino Ronco un cenacolo in via dei Fiori Chiari numero 8, dove gli amici gli attribuirono il secondo nome Ugo in omaggio a Foscolo, che ammirava per analoghe vicissitudini militari. Nelle sue opere, inoltre, si firmò spesso Iginio, forse per motivi stilistici, e in tal modo è oggi conosciuto.

Ospite della Rivista minima di Antonio Ghislanzoni, pubblicò Idee minime sul romanzo, Canti del cuore, Un suicidio all'inglese e il romanzo sociale Paolina. Mistero del Coperto Figini (1865-1866), feuilleton su una sartina sedotta da un marchese dopo l'eliminazione del rivale operaio. Contemporaneamente, su Il Giornale per tutti uscì La fortuna del capitano Gubart, apologo umoristico sull'instabilità del fato.

Nel novembre 1865, a Parma per incarichi militari, conobbe Carolina (o, secondo alcuni, Angiolina), parente del suo superiore, una giovane epilettica e prossima alla morte che ispirò la potagonista del romanzo Fosca nonostante il suo aspetto non attraente, scatenando uno scandalo che lo costrinse alle dimissioni dall'esercito per motivi di salute.

Stabilitosi definitivamente a Milano nel 1865, visse di collaborazioni giornalistiche con Il Pungolo, La Gazzetta musicale, Il Sole, Il Gazzettino rosa e L'illustrazione universale, frequentando il salotto di Clara Maffei e producendo nel 1866 Vincenzo D... (Una nobile follia) su Il Sole, il primo romanzo dei Drammi della vita militare, storia antimilitarista di un soldato pacifista in Crimea che diserta assumendo un'identità falsa per il senso di colpa.

Nel 1867 diresse brevemente Palestra musicale pubblicandovi Amore nell'arte. Lorenzo Alviati, su come l'arte spiritualizzi la realtà rischiando l'alienazione. Su Strenna italiana apparvero Bouvard e Riccardo Waitzen, e su Il Pungolo il racconto fantastico Le leggende del castello nero, influenzato da Poe e Hoffmann.

Sonetti come Retrospettive e Memento! su Il Gazzettino rivelarono il suo gusto per l'orrido e l'amore-morte. L'anno successivo curò la rubrica Conversazioni su Emporio pittoresque, tradusse Dickens (L'amico comune) mentre, su Strenna italiana, pubblicò Storia di un ideale, celebrando l'illusione contro la realtà disillusa.

Nel 1869, nonostante difficoltà economiche e beffe di colleghi come Achille Bizzoni, uscì la seconda edizione di Una nobile follia con prefazione contro De Amicis, i racconti Storia di una gamba, sul dualismo corpo-anima di un mutilato, e L'innamorato della montagna, impressioni di viaggio al Sud.

La rivista Il Pungolo serializzò Fosca, capolavoro sul triangolo passionale tra Giorgio, la moglie Clara e la nevrotica Fosca, vampiresca e irresistibile nonostante la bruttezza, interrotto dalla sua morte per turbercolosi il 25 marzo a casa di Farina in via della Chiusa, assistito dalla madre.

Farina completò e pubblicò postumo Fosca, insieme a Amore nell'arte, Racconti fantastici ("I fatali", "Un osso di morto"), Racconti umoristici ("In cerca di morte", "Re per ventiquattro ore") e traduzioni; nel 1879 uscirono le poesie Disjecta curate da Domenico Milelli, mentre Emilio Praga gli dedicò Sulla tomba di I.U. Tarchetti.


Frasi di Iginio Ugo Tarchetti

Per ora abbiamo un totale di 2 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

La virtù non ha fiori, ma ha frutti.


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