Biografia di Sperone Speroni

Sperone Speroni
Nazione: Italia    
Sperone Speroni nacque a Padova il 12 aprile 1500 e morì sempre a Padova il 2 giugno 1588. Fu scrittore e filosofo.

Nacque nell'antico palazzo di famiglia in contrà Sant'Anna, appartenente alla nobile casata degli Speroni degli Alvarotti. Il padre Bernardino era stato archiatra di papa Leone X, mentre la madre Lucia apparteneva alla nobile famiglia dei Contarini.

Bambino prodigio negli studi, a soli diciotto anni conseguì a Padova la laurea in artibus ed entrò a far parte del Sacro Collegio degli artisti e dei medici, per poi divenire, ancora giovanissimo, professore di logica all'Università di Padova dal 1520 al 1523.

In seguito decise di approfondire i propri studi trasferendosi a Bologna, dove seguì le lezioni del celebre filosofo aristotelico Pietro Pomponazzi, la cui influenza segnò profondamente il suo pensiero. Alla morte del maestro, nel 1525, fece ritorno a Padova, dove tenne per altri tre anni la cattedra straordinaria di filosofia, fino alla morte del padre, che lo costrinse a occuparsi attivamente degli affari di famiglia.

Nel 1530 fu presente a Bologna in occasione della celebre incoronazione di Carlo V, e nello stesso anno sposò Orsolina da Stra, dalla quale ebbe tre figlie, Lucia Cristina Adriana, Diamante e Giulia. Furono questi gli anni in cui strinse rapporti con importanti personalità del proprio tempo, come Pietro Bembo e Pietro Aretino.

A questo periodo di ritiro familiare risale la composizione dei Dialoghi che sarebbero stati pubblicati, a sua insaputa, dall'amico Daniele Barbaro nel 1542: tra questi il Dialogo d'amore, il Dialogo della dignità delle donne, il Dialogo della cura famigliare e i due dialoghi di ispirazione lucianea, quello dell'usura e quello della discordia ai quali si aggiungevano il Dialogo delle lingue e il Dialogo della retorica, entrambi già composti verso la metà degli anni Trenta e destinati a diventare i suoi testi più celebri e discussi.

Sebbene pubblicati senza il suo consenso e mai formalmente riconosciuti dall'autore, questi Dialoghi conobbero decine di ristampe nel corso del Cinquecento. Nel Dialogo delle lingue, in particolare, Speroni espose le più diverse teorie sulla questione della lingua senza mai svelare apertamente il proprio pensiero, contribuendo così in modo decisivo al dibattito europeo sull'uso del volgare, capace di influenzare persino i poeti della Pléiade francese nella difesa della propria lingua.

Nel 1540 fu tra i fondatori a Padova dell'Accademia degli Infiammati, di cui divenne il maggiore animatore e principe nel biennio 1541-42, succedendo ad Alessandro Piccolomini e imponendo l'uso esclusivo del volgare nelle adunate. Del circolo, patrocinato dal mecenate Alvise Cornaro, fecero parte anche Pietro Bembo, Pietro Aretino, Benedetto Varchi e Bernardino Tomitano.

Fu proprio in seno a questo sodalizio che Speroni compose la propria unica opera teatrale, la tragedia Canace, ispirata alle Heroides di Ovidio e composta secondo i dettami della Poetica di Aristotele: letta all'Accademia nel 1542, fu pubblicata a Venezia solo nel 1546 e suscitò un'accesa e duratura polemica con il letterato Giambattista Giraldi Cinzio. In seguito intervenne anche nella disputa che oppose lo stesso Giraldi Cinzio a Giovan Battista Pigna a proposito dell'Orlando furioso (di Ariosto) e della legittimità del romanzo come genere letterario.

Fu inoltre fautore di un classicismo ancora più rigoroso di quello professato dal vicentino Giangiorgio Trissino, cui rimproverava di aver tratto dalla storia, anziché dalla mitologia, il soggetto della propria tragedia Sofonisba. Negli anni successivi Speroni allacciò rapporti con personalità di rilievo in tutta Italia, tra cui il duca di Urbino Guidobaldo II della Rovere e papa Paolo III Farnese. Alla fine del 1560 si trasferì per alcuni anni a Roma, dove strinse amicizia con Annibal Caro ed entrò nella locale Accademia delle Notti Vaticane, di cui divenne a sua volta principe.

Tornato in patria, si dedicò agli affari di famiglia, alla difesa dei propri Dialoghi dalle accuse dell'Inquisizione e alla composizione dei Discorsi su Dante, sull'Eneide e sull'Orlando furioso.

Negli ultimi decenni della sua vita, Speroni intrattenne un rapporto di amicizia e magistero intellettuale con il giovane Torquato Tasso, conosciuto già nel 1559 tramite il padre di lui, Bernardo, e frequentato poi di persona a Padova nel 1560, quando il giovane poeta alternava alle lezioni universitarie di legge frequenti visite nello studio dell'anziano maestro.

I due si incontrarono ancora nell'autunno del 1571 e nel novembre del 1573 a Ferrara, e il comune interesse per le questioni di poetica, cui Speroni dedicò diversi dialoghi e discorsi, esercitò un'influenza significativa sulla produzione tassiana successiva, tanto che Speroni fu tra i primi lettori romani del Goffredo, ossia della futura Gerusalemme liberata.

Divenuto ormai sordo e quasi cieco, Speroni non abbandonò tuttavia il proprio ardore intellettuale, dedicandosi negli ultimi anni anche alla difesa di Dante nelle dispute letterarie che tornavano ad animarsi intorno all'autorità del poeta. Si spense a Padova all'età di ottantotto anni e fu sepolto nella cattedrale cittadina, negli avelli di famiglia degli Alvarotti, dove gli fu poi eretto un monumento funebre ad opera dello scultore Girolamo Campagna.


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