Biografia di Margherita Sarfatti

Margherita Sarfatti
Nazione: Italia    
Margherita Grassini nacque a Venezia il giorno 8 aprile 1880 e morì a Cavallasca (CO) il 30 ottobre 1961. Fu una critica d'arte.

Era l'ultima di quattro figli di una ricca e nota famiglia ebraica. Il padre, Amedeo Grassini, era una personalità di grandissimo spicco: avvocato e amico del patriarca di Venezia Giuseppe Sarto, il futuro papa Pio X, condusse una fiorente carriera imprenditoriale e fu fondatore della prima società di vaporetti di Venezia, città di cui era consigliere comunale.

In quell'ambiente familiare privilegiato, Margherita crebbe immersa nella cultura e nell'eleganza veneziana, formandosi sugli scritti di John Ruskin e nutrendo fin da giovanissima una passione viscerale per l'arte e la letteratura.

La sua formazione intellettuale fu segnata da un incontro determinante: Antonio Fogazzaro agì sull'animo della giovane Margherita convincendola ad avvicinarsi al Cristianesimo, riuscendo a fare breccia nel suo curioso animo con filosofiche discussioni, e lei, anni più tardi, abbandonò l'ebraismo in favore della fede cristiana, pur mantenendo, come avrebbe dichiarato, il proprio ebraismo come eredità culturale e tradizione familiare.

Questa presa di distanza dalla religione delle origini la portò inevitabilmente in rotta di collisione con la propria famiglia, e la frattura con i genitori fu palpabile nel 1898 quando Margherita sposò l'avvocato socialista Cesare Sarfatti, con il cui cognome avrebbe firmato tutte le proprie opere.

Con il marito Cesare si trasferì a Milano nel 1902, e la città ambrosiana divenne il teatro della sua ascesa intellettuale e mondana. Il salotto della Sarfatti divenne un vero e proprio polo attrattivo culturale, frequentato dai futuristi come l'istrionico Marinetti, Carrà, Russolo, Umberto Boccioni, e gli artisti del gruppo Novecento, oltre a letterati e poeti come Gabriele D'Annunzio e Ada Negri, che le dedicò la sua prima raccolta in prosa intitolata Le solitarie.

In quegli stessi anni Margherita e Cesare frequentavano Filippo Turati e Anna Kuliscioff, figure centrali del socialismo italiano, testimonianza di un orientamento politico che in quella fase la vedeva ancora vicina alla sinistra riformista.

Nel dicembre del 1912 avvenne l'incontro destinato a segnare per sempre la sua vita e la storia d'Italia. Alla redazione dell'Avanti incontrò infatti Mussolini e fu lei a prendere l'iniziativa: cercò di ottunderne il maschilismo, il razzismo e l'adorazione della violenza, mentre sembrava avere più successo nell'iniziarlo alla filosofia e alla letteratura, nel ripulirlo dal turpiloquio e da quel tono sgraziato e lamentoso che già aveva disturbato altre interlocutrici.

Fu insomma Margherita Sarfatti a fargli conoscere il pensiero politico, da Machiavelli a Marx, Bakunin, Proudhon e Smith, a convincerlo dell'importanza dello studio delle lingue straniere e di una concezione dell'arte di Stato. Gli insegnò persino a stare a tavola e a vestire.

Dal matrimonio con Cesare erano nati tre figli: Amedeo, Fiammetta e il primogenito Roberto. Roberto partì volontario per il fronte, dove nel 1918 venne ucciso nella Battaglia dei Tre Monti; il suo corpo fu ritrovato solo nel 1934 e sepolto con onore nel Sacrario Militare di Asiago. La madre, distrutta dal dolore, gli fece erigere un monumento commemorativo sul Col d'Adele, opera dell'architetto Giuseppe Terragni, e convinse Mussolini a conferirgli nel 1925 la medaglia d'oro al Valore Militare, facendone il più giovane fra i decorati con quella onorificenza.

Nonostante il lutto devastante, Margherita continuò a esercitare un'influenza straordinaria sulla scena culturale e politica italiana. Intorno agli anni Venti il suo salotto milanese al numero 93 di corso Venezia, frequentato da molti intellettuali e artisti, era uno dei più esclusivi di Milano, città che la Sarfatti mirava a riportare a un ruolo di centralità culturale a livello nazionale.

Nello stesso periodo divenne direttrice editoriale di Gerarchia, la rivista di teoria politica fondata da Benito Mussolini. Nel 1922, con il gallerista Lino Pesaro e gli artisti Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Gian Emilio Malerba, Pietro Marussig, Ubaldo Oppi e Mario Sironi, fondò il cosiddetto Gruppo del Novecento, le cui opere vennero esposte per la prima volta nel 1923 alla galleria Pesaro di Milano. Fu così la prima donna in Europa a occuparsi, con competenza e autorevolezza riconosciuta, di critica d'arte, inaugurando un ruolo che nessuna donna aveva mai ricoperto prima.

Divenuta vedova nel 1924, Margherita Sarfatti si dedicò alla stesura della prima biografia autorizzata di Mussolini. Il testo, rivisto accuratamente dallo stesso Mussolini, venne pubblicato dapprima nel 1925 in Inghilterra con il titolo The life of Benito Mussolini, e l'anno successivo in Italia con il titolo Dux.

Per la notorietà del personaggio e per la familiarità dell'autrice con il dittatore, il libro ebbe un enorme successo di vendite: un milione e mezzo di copie vendute solo in Italia e diciassette edizioni, tradotto in diciotto lingue. Fu lei che convinse Mussolini a definirsi Dux e a creare le similitudini del nuovo corso italiano con le vestigia dell'Impero Romano, e la sua biografia ne consacrò la figura di statista preso ad esempio anche da Adolf Hitler.

La sua posizione al vertice del potere culturale e mondano del regime parve inattaccabile per un decennio. Ma l'introduzione delle leggi razziali del 1938, che colpivano gli ebrei italiani, la raggiunse con crudele ironia proprio nel momento in cui il regime che aveva contribuito a costruire si rivoltava contro di lei. Margherita fu costretta a lasciare l'Italia.

Cercò inutilmente di recarsi negli Stati Uniti; alla fine si rifugiò per sei anni in Uruguay e Argentina, trascorrendo l'estate a Montevideo, dove l'attendeva il figlio Amedeo, e l'inverno nella vicina Buenos Aires, scrivendo per alcuni giornali delle due capitali.

In Sudamerica strinse amicizia con il pittore Emilio Pettoruti, le scrittrici sorelle Victoria e Silvina Ocampo e il giornalista Natalio Botana, e cominciò a scrivere le sue memorie, una rivisitazione del suo Dux e dei vent'anni trascorsi a fianco di Mussolini, con il titolo My fault. Nel frattempo, la sorella Nella Grassini, rimasta in Italia, venne deportata con il marito Paolo Errera e morì insieme a quest'ultimo ad Auschwitz.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale fece rientro in Italia, dove cercò di ricostruire la sua vita e la sua carriera. Ebbe rapporti con Jean Cocteau, incontrò di nuovo Alma Mahler, che di lei disse: "Quando la incontrai in Italia era una regina senza corona, ora è una mendicante reale in esilio".

Il suo legame con il fascismo e con Mussolini le procurò una diffidenza diffusa nell'Italia del dopoguerra, e la sua figura rimase a lungo avvolta in quella che fu definita una vera e propria damnatio memoriae. Morì nel 1961, a ottantuno anni, lasciando un'eredità intellettuale e biografica straordinariamente contraddittoria: quella di una donna di acuto ingegno e autentica passione culturale che aveva contribuito con le proprie mani a costruire la macchina del potere che l'aveva infine schiacciata.


Frasi di Margherita Sarfatti

Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

La bellezza è un'eredità vivente, un ponte tra la tradizione classica e l'innovazione del moderno.


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