Biografia di Jean Cocteau
Nazione: Francia
Jean Maurice Eugène Clément Cocteau nacque a Maisons-Laffitte il 5 luglio 1889 e morì a Milly-la-Forêt il giorno 11 ottobre 1963. Fu poeta, saggista, drammaturgo, sceneggiatore, scrittore, regista ed attore.
Nacque in una famiglia agiata dell'alta borghesia. Il padre, Georges, era avvocato e pittore dilettante, la madre, Eugénie Lecomte, proveniva da una famiglia di banchieri e appassionati di musica. Il bambino crebbe in un ambiente colto, tra teatro, concerti e pittura, e fin da piccolo mostrò una spiccata sensibilità artistica.
Nel 1898, quando Jean aveva nove anni, il padre si tolse la vita. Cocteau non ne parlò quasi mai apertamente, ma la figura paterna scomparsa e il tema della morte tornarono ripetutamente nelle sue opere.
Frequentò il liceo Condorcet a Parigi, dove strinse alcune amicizie importanti, ma ne fu espulso nel 1904 per scarso rendimento e comportamento giudicato indisciplinato. Fuggì per un breve periodo a Marsiglia, conducendo una vita ai margini, e poi tornò dalla famiglia. Non conseguì mai il baccalauréat, ma continuò a istruirsi per conto proprio, frequentando teatri e ambienti artistici.
Ancora adolescente cominciò a scrivere versi e fondò una rivista che però non ebbe una lunga durata. I suoi scritti però non passano inosservati. Addirittura Marcel Proust gli scrisse elogiando i suoi pezzi e dicendosene invidioso. In quegli anni soggiornò all'Hotel Biron insieme a Rainer Maria Rilke e Auguste Rodin.
Pubblicò la sua prima raccolta, La lampe d'Aladin (1909), seguita da Le Prince frivole (1910) e da La danse de Sophocle (1912). Con quei libri si guadagnò una certa fama mondana come giovane poeta di talento, apprezzato nei salotti parigini, dove conobbe Proust, Anna de Noailles e Maurice Barrès.
L'incontro decisivo di quegli anni fu quello con Sergej Djagilev, il fondatore dei Ballets Russes, che avrebbe pronunciato una frase divenuta celebre: Étonne-moi, cioè "stupiscimi". Cocteau si dedicò all'impresa e scrisse per i Ballets Russes il libretto del Dieu bleu (1912), con Vaslav Nijinskij come danzatore. Frequentò anche Igor Stravinskij, di cui ammirò La sagra della primavera.
Negli anni della prima guerra mondiale, esentato dal servizio militare per motivi di salute, partecipò al conflitto come volontario in un'ambulanza al fronte. Tornato a Parigi, intrecciò rapporti con gli artisti dell'avanguardia, tra cui Picasso, Apollinaire, Modigliani e Erik Satie.
Nel 1917 il balletto Parade, con musica di Satie, scene e costumi di Picasso, coreografia di Léonide Massine e argomento di Cocteau, scandalizzò il pubblico del Théâtre du Châtelet. L'opera, che anticipava il clima del surrealismo (Apollinaire adoperò proprio in quell'occasione la parola), fece conoscere Cocteau come animatore dell'avanguardia.
Nel 1918 pubblicò Le coq et l'arlequin, un manifesto estetico a favore di una musica semplice e quotidiana, che divenne un punto di riferimento per il Gruppo dei Sei (Poulenc, Milhaud, Honegger, Auric, Durey e Tailleferre), cui fu molto vicino. Seguirono Le Potomak (1919), un testo insolito a metà tra narrazione e riflessione poetica, e il balletto-spettacolo Les Mariés de la tour Eiffel (1921).
Nel 1919 conobbe Raymond Radiguet, un brillante adolescente di sedici anni che divenne il suo compagno e discepolo. Insieme lavorarono a lungo, e Radiguet scrisse i romanzi Le Diable au corps (1923) e Le Bal du comte d'Orgel (1924), pubblicato postumo.
La sua morte improvvisa, per febbre tifoidea, nel dicembre 1923, a soli vent'anni, lasciò Cocteau annientato. Cadde in una grave depressione e cominciò a fare uso di oppio, che lo accompagnò per anni. Si sottopose a varie cure di disintossicazione e raccontò quell'esperienza nel libro Opium (1930), illustrato dai suoi disegni.
Negli anni Venti e Trenta la sua produzione divenne molto varia. In teatro scrisse Antigone (1922), Orphée (1926), con cui introdusse in chiave moderna il mito di Orfeo, il libretto dell'Oedipus Rex per Stravinskij (1927), il monologo La voix humaine (1930), poi molto noto e messo in musica da Poulenc, e La machine infernale (1934), una rilettura del mito di Edipo.
Come scrittore pubblicò Thomas l'imposteur (1923) e soprattutto Les enfants terribles (1929), la storia di due fratelli chiusi in un mondo di giochi e di isolamento. Nel 1930 realizzò il suo primo film, Le sang d'un poète, un'opera sperimentale in cui l'immaginario onirico si combina con riferimenti mitologici.
Nel 1937 conobbe l'attore Jean Marais, che fu per anni il suo compagno e l'interprete di molti suoi lavori. Per lui scrisse Les chevaliers de la table ronde (1937) e Les parents terribles (1938), un dramma familiare dai toni cupi e quasi borghesi, scritto in forma di tragedia domestica.
Durante l'occupazione tedesca continuò a lavorare, tra teatro, cinema e saggistica, anche se in quegli anni fu attaccato dalla stampa collaborazionista, che lo prese di mira per il suo stile di vita e per l'estetica che rappresentava. Si adoperò a favore di vari amici, tra cui il poeta Max Jacob, arrestato e morto in un campo di internamento, e più tardi di Jean Genet, di cui intuì il talento e di cui sostenne la difesa in tribunale.
Nel dopoguerra raggiunse alcuni dei suoi risultati più alti nel cinema. La Belle et la Bête (1946), con Jean Marais e Josette Day, è considerato uno dei capolavori del cinema fantastico, grazie alla sua atmosfera poetica e agli effetti realizzati con mezzi artigianali, e contribuì alla relizzazione del primo episodio del film "L'amore" di Roberto Rossellini, con Anna Magnani
Seguirono L'aigle à deux têtes (1948), Les parents terribles (1948), Orphée (1950), forse il suo film più celebre, che trasformava il mito in una meditazione sulla poesia e sulla morte e che vinse il premio della critica al festival di Venezia, e Le testament d'Orphée (1960), una sorta di congedo artistico in cui comparivano anche Picasso e Charles Aznavour. Scrisse inoltre la sceneggiatura per Les enfants terribles (1950), diretto da Jean-Pierre Melville. Nel 1947 adottò Édouard Dermit, un giovane che gli stava accanto e che sarebbe diventato suo erede. Fu anche commendatore della Legion d'onore francese e presidente onorario del Festival di Cannes.
Accanto a letteratura e cinema coltivò sempre il disegno. Realizzò una vasta produzione di disegni, litografie, ceramiche, arazzi e murales, spesso dai tratti sintetici e ispirati al mito. Nel 1950 decorò la villa Santo Sospir a Saint-Jean-Cap-Ferrat con grandi affreschi, e nel 1957 affrescò la cappella di Saint-Pierre a Villefranche-sur-Mer, dedicata ai pescatori.
Nel 1960 decorò la cappella di Notre-Dame de France a Londra, e quell'anno fu nominato "principe dei poeti" da una giuria di colleghi. Le ultime opere di questo genere comprendono la cappella di Saint-Blaise-des-Simples a Milly-la-Forêt, dove visse negli ultimi anni.
Nel 1955 fu eletto all'Académie française, riconoscimento che ricevette con una certa ironia, vista la sua posizione di eterodosso, e fu anche membro dell'Académie royale di Belgio. Alla fine della vita continuò a lavorare con ritmo costante, tra pubblicazioni, esposizioni e testimonianze.
Morì a settantaquattro anni per un attacco cardiaco, poche ore dopo avere appreso della morte di Édith Piaf, con la quale aveva un'amicizia di lunga data e per la quale aveva scritto il monologo Le bel indifférent (1940). Fu sepolto nella cappella di Saint-Blaise-des-Simples, e sulla sua tomba è inciso un epitaffio spesso attribuito a lui: "Je reste avec vous" ("Resto con voi").
Cocteau resta una figura difficile da classificare, un artista poliedrico che attraversò poesia, teatro, romanzo, balletto, cinema e arti figurative, e che amava definire la poesia come un'unica attività, di cui le varie forme erano solo espressioni.
Gli studiosi hanno discusso a lungo il rapporto tra la sua capacità di mescolare le forme e la sua fama di mondano e di dandy, che spesso ne offuscò il valore. Oggi la sua opera, e il cinema in particolare, è riconosciuta come un anello importante tra le avanguardie dei primi decenni del Novecento e le correnti successive.
Nacque in una famiglia agiata dell'alta borghesia. Il padre, Georges, era avvocato e pittore dilettante, la madre, Eugénie Lecomte, proveniva da una famiglia di banchieri e appassionati di musica. Il bambino crebbe in un ambiente colto, tra teatro, concerti e pittura, e fin da piccolo mostrò una spiccata sensibilità artistica.
Nel 1898, quando Jean aveva nove anni, il padre si tolse la vita. Cocteau non ne parlò quasi mai apertamente, ma la figura paterna scomparsa e il tema della morte tornarono ripetutamente nelle sue opere.
Frequentò il liceo Condorcet a Parigi, dove strinse alcune amicizie importanti, ma ne fu espulso nel 1904 per scarso rendimento e comportamento giudicato indisciplinato. Fuggì per un breve periodo a Marsiglia, conducendo una vita ai margini, e poi tornò dalla famiglia. Non conseguì mai il baccalauréat, ma continuò a istruirsi per conto proprio, frequentando teatri e ambienti artistici.
Ancora adolescente cominciò a scrivere versi e fondò una rivista che però non ebbe una lunga durata. I suoi scritti però non passano inosservati. Addirittura Marcel Proust gli scrisse elogiando i suoi pezzi e dicendosene invidioso. In quegli anni soggiornò all'Hotel Biron insieme a Rainer Maria Rilke e Auguste Rodin.
Pubblicò la sua prima raccolta, La lampe d'Aladin (1909), seguita da Le Prince frivole (1910) e da La danse de Sophocle (1912). Con quei libri si guadagnò una certa fama mondana come giovane poeta di talento, apprezzato nei salotti parigini, dove conobbe Proust, Anna de Noailles e Maurice Barrès.
L'incontro decisivo di quegli anni fu quello con Sergej Djagilev, il fondatore dei Ballets Russes, che avrebbe pronunciato una frase divenuta celebre: Étonne-moi, cioè "stupiscimi". Cocteau si dedicò all'impresa e scrisse per i Ballets Russes il libretto del Dieu bleu (1912), con Vaslav Nijinskij come danzatore. Frequentò anche Igor Stravinskij, di cui ammirò La sagra della primavera.
Negli anni della prima guerra mondiale, esentato dal servizio militare per motivi di salute, partecipò al conflitto come volontario in un'ambulanza al fronte. Tornato a Parigi, intrecciò rapporti con gli artisti dell'avanguardia, tra cui Picasso, Apollinaire, Modigliani e Erik Satie.
Nel 1917 il balletto Parade, con musica di Satie, scene e costumi di Picasso, coreografia di Léonide Massine e argomento di Cocteau, scandalizzò il pubblico del Théâtre du Châtelet. L'opera, che anticipava il clima del surrealismo (Apollinaire adoperò proprio in quell'occasione la parola), fece conoscere Cocteau come animatore dell'avanguardia.
Nel 1918 pubblicò Le coq et l'arlequin, un manifesto estetico a favore di una musica semplice e quotidiana, che divenne un punto di riferimento per il Gruppo dei Sei (Poulenc, Milhaud, Honegger, Auric, Durey e Tailleferre), cui fu molto vicino. Seguirono Le Potomak (1919), un testo insolito a metà tra narrazione e riflessione poetica, e il balletto-spettacolo Les Mariés de la tour Eiffel (1921).
Nel 1919 conobbe Raymond Radiguet, un brillante adolescente di sedici anni che divenne il suo compagno e discepolo. Insieme lavorarono a lungo, e Radiguet scrisse i romanzi Le Diable au corps (1923) e Le Bal du comte d'Orgel (1924), pubblicato postumo.
La sua morte improvvisa, per febbre tifoidea, nel dicembre 1923, a soli vent'anni, lasciò Cocteau annientato. Cadde in una grave depressione e cominciò a fare uso di oppio, che lo accompagnò per anni. Si sottopose a varie cure di disintossicazione e raccontò quell'esperienza nel libro Opium (1930), illustrato dai suoi disegni.
Negli anni Venti e Trenta la sua produzione divenne molto varia. In teatro scrisse Antigone (1922), Orphée (1926), con cui introdusse in chiave moderna il mito di Orfeo, il libretto dell'Oedipus Rex per Stravinskij (1927), il monologo La voix humaine (1930), poi molto noto e messo in musica da Poulenc, e La machine infernale (1934), una rilettura del mito di Edipo.
Come scrittore pubblicò Thomas l'imposteur (1923) e soprattutto Les enfants terribles (1929), la storia di due fratelli chiusi in un mondo di giochi e di isolamento. Nel 1930 realizzò il suo primo film, Le sang d'un poète, un'opera sperimentale in cui l'immaginario onirico si combina con riferimenti mitologici.
Nel 1937 conobbe l'attore Jean Marais, che fu per anni il suo compagno e l'interprete di molti suoi lavori. Per lui scrisse Les chevaliers de la table ronde (1937) e Les parents terribles (1938), un dramma familiare dai toni cupi e quasi borghesi, scritto in forma di tragedia domestica.
Durante l'occupazione tedesca continuò a lavorare, tra teatro, cinema e saggistica, anche se in quegli anni fu attaccato dalla stampa collaborazionista, che lo prese di mira per il suo stile di vita e per l'estetica che rappresentava. Si adoperò a favore di vari amici, tra cui il poeta Max Jacob, arrestato e morto in un campo di internamento, e più tardi di Jean Genet, di cui intuì il talento e di cui sostenne la difesa in tribunale.
Nel dopoguerra raggiunse alcuni dei suoi risultati più alti nel cinema. La Belle et la Bête (1946), con Jean Marais e Josette Day, è considerato uno dei capolavori del cinema fantastico, grazie alla sua atmosfera poetica e agli effetti realizzati con mezzi artigianali, e contribuì alla relizzazione del primo episodio del film "L'amore" di Roberto Rossellini, con Anna Magnani
Seguirono L'aigle à deux têtes (1948), Les parents terribles (1948), Orphée (1950), forse il suo film più celebre, che trasformava il mito in una meditazione sulla poesia e sulla morte e che vinse il premio della critica al festival di Venezia, e Le testament d'Orphée (1960), una sorta di congedo artistico in cui comparivano anche Picasso e Charles Aznavour. Scrisse inoltre la sceneggiatura per Les enfants terribles (1950), diretto da Jean-Pierre Melville. Nel 1947 adottò Édouard Dermit, un giovane che gli stava accanto e che sarebbe diventato suo erede. Fu anche commendatore della Legion d'onore francese e presidente onorario del Festival di Cannes.
Accanto a letteratura e cinema coltivò sempre il disegno. Realizzò una vasta produzione di disegni, litografie, ceramiche, arazzi e murales, spesso dai tratti sintetici e ispirati al mito. Nel 1950 decorò la villa Santo Sospir a Saint-Jean-Cap-Ferrat con grandi affreschi, e nel 1957 affrescò la cappella di Saint-Pierre a Villefranche-sur-Mer, dedicata ai pescatori.
Nel 1960 decorò la cappella di Notre-Dame de France a Londra, e quell'anno fu nominato "principe dei poeti" da una giuria di colleghi. Le ultime opere di questo genere comprendono la cappella di Saint-Blaise-des-Simples a Milly-la-Forêt, dove visse negli ultimi anni.
Nel 1955 fu eletto all'Académie française, riconoscimento che ricevette con una certa ironia, vista la sua posizione di eterodosso, e fu anche membro dell'Académie royale di Belgio. Alla fine della vita continuò a lavorare con ritmo costante, tra pubblicazioni, esposizioni e testimonianze.
Morì a settantaquattro anni per un attacco cardiaco, poche ore dopo avere appreso della morte di Édith Piaf, con la quale aveva un'amicizia di lunga data e per la quale aveva scritto il monologo Le bel indifférent (1940). Fu sepolto nella cappella di Saint-Blaise-des-Simples, e sulla sua tomba è inciso un epitaffio spesso attribuito a lui: "Je reste avec vous" ("Resto con voi").
Cocteau resta una figura difficile da classificare, un artista poliedrico che attraversò poesia, teatro, romanzo, balletto, cinema e arti figurative, e che amava definire la poesia come un'unica attività, di cui le varie forme erano solo espressioni.
Gli studiosi hanno discusso a lungo il rapporto tra la sua capacità di mescolare le forme e la sua fama di mondano e di dandy, che spesso ne offuscò il valore. Oggi la sua opera, e il cinema in particolare, è riconosciuta come un anello importante tra le avanguardie dei primi decenni del Novecento e le correnti successive.
Frasi di Jean Cocteau
Per ora abbiamo un totale di 37 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Senza le calze di questa marca le vostre gambe non sarebbero altro che un mezzo di trasporto.
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