Biografia di Annibal Caro
Nazione: Italia
Annibal Caro nacque a Civitanova Marche (MC) il 6 giugno 1507 e morì a Frascati (RM) il 17 novembre 1566. Fu traduttore, poeta, drammaturgo e numismatico.
Nacque in una famiglia non nobile ma agiata: il padre, Giovambattista Caro, era un aromatario che aveva ricoperto anche incarichi pubblici, mentre la madre era Celanzia Centofiorini, appartenente a una famiglia del luogo.
Ricevette una prima formazione accurata sotto la guida dell'umanista Rodolfo Iracinto e poi si trasferì a Firenze, dove entrò in contatto con l'ambiente letterario e intellettuale della città, studiando i classici e frequentando Benedetto Varchi e altri umanisti.
Ancora giovane, Caro si legò a Roma e all'ambiente dei Farnese, diventando segretario del cardinale Alessandro Farnese, al servizio del quale rimase a lungo e grazie al quale poté frequentare personaggi di primo piano della politica e della cultura del Cinquecento.
In quegli anni si impose anche come scrittore di stile arguto e brillante, vicino alla tradizione burlesca di Francesco Berni, e partecipò alla vita delle accademie romane, tra cui l'Accademia dei Vignaiuoli e poi l'Accademia della Virtù.
La sua attività letteraria non fu limitata alla poesia: scrisse anche testi teatrali e prose satiriche, mostrando una notevole varietà di interessi e di registri espressivi.
L'opera che gli diede la fama più duratura fu però la traduzione dell'Eneide di Virgilio in endecasillabi sciolti, un lavoro che gli procurò ammirazione ma anche critiche, perché Caro non si limitava a tradurre in modo letterale, bensì cercava una resa italiana elegante, musicale e molto personale.
Oltre all'Eneide, tradusse anche la Poetica di Aristotele, Gli amori pastorali di Dafni e Cloe di Longo Sofista e le Lettere a Lucilio di Seneca, confermandosi come uno dei maggiori traduttori del Rinascimento italiano.
Tra le sue opere originali si ricordano anche il Commento di Ser Agresto da Ficaruolo sopra la prima ficata del Padre Siceo e diversi scritti in prosa e in versi, nei quali affiorano ironia, gusto satirico e finezza linguistica.
Negli ultimi anni, indebolito nella salute e dall'età, si ritirò dal servizio del cardinale Farnese e nel 1563 si stabilì a Frascati, in una villa acquistata proprio per dedicarsi all'otium letterario che aveva sempre desiderato.
Qui lavorò ancora fino alla morte alla versione dell'Eneide, che consolidò la sua fama postuma. La sua figura resta centrale nel Rinascimento italiano perché unì l'erudizione umanistica, l'arte della traduzione e una lingua italiana di grande fluidità, capace di influenzare a lungo il gusto letterario successivo.
Nacque in una famiglia non nobile ma agiata: il padre, Giovambattista Caro, era un aromatario che aveva ricoperto anche incarichi pubblici, mentre la madre era Celanzia Centofiorini, appartenente a una famiglia del luogo.
Ricevette una prima formazione accurata sotto la guida dell'umanista Rodolfo Iracinto e poi si trasferì a Firenze, dove entrò in contatto con l'ambiente letterario e intellettuale della città, studiando i classici e frequentando Benedetto Varchi e altri umanisti.
Ancora giovane, Caro si legò a Roma e all'ambiente dei Farnese, diventando segretario del cardinale Alessandro Farnese, al servizio del quale rimase a lungo e grazie al quale poté frequentare personaggi di primo piano della politica e della cultura del Cinquecento.
In quegli anni si impose anche come scrittore di stile arguto e brillante, vicino alla tradizione burlesca di Francesco Berni, e partecipò alla vita delle accademie romane, tra cui l'Accademia dei Vignaiuoli e poi l'Accademia della Virtù.
La sua attività letteraria non fu limitata alla poesia: scrisse anche testi teatrali e prose satiriche, mostrando una notevole varietà di interessi e di registri espressivi.
L'opera che gli diede la fama più duratura fu però la traduzione dell'Eneide di Virgilio in endecasillabi sciolti, un lavoro che gli procurò ammirazione ma anche critiche, perché Caro non si limitava a tradurre in modo letterale, bensì cercava una resa italiana elegante, musicale e molto personale.
Oltre all'Eneide, tradusse anche la Poetica di Aristotele, Gli amori pastorali di Dafni e Cloe di Longo Sofista e le Lettere a Lucilio di Seneca, confermandosi come uno dei maggiori traduttori del Rinascimento italiano.
Tra le sue opere originali si ricordano anche il Commento di Ser Agresto da Ficaruolo sopra la prima ficata del Padre Siceo e diversi scritti in prosa e in versi, nei quali affiorano ironia, gusto satirico e finezza linguistica.
Negli ultimi anni, indebolito nella salute e dall'età, si ritirò dal servizio del cardinale Farnese e nel 1563 si stabilì a Frascati, in una villa acquistata proprio per dedicarsi all'otium letterario che aveva sempre desiderato.
Qui lavorò ancora fino alla morte alla versione dell'Eneide, che consolidò la sua fama postuma. La sua figura resta centrale nel Rinascimento italiano perché unì l'erudizione umanistica, l'arte della traduzione e una lingua italiana di grande fluidità, capace di influenzare a lungo il gusto letterario successivo.
Frasi di Annibal Caro
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
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L'ozio è uno dei maggiori consumamenti che possa avere uno spirito attivo.
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