Biografia di Luciano Bianciardi

Luciano Bianciardi
Nazione: Italia    
Luciano Bianciardi nacque a Grosseto il 14 dicembre 1922 e morì a Milano il 14 novembre 1971. Fu scrittore, giornalista, bibliotecario e traduttore.

Nacque da una famiglia piccolo-borghese: il padre Angelo era impiegato comunale, la madre Adele era casalinga. L'ambiente rurale ne plasmò l'attaccamento alla terra e il disprezzo per l'industrializzazione.

Da bambino lesse I Mille di Giuseppe Bandi che accese la sua passione risorgimentale e anarchica; studiò poi al Liceo Classico e si laureò in lettere all'Università di Pisa nel 1945 con una tesi su Cecco Angiolieri.

Insegnante di inglese e filosofia a Grosseto, diresse dal 1951 la Biblioteca Chelliana, riaperta dopo la guerra, lanciando il Bibliobus, primo servizio mobile di libri in Italia per i paesi isolati, e un cineclub legato al PCI.

Strinse amicizia con Carlo Cassola con cui condivise l'impegno nel movimento di Unità Popolare contro la legge truffa del 1953 e il reportage I minatori della Maremma (1954) sulla strage di Ribolla, dove morirono 43 operai per una fuga di metano nelle miniere Montecatini.

Deluso dal fallimento operaio e dalla sinistra, emigrò a Milano nel 1954 come redattore Feltrinelli, per la quale tradusse Il flagello della svastica e opere di Hemingway, London, Miller, Faulkner e Steinbeck, ma venne licenziato nel 1959 per assenze pur rimanendo in buoni rapporti con l'editore.

Visse di traduzioni e collaborazioni a Il Giorno, Il Mondo, Belfagor, pubblicando Il lavoro culturale (1957, Feltrinelli), feroce attacco agli intellettuali snob e al conformismo editoriale, e il capolavoro La vita agra (1962, Rizzoli), romanzo autobiografico su un traduttore rancoroso che medita di far saltare la sede Montecatini per vendicare Ribolla, bestseller tradotto in 20 lingue e portato al cinema da Carlo Lizzani con Jean-Louis Trintignant.

Proseguì con L'integrazione (1960), ritratto corale dei falliti del boom milanese, Aprire il fuoco (1969), ucronia risorgimentale, e Viaggio in Barberia (1969), reportage nordafricano, ma nel frattempo l'alcolismo e la depressione lo consumavano in osterie tra Milano e la Maremma, portandolo al rifiuto del sistema che lo celebrava ma lo escludeva.

Morì per cirrosi epatica a 49 anni e venne sepolto a Grosseto, lasciando dietro di sé un'eredità di ribellione anarchica contro il cosiddetto "miracolo economico".


Frasi di Luciano Bianciardi

Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere.


Leggi le frasi di Luciano Bianciardi