Biografia di Saffo

 Saffo
Nazione: Grecia    
Saffo nacque a Ereso, Grecia il 10 dicembre 630 a.C. circa e morì a Leucade, Grecia nel 570 a.C. circa. Fu una poetessa.

Nacque sull'isola di Lesbo, nell'Egeo. Ricostruire la sua vita con precisione è un'impresa che sfida la storia stessa: le fonti antiche sono sparse, contraddittorie e spesso tinte di leggenda. Ciò che sappiamo proviene dal Marmor Parium, dal lessico Suda, dall'antologista Stobeo e da vari riferimenti di autori latini come Cicerone e Ovidio, oltre che dai frammenti della sua stessa poesia, che rimane la testimonianza più viva e autentica di una vita straordinaria.

Suo padre fu Scamandro, sua madre si chiamava Cleide. Ebbe tre fratelli: il maggiore, Carasso, divenne famoso per una storia d'amore con una donna che lo portò sul lastrico, mentre gli altri due si chiamavano Eriguio e Larico. L'origine nobile della famiglia è provata dal ruolo di coppiere nel pritaneo di Mitilene svolto da Larico, incarico riservato solo ai giovani delle famiglie migliori.

Saffo era contemporanea di un altro grande poeta di Lesbo, Alceo, e come lui apparteneva all'aristocrazia dell'isola, cosa che traspare anche nelle sue liriche, dove espresse severi giudizi nei confronti di chi non era ricco di nascita.

La sua giovinezza fu turbata dalle violente lotte politiche che dilaniavano Lesbo. La famiglia fu coinvolta nei conflitti tra i vari tiranni che si contendevano il dominio dell'isola, tra cui Melancro, Mirsilo e Pittaco, e per una decina di anni Saffo seguì la propria famiglia in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa o ad Akragas.

Anche Alceo condivise quella sorte d'esule, e la comune esperienza del bando dalla patria amata contribuì a cementare il legame poetico tra i due. Fu Alceo a omaggiarla con uno dei versi più celebri dell'antichità, definendola "crine di viola, eletta, dolceridente Saffo".

Tornata a Mitilene, Saffo si sposò intorno al 595 a.C. con un certo Cercila, un ricco possidente originario di Andro, e in seguito ebbe una figlia, Cleide, alla quale dedicò versi pieni di tenerezza. La tradizione antica descrive Saffo come una donna di aspetto non particolarmente avvenente: piccola di statura e con la carnagione scura, un aspetto che secondo lo stesso Alceo veniva compensato dalla bellezza interiore.

Il cuore della sua vita e della sua attività poetica fu il tiaso, l'istituzione che ella stessa dirigeva a Mitilene. Il tiaso era una comunità in cui erano educate le fanciulle aristocratiche prima del matrimonio. Queste fanciulle apprendevano l'arte di drappeggiarsi la veste, di incedere con eleganza, di intrecciare ghirlande, di cospargersi il corpo con unguenti profumati.

Ma soprattutto erano formate al culto di Afrodite, dea dell'amore, sia mediante la celebrazione di riti religiosi collettivi sia attraverso l'abbandono all'eros. L'intrecciarsi di amori all'interno del gruppo aveva un significato paideutico: era una tappa di conoscenza delle leggi di Eros, e l'amore tra una maestra e le allieve si inseriva in un contesto di formazione culturale e morale riconosciuto e accettato dalla società del tempo.

Intensamente partecipe di questa realtà, Saffo non nascondeva la sua predilezione per questa o quell'allieva, i cui nomi, Attis, Cleantide, Gòngila, Dika, emergono qua e là dai frammenti delle sue poesie. L'amore per queste giovani donne era però segnato da una malinconia strutturale: Saffo compose struggenti canti d'amore per le sue allieve destinate alle nozze, poiché le vedeva costrette a lasciare l'isola dove erano accudite e felici per andare nella casa dei loro mariti, da cui non sarebbero uscite quasi mai, relegate dalla tradizione greca alla procreazione e alle faccende domestiche. Quel dolore del distacco inevitabile è forse la radice emotiva più profonda di tutta la sua poesia.

La produzione poetica di Saffo viene solitamente suddivisa in otto o nove libri ordinati in base al metro poetico utilizzato. Nel primo libro si trovano le odi saffiche, poi i distici in vari metri eolici; gli ultimi libri raccolgono gli epitalami, composizioni create appositamente per celebrare i matrimoni.

L'unica opera giuntaci integra è l'Inno ad Afrodite, in cui Saffo invoca l'aiuto della dea affinché la aiuti a riconquistare un amore perduto per un'allieva. Nell'inno la dea, parlando in prima persona, scende dal suo trono e promette a Saffo che l'aiuterà ad essere amata, anche se in quel momento il sentimento non è ricambiato.

Altrettanto celebre è l'Ode della gelosia, in cui la poetessa, impotente spettatrice al cospetto di una coppia felice, descrive con un realismo psicofisiologico senza precedenti i sintomi devastanti della passione: la vista che si offusca, la lingua che si spezza, il fuoco che scorre sotto la pelle.

Nei frammenti di Saffo è certamente riposto uno dei più straordinari e singolari tesori d'arte e d'umanità che la Grecia arcaica abbia lasciato. Saffo è semplicemente una donna che ama, gode e soffre, con coscienza del proprio singolare essere fatta per una passione esclusiva, fuori da ogni conformismo di valori comunemente accettati, e senza altra mediazione che l'infinita capacità di canto.

La sua fama era già immensa in vita: si narra che Solone, ormai giunto alla vecchiaia, dopo aver ascoltato una lirica della poetessa, disse che a quel punto desiderava solamente due cose: impararla a memoria e morire. I greci di epoca classica la inclusero nell'Olimpo dei poeti, e addirittura un epigramma attribuito a Platone recita: "Alcuni dicono che le Muse siano nove; che distratti! Guarda qua: c'è anche Saffo di Lesbo, la decima.

Della vastissima produzione attribuita a Saffo sono arrivati a noi circa duecento frammenti. Molti dei suoi scritti erano conservati nella biblioteca di Alessandria, che nel corso dei secoli subì diversi incendi, ma anche la Chiesa si accanì attivamente contro la sua opera, considerandola immorale.

La data della sua morte rimane incerta: alcuni frammenti fanno credere che la poetessa raggiunse un'età avanzata, poiché parlano in prima persona di pelle senile e capelli bianchi. Ciononostante, la tradizione la consegnò ai posteri con una fine più romanzesca: la leggenda, documentata per la prima volta da Ovidio nelle Eroidi, vuole che Saffo si sia suicidata gettandosi da una rupe sull'isola di Lefkada per l'amore non corrisposto verso il giovane battelliere Faone, che in realtà è un personaggio mitologico.

La sua influenza sulla letteratura posteriore fu enorme e ininterrotta. Fu un modello per poeti latini come Catullo, per poi essere riscoperta in epoca moderna. Leopardi le dedicò il celebre Ultimo canto di Saffo, vedendo in lei un'anima affine tormentata dall'infelicità.

Nel Novecento, la sua opera fu magistralmente tradotta da Salvatore Quasimodo, la cui versione dei Lirici Greci contribuì a farla conoscere e amare al grande pubblico italiano. Divenne nella letteratura moderna protagonista di varie opere, tra cui la commedia elisabettiana Sapho and Phao di John Lyly (1584), il dramma Sappho di Franz Grillparzer (1818) e il romanzo Avventure di Saffo, poetessa di Mitilene di Alessandro Verri (1780).

Dal suo nome e dalla sua isola derivano i termini "saffico" e "lesbico", entrati in tutte le lingue del mondo come testimonianza del primato assoluto che la sua voce ha conquistato nella storia della poesia amorosa occidentale.


Frasi di Saffo

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Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Io desidero e bramo.


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