Biografia di Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi
Nazione: Italia    
Giacomo Leopardi nacque a Recanati (allora nello Stato Pontificio, oggi in provincia di Macerata) il 29 giugno 1798 e morì a Napoli il 14 giugno 1837. Fu scrittore. poeta e filosofo.
Il suo nome completo era Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi, primo di dieci figli nati da una coppia di cugini nobili. Fu forse per questo motivo che molti dei suoi fratelli scomparvero prematuramente e lui stesso fu afflitto da diversi malanni fisici, probabilmente ereditari o congeniti. La sua educazione fu impartita da due insegnanti privati, un gesuita e un abate. Studiò poi filosofia e imparò il latino e il greco, quest'ultimo da solo, oltre all'ebraico, il francese, l'inglese e altre lingue ancora. Scrisse tre tragedie, mai rappresentate sul palco, e un trattato di astronomia.
Tra il 1815 e il 1816, Leopardi ebbe una crisi spirituale che lo avvicinò alla poesia. Dopo i classici, lesse anche Alfieri, Parini, Foscolo e Monti, poi Goethe e Byron, sviluppando quindi una sensibilità romantica. A questo periodo appartengono alcuni suoi scritti tra i quali Le Rimembranze. Al riacutizzarsi di alcuni problemi di salute, progettò di fuggire nel Lombardo-Veneto, ma il progetto fallì e ne seguì una profonda depressione dalla quale però scaturirono i cosiddetti "piccoli idilli": L'infinito, La sera del dì di festa e altri.
Nel 1822 visse alcuni mesi a Roma, rimanendo deluso della differenza tra la realtà e l'idea che se ne era fatto leggendo i classici. Tornò quindi a Recanati e scrisse le Operette morali. L'anno successivo un editore di Milano, Antonio Fortunato Stella, lo ingaggiò per dirigere l'edizione completa delle opere di Cicerone. In quel periodo Leopardi non rimase a Milano a causa del clima che gli procurava disagi fisici, ma viaggiò a Bologna, Pisa e Firenze, dove conobbe anche Manzoni. Lo Stella gli pubblicò le Operette morali. Nel 1828, però, le cose ricominciarono ad andare male, i malanni si fecero sentire di nuovo e quindi ritornò a Recanati, licenziandosi dall'incarico milanese. Qui scrisse le sue opere più conosciute, nemesi di tutti gli studenti italiani: Il sabato del villaggio, La quiete dopo la tempesta, Il passero solitario e A Silvia. Queste sono conosciute come i "grandi idilli". Nel frattempo la sua avversione per la sua città natale e per i suoi abitanti si fece sempre più profonda. Si recò a Firenze, dove fu eletto socio dell'Accademia della Crusca e intanto fece amicizia con un esule napoletano, Antonio Ranieri, destinato poi a diventare senatore del Regno d'Italia. Leopardi si trasferì quindi a Napoli sperando che il clima mite potesse giovare alla sua salute. Purtroppo la sua vita sregolata di quel periodo fece sì che le sue condizioni si aggravassero portandolo infine alla morte. Essendo deceduto al tempo di un'epidemia di colera, il corpo avrebbe dovuto essere messo in una fosse comune, ma pare che Ranieri abbia fatto in modo che fosse invece interrato prima in una cripta e poi nella chiesa di San Vitale Martire. La questione è tuttora avvolta nel mistero, in quanto pare che le versioni fornite da Ranieri sulla sepoltura di Leopardi siano state numerose e contraddittorie. Ancora oggi, svariati studiosi vorrebbero risolvere il mistero effettuando comparazioni del DNA tra alcune spoglie che si dice appartengano al poeta e i discendenti diretti dei suoi parenti di allora, ma alcuni hanno negato questa possibilità; altri, invece, si sono detti disposti, ma finora non è stata concessa alcuna autorizzazione a procedere all'esame.


Frasi di Giacomo Leopardi

Abbiamo un totale di 73 frasi.
Le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Non si vive al mondo che di prepotenza.


Le trovi comunque tutte qui di seguito.

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