Biografia di Andrea Zanzotto

Andrea Zanzotto
Nazione: Italia    
Andrea Zanzotto nacque a Pieve di Soligo (TV) il 10 ottobre 1921 e morì a Conegliano (TV) il 18 ottobre 2011. Fu poeta, italianista e partigiano.

Nacque in una modesta famiglia del Veneto rurale. Il padre Virgilio, impiegato comunale, gli trasmise l'amore per la letteratura e la passione per Dante, mentre la madre lo incoraggiava negli studi classici che affrontò come privatista fino alla maturità nel 1938.

Iscrittosi alla Facoltà di Lettere all'Università di Padova, si laureò nel 1942 con una tesi su Grazia Deledda sotto la guida di Natale Busetto, vincendo nel frattempo i Littoriali della Gioventù con poesie giovanili che rivelavano già un'intensa sensibilità lirica influenzata dall'Ermetismo e dal paesaggio veneto.

Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipò attivamente alla Resistenza veneta nelle Brigate Giustizia e Libertà, occupandosi di stampa e propaganda clandestina con riferimenti come l'antifascista Antonio Adami, detto Toni, a cui dedicò nel 1954 la poesia Martire, primavera dopo la sua uccisione da parte dei nazifascisti.

Negli anni del dopoguerra, dopo un breve esilio in Svizzera a Losanna nel 1946 per sfuggire alle difficoltà economiche, tornò in Italia e ottenne supplenze come insegnante di storia dell'arte nei licei, stabilendosi definitivamente a Pieve di Soligo dove insegnò alla scuola media di Col San Martino come preside e docente dal 1961.

Il suo esordio poetico avvenne nel 1951 con Dietro il paesaggio, volume che lo segnalò come erede post-ermetico attento ai nuovi linguaggi sperimentali, seguito da Vocativo (1957), che esplora il rapporto intimo con la natura, e IX Ecloghe (1962), dialoghi pastorali in dialetto veneto che segnano l'inizio della sua ricerca linguistica.

Negli anni Sessanta pubblicò La beltà (1968), presentato da Pier Paolo Pasolini a Roma e da Franco Fortini a Milano, e recensito entusiasticamente da Eugenio Montale, un'opera innovativa che fonde dialetto, neologismi e influenze strutturaliste per celebrare la bellezza veneta in chiave apocalittica, mentre Gli sguardi, i fatti e Senhal (1969) riflette sullo sbarco sulla Luna come evento cosmico.

Negli anni Settanta collaborò alla sceneggiatura del Casanova di Federico Fellini, esperienza che ispirò il poemetto Filò pubblicato nel volume omonimo (1976) in dialetto trevigiano, accanto a raccolte come Pasque (1973), mentre la trilogia Il Galateo in bosco (1978-1987), composta da "Il Galateo in bosco", "Fosfeni" e "Idioma", gli valse il Premio Viareggio nel 1979 e consolidò la sua fama di poeta sperimentale in polemica con la modernità, come emerse nel dibattito al Convegno di San Pellegrino con Ungaretti e Calvino.

Continuò a produrre prose creative come Sull'altopiano (1964), antologie come Poesie (1938-1972) e saggi critici in Fantasie di avvicinamento (1991) e Aure e disincanti nel Novecento letterario (1994), vincendo premi come l'Etna-Taormina nel 1977 e l'Hölderlin nel 2005, e mantenendo stretti legami con intellettuali come Pasolini e Montale fino alla morte.

Iscritto al PSI fino agli anni Ottanta, Zanzotto rimase un osservatore critico della società, radicato nel suo altopiano veneto che permea l'intera sua opera.


Frasi di Andrea Zanzotto

Per ora abbiamo un totale di 2 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Sappiate scrivere ma non leggere, non importa.


Leggi le frasi di Andrea Zanzotto