Biografia di Bernard Groethuysen
Nazione: Germania
Bernard Groethuysen nacque a Berlino il 9 settembre 1880 e morì in Lussemburgo il 17 settembre 1946. Fu filosofo, sociologo, storico delle idee e critico letterario.
Secondo dei cinque figli di Philipp Groethuysen, medico di origine olandese con studio nella capitale tedesca, e di Olga Groloff, discendente di una famiglia di immigrati russi, ebbe un'infanzia segnata da una vicenda dolorosa: il padre, colpito da disturbi psichiatrici, fu ricoverato a partire dal 1885 in un sanatorio di Baden-Baden, dove sarebbe rimasto fino alla morte, sopraggiunta nel 1900, e fu proprio in quella località termale che il giovane Bernard completò gli studi primari e secondari.
Si iscrisse quindi all'università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, dove si dedicò allo studio della filosofia e della storia dell'arte, per proseguire poi la propria formazione tra Vienna e Berlino, seguendo le lezioni di Theodor Gomperz, Georg Simmel, Heinrich Wölfflin e soprattutto di Wilhelm Dilthey, di cui divenne allievo diretto e la cui impostazione ermeneutica, tesa a comprendere la realtà umana attraverso l'interpretazione storica piuttosto che a spiegarla per mezzo di leggi scientifiche, avrebbe segnato in profondità tutta la sua opera successiva. Conseguita la laurea nel 1904 con una dissertazione dedicata al sentimento di compassione, l'anno seguente iniziò l'insegnamento all'università di Berlino.
Nell'autunno del 1904, proseguendo i propri studi su Leibniz, si recò per la prima volta a Parigi, dove conobbe lo scrittore André Gide e il critico Jean Paulhan, e dove ritrovò Charles Du Bos, già incontrato in precedenza a Berlino: nacque così quel ruolo di intermediario fra la cultura tedesca e quella francese che Groethuysen avrebbe mantenuto per il resto della vita, tornando ogni anno nella capitale francese.
Dal 1912 condivise la propria esistenza con Alix Guillain, militante comunista di origine belga, con cui si stabilì in un piccolo atelier d'artista sulla rue Campagne-Première a Parigi. Allo scoppio della Grande Guerra, nel febbraio 1915, in quanto cittadino tedesco fu internato come civile straniero nel campo di Bitray, presso Châteauroux, ricavato negli edifici del locale manicomio; furono gli interventi di amici influenti come Charles Du Bos, lo storico Charles Andler e il filosofo Henri Bergson a convincere le autorità a concedergli condizioni di detenzione più umane, permettendogli di risiedere in un alloggio privato.
Nel 1913 aveva già pubblicato uno dei suoi lavori più influenti, La pensée de Diderot, destinato a segnare a lungo la ricezione novecentesca dell'enciclopedista francese. A partire dal 1924 prese parte regolarmente alle celebri Décades di Pontigny, gli incontri intellettuali organizzati da Paul Desjardins nell'antica abbazia borgognona, occasione in cui ebbe modo di confrontarsi con alcune delle figure più in vista della cultura francese del tempo, fra cui Louis Aragon, Julien Benda, Léon Brunschvicg, François Mauriac, André Maurois, Gabriel Marcel, Roger Martin du Gard e Philippe Soupault.
Nel 1926 avviò con Jean Paulhan la collaborazione alla Bibliothèque des Idées, la collana delle edizioni Gallimard destinata a diventare in breve tempo un punto di riferimento della cultura europea, e proprio in quello stesso anno diede alle stampe l'Introduction à la pensée philosophique allemande depuis Nietzsche. L'anno successivo pubblicò quella che è considerata la sua opera maggiore, il primo volume delle Origines de l'esprit bourgeois en France, dedicato ai rapporti fra Chiesa e borghesia nella Francia dell'Ancien Régime.
Nominato professore in Germania nel 1931, preferì lasciare l'incarico e stabilirsi definitivamente in Francia di fronte all'ascesa del nazionalsocialismo, concludendo l'ultima lezione tenuta in patria con le parole "Intellettuali di tutti i paesi, unitevi"; ottenne la cittadinanza francese nel 1937 e l'anno seguente fu destituito in absentia dall'università tedesca.
In quei decenni si dedicò con particolare intensità al lavoro di mediazione culturale che lo rese celebre: tradusse per Gallimard i romanzi di Goethe e contribuì in modo decisivo a introdurre in Francia l'opera di Kafka, scrivendo fra l'altro la prefazione alla traduzione del Processo realizzata da Alexandre Vialatte nel 1946.
Il filosofo e bibliotecario Lucien Herr lo definì un "sofista" nel senso più nobile del termine, il filosofo Jean Wahl lo descrisse come un autentico "buon europeo", mentre il poeta Pierre Jean Jouve lo ricordò come un uomo straordinario: giudizi che testimoniano la reputazione di cui godeva Groethuysen negli ambienti intellettuali del suo tempo, cui si affiancò negli anni Trenta e Quaranta anche la vicinanza a Gallimard e alla Nouvelle Revue Française, entro la cui orbita si mosse per gran parte della propria vita parigina.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, con l'invasione tedesca della Francia, Groethuysen dovette lasciare Parigi e trovare rifugio negli Stati Uniti, condividendo la sorte di molti intellettuali europei costretti all'esilio in quel tormentato periodo. Negli ultimi anni di vita proseguì la propria riflessione sul pensiero politico del Settecento francese, in particolare su Montesquieu, Rousseau e la Rivoluzione francese, lasciando incompiuti o pronti per la pubblicazione postuma alcuni dei suoi lavori più importanti, fra cui il volume dedicato a Rousseau e la Philosophie de la Révolution française.
Morì nel 1946 nella clinica Sainte-Élisabeth di Lussemburgo (capitale dell'omonimo Granducato), colpito da un tumore ai polmoni. Jean Paulhan, che gli era stato amico per oltre quarant'anni, ne scrisse un commosso ricordo personale.
Le sue opere principali, fra cui i Mythes et portraits usciti nel 1947 con prefazione dello stesso Paulhan, l'Anthropologie philosophique del 1953 e la già citata Philosophie de la Révolution française del 1956, furono tutte pubblicate da Gallimard nel dopoguerra, consacrando definitivamente la figura di Groethuysen come una delle voci più originali e meno inquadrabili della storia delle idee europee della prima metà del Novecento.
Secondo dei cinque figli di Philipp Groethuysen, medico di origine olandese con studio nella capitale tedesca, e di Olga Groloff, discendente di una famiglia di immigrati russi, ebbe un'infanzia segnata da una vicenda dolorosa: il padre, colpito da disturbi psichiatrici, fu ricoverato a partire dal 1885 in un sanatorio di Baden-Baden, dove sarebbe rimasto fino alla morte, sopraggiunta nel 1900, e fu proprio in quella località termale che il giovane Bernard completò gli studi primari e secondari.
Si iscrisse quindi all'università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, dove si dedicò allo studio della filosofia e della storia dell'arte, per proseguire poi la propria formazione tra Vienna e Berlino, seguendo le lezioni di Theodor Gomperz, Georg Simmel, Heinrich Wölfflin e soprattutto di Wilhelm Dilthey, di cui divenne allievo diretto e la cui impostazione ermeneutica, tesa a comprendere la realtà umana attraverso l'interpretazione storica piuttosto che a spiegarla per mezzo di leggi scientifiche, avrebbe segnato in profondità tutta la sua opera successiva. Conseguita la laurea nel 1904 con una dissertazione dedicata al sentimento di compassione, l'anno seguente iniziò l'insegnamento all'università di Berlino.
Nell'autunno del 1904, proseguendo i propri studi su Leibniz, si recò per la prima volta a Parigi, dove conobbe lo scrittore André Gide e il critico Jean Paulhan, e dove ritrovò Charles Du Bos, già incontrato in precedenza a Berlino: nacque così quel ruolo di intermediario fra la cultura tedesca e quella francese che Groethuysen avrebbe mantenuto per il resto della vita, tornando ogni anno nella capitale francese.
Dal 1912 condivise la propria esistenza con Alix Guillain, militante comunista di origine belga, con cui si stabilì in un piccolo atelier d'artista sulla rue Campagne-Première a Parigi. Allo scoppio della Grande Guerra, nel febbraio 1915, in quanto cittadino tedesco fu internato come civile straniero nel campo di Bitray, presso Châteauroux, ricavato negli edifici del locale manicomio; furono gli interventi di amici influenti come Charles Du Bos, lo storico Charles Andler e il filosofo Henri Bergson a convincere le autorità a concedergli condizioni di detenzione più umane, permettendogli di risiedere in un alloggio privato.
Nel 1913 aveva già pubblicato uno dei suoi lavori più influenti, La pensée de Diderot, destinato a segnare a lungo la ricezione novecentesca dell'enciclopedista francese. A partire dal 1924 prese parte regolarmente alle celebri Décades di Pontigny, gli incontri intellettuali organizzati da Paul Desjardins nell'antica abbazia borgognona, occasione in cui ebbe modo di confrontarsi con alcune delle figure più in vista della cultura francese del tempo, fra cui Louis Aragon, Julien Benda, Léon Brunschvicg, François Mauriac, André Maurois, Gabriel Marcel, Roger Martin du Gard e Philippe Soupault.
Nel 1926 avviò con Jean Paulhan la collaborazione alla Bibliothèque des Idées, la collana delle edizioni Gallimard destinata a diventare in breve tempo un punto di riferimento della cultura europea, e proprio in quello stesso anno diede alle stampe l'Introduction à la pensée philosophique allemande depuis Nietzsche. L'anno successivo pubblicò quella che è considerata la sua opera maggiore, il primo volume delle Origines de l'esprit bourgeois en France, dedicato ai rapporti fra Chiesa e borghesia nella Francia dell'Ancien Régime.
Nominato professore in Germania nel 1931, preferì lasciare l'incarico e stabilirsi definitivamente in Francia di fronte all'ascesa del nazionalsocialismo, concludendo l'ultima lezione tenuta in patria con le parole "Intellettuali di tutti i paesi, unitevi"; ottenne la cittadinanza francese nel 1937 e l'anno seguente fu destituito in absentia dall'università tedesca.
In quei decenni si dedicò con particolare intensità al lavoro di mediazione culturale che lo rese celebre: tradusse per Gallimard i romanzi di Goethe e contribuì in modo decisivo a introdurre in Francia l'opera di Kafka, scrivendo fra l'altro la prefazione alla traduzione del Processo realizzata da Alexandre Vialatte nel 1946.
Il filosofo e bibliotecario Lucien Herr lo definì un "sofista" nel senso più nobile del termine, il filosofo Jean Wahl lo descrisse come un autentico "buon europeo", mentre il poeta Pierre Jean Jouve lo ricordò come un uomo straordinario: giudizi che testimoniano la reputazione di cui godeva Groethuysen negli ambienti intellettuali del suo tempo, cui si affiancò negli anni Trenta e Quaranta anche la vicinanza a Gallimard e alla Nouvelle Revue Française, entro la cui orbita si mosse per gran parte della propria vita parigina.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, con l'invasione tedesca della Francia, Groethuysen dovette lasciare Parigi e trovare rifugio negli Stati Uniti, condividendo la sorte di molti intellettuali europei costretti all'esilio in quel tormentato periodo. Negli ultimi anni di vita proseguì la propria riflessione sul pensiero politico del Settecento francese, in particolare su Montesquieu, Rousseau e la Rivoluzione francese, lasciando incompiuti o pronti per la pubblicazione postuma alcuni dei suoi lavori più importanti, fra cui il volume dedicato a Rousseau e la Philosophie de la Révolution française.
Morì nel 1946 nella clinica Sainte-Élisabeth di Lussemburgo (capitale dell'omonimo Granducato), colpito da un tumore ai polmoni. Jean Paulhan, che gli era stato amico per oltre quarant'anni, ne scrisse un commosso ricordo personale.
Le sue opere principali, fra cui i Mythes et portraits usciti nel 1947 con prefazione dello stesso Paulhan, l'Anthropologie philosophique del 1953 e la già citata Philosophie de la Révolution française del 1956, furono tutte pubblicate da Gallimard nel dopoguerra, consacrando definitivamente la figura di Groethuysen come una delle voci più originali e meno inquadrabili della storia delle idee europee della prima metà del Novecento.
Frasi di Bernard Groethuysen
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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L'uomo ragionevole non sragiona mai. Non è lo stesso per l'uomo di spirito.
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