Biografia di Antonio Genovesi
Nazione: Italia
Antonio Genovesi nacque a Castiglione del Genovesi (SA) il giorno 1 novembre 1713 e morì a Napoli il 22 settembre 1769. Fu sacerdote, scrittore, economista e filosofo.
Nacque in una cittadina del Salernitano vivace per i suoi traffici commerciali, figlio di un calzolaio che poteva essere considerato un piccolo imprenditore locale.
Ricevette un'educazione classica, appassionandosi da ragazzo ai romanzi cavallereschi, che tuttavia gli furono proibiti dalla famiglia, e leggendo con passione autori come Curzio Rufo, Plutarco e Dante, oltre a Petrarca, Ariosto e Tasso, questi ultimi di nascosto. Egli stesso, ricordando quegli anni nella propria autobiografia, si definì "un vero scettico" per l'indole curiosa e poco incline al conformismo che già lo caratterizzava.
A diciotto anni ricevette gli ordini minori e divenne chierico, iniziando a dedicarsi allo studio del diritto canonico e della teologia; tuttavia, essendosi innamorato di una giovane del proprio paese, fu allontanato da Castiglione e inviato a Buccino, dove l'arciprete Giovanni Abbamonte gli impartì lezioni di teologia, diritto canonico e diritto civile, correggendo al contempo il suo latino ancora acerbo.
Fu ordinato sacerdote nel 1737, e l'anno seguente, dopo aver ricevuto una consistente eredità da uno zio, si trasferì a Napoli per proseguire gli studi su nuove basi, avviando lì la propria attività di insegnamento; un amico dell'epoca lo descrisse come un giovane prete povero ma già "parlatore pronto, disputatore contenzioso, vivo, acuto, desideroso di sapere cose rare e nuove, avido di gloria e di fortuna".
Fu proprio in quegli anni napoletani che si dedicò allo studio della filosofia frequentando le lezioni dell'ormai anziano Giambattista Vico, il cui pensiero sarebbe rimasto per lui una costante fonte d'ispirazione anche nelle opere economiche e sociali della maturità.
Nel 1739 fondò una scuola privata nella quale insegnava filosofia e teologia, iniziando così a maturare anche una propria esperienza pedagogica, e in quello stesso periodo entrò in contatto con figure influenti dell'ambiente ecclesiastico e culturale napoletano, tra cui l'abate Celestino Galiani, che ne favorì l'inserimento negli ambienti accademici della città.
Nel 1741 iniziò a insegnare metafisica come professore straordinario presso l'Università di Napoli, e nel 1743 diede alle stampe il primo volume dell'Elementa metaphysicae mathematicum in modum adornata, opera che gli attirò accuse di razionalismo e di ateismo da parte degli ambienti più conservatori della Chiesa.
Nel 1745, sotto la pressione di queste accuse, fu costretto ad abbandonare l'insegnamento della teologia, venendogli consigliato di passare alla cattedra di etica; nello stesso anno pubblicò gli Elementa artis logico-criticae e un'importante introduzione storica all'edizione napoletana degli Elementa physicae del fisico olandese Pieter van Musschenbroek, mentre un'altra sua opera teologica, gli Universae christianae theologiae elementa, venne accusata di eterodossia e poté essere pubblicata soltanto dopo la sua morte, nel 1771.
Scoraggiato da queste ripetute ostilità, Genovesi si orientò progressivamente verso studi meno direttamente filosofici, distanziandosi da dialettica e metafisica, che in seguito avrebbe definito polemicamente "il Don Chisciotte della Repubblica delle Lettere", per avvicinarsi a discipline di più immediata utilità pratica e sociale.
Fu in questo contesto che, nel 1754, gli venne offerta dall'Università di Napoli la nuova cattedra di commercio e meccanica, la prima cattedra di economia istituita in Europa, creata grazie all'iniziativa del riformatore toscano Bartolomeo Intieri; Genovesi ne divenne il primo titolare, iniziando le proprie lezioni proprio in quell'anno e inaugurando così una feconda stagione del pensiero economico italiano, quella della cosiddetta scuola napoletana di economia civile.
Da questo insegnamento derivò la sua opera più celebre e duratura, le Lezioni di commercio o sia di economia civile, pubblicate tra il 1765 e il 1767, nelle quali sostenne che il benessere della società dipendesse dal benessere economico dei singoli individui e che il commercio e l'operosità dei cittadini dovessero essere considerati strumenti al servizio della pubblica felicità.
Negli ultimi anni della sua vita si dedicò anche alla filosofia pratica, componendo la Diceosina, ovvero la filosofia del giusto e dell'onesto, pubblicata tra il 1766 e il 1777, nella quale approfondì i fondamenti razionali della morale, convinto che la ricerca della felicità individuale e collettiva dovesse costituire il fine principale dell'agire umano.
Perseguitato ancora negli ultimi anni di vita da accuse di ateismo ed eresia, pur essendo amatissimo dai suoi studenti e dal popolo napoletano, morì a Napoli il 22 settembre 1769; si narra che, per evitargli ulteriori persecuzioni postume, fu sepolto di nascosto e senza lapide, con la complicità dei frati Cappuccini di Sant'Efremo Nuovo. Le sue Lezioni di economia civile, nonostante l'influenza che avrebbero esercitato sul pensiero economico italiano ed europeo, furono messe all'Indice dei libri proibiti con un decreto del 1817, quasi mezzo secolo dopo la sua morte.
La sua città natale, in origine chiamata solo Castiglione, venne rinominata Castiglione del Genovese proprio in suo onore, con regio decreto n. 935 del 23 ottobre 1862.
Nacque in una cittadina del Salernitano vivace per i suoi traffici commerciali, figlio di un calzolaio che poteva essere considerato un piccolo imprenditore locale.
Ricevette un'educazione classica, appassionandosi da ragazzo ai romanzi cavallereschi, che tuttavia gli furono proibiti dalla famiglia, e leggendo con passione autori come Curzio Rufo, Plutarco e Dante, oltre a Petrarca, Ariosto e Tasso, questi ultimi di nascosto. Egli stesso, ricordando quegli anni nella propria autobiografia, si definì "un vero scettico" per l'indole curiosa e poco incline al conformismo che già lo caratterizzava.
A diciotto anni ricevette gli ordini minori e divenne chierico, iniziando a dedicarsi allo studio del diritto canonico e della teologia; tuttavia, essendosi innamorato di una giovane del proprio paese, fu allontanato da Castiglione e inviato a Buccino, dove l'arciprete Giovanni Abbamonte gli impartì lezioni di teologia, diritto canonico e diritto civile, correggendo al contempo il suo latino ancora acerbo.
Fu ordinato sacerdote nel 1737, e l'anno seguente, dopo aver ricevuto una consistente eredità da uno zio, si trasferì a Napoli per proseguire gli studi su nuove basi, avviando lì la propria attività di insegnamento; un amico dell'epoca lo descrisse come un giovane prete povero ma già "parlatore pronto, disputatore contenzioso, vivo, acuto, desideroso di sapere cose rare e nuove, avido di gloria e di fortuna".
Fu proprio in quegli anni napoletani che si dedicò allo studio della filosofia frequentando le lezioni dell'ormai anziano Giambattista Vico, il cui pensiero sarebbe rimasto per lui una costante fonte d'ispirazione anche nelle opere economiche e sociali della maturità.
Nel 1739 fondò una scuola privata nella quale insegnava filosofia e teologia, iniziando così a maturare anche una propria esperienza pedagogica, e in quello stesso periodo entrò in contatto con figure influenti dell'ambiente ecclesiastico e culturale napoletano, tra cui l'abate Celestino Galiani, che ne favorì l'inserimento negli ambienti accademici della città.
Nel 1741 iniziò a insegnare metafisica come professore straordinario presso l'Università di Napoli, e nel 1743 diede alle stampe il primo volume dell'Elementa metaphysicae mathematicum in modum adornata, opera che gli attirò accuse di razionalismo e di ateismo da parte degli ambienti più conservatori della Chiesa.
Nel 1745, sotto la pressione di queste accuse, fu costretto ad abbandonare l'insegnamento della teologia, venendogli consigliato di passare alla cattedra di etica; nello stesso anno pubblicò gli Elementa artis logico-criticae e un'importante introduzione storica all'edizione napoletana degli Elementa physicae del fisico olandese Pieter van Musschenbroek, mentre un'altra sua opera teologica, gli Universae christianae theologiae elementa, venne accusata di eterodossia e poté essere pubblicata soltanto dopo la sua morte, nel 1771.
Scoraggiato da queste ripetute ostilità, Genovesi si orientò progressivamente verso studi meno direttamente filosofici, distanziandosi da dialettica e metafisica, che in seguito avrebbe definito polemicamente "il Don Chisciotte della Repubblica delle Lettere", per avvicinarsi a discipline di più immediata utilità pratica e sociale.
Fu in questo contesto che, nel 1754, gli venne offerta dall'Università di Napoli la nuova cattedra di commercio e meccanica, la prima cattedra di economia istituita in Europa, creata grazie all'iniziativa del riformatore toscano Bartolomeo Intieri; Genovesi ne divenne il primo titolare, iniziando le proprie lezioni proprio in quell'anno e inaugurando così una feconda stagione del pensiero economico italiano, quella della cosiddetta scuola napoletana di economia civile.
Da questo insegnamento derivò la sua opera più celebre e duratura, le Lezioni di commercio o sia di economia civile, pubblicate tra il 1765 e il 1767, nelle quali sostenne che il benessere della società dipendesse dal benessere economico dei singoli individui e che il commercio e l'operosità dei cittadini dovessero essere considerati strumenti al servizio della pubblica felicità.
Negli ultimi anni della sua vita si dedicò anche alla filosofia pratica, componendo la Diceosina, ovvero la filosofia del giusto e dell'onesto, pubblicata tra il 1766 e il 1777, nella quale approfondì i fondamenti razionali della morale, convinto che la ricerca della felicità individuale e collettiva dovesse costituire il fine principale dell'agire umano.
Perseguitato ancora negli ultimi anni di vita da accuse di ateismo ed eresia, pur essendo amatissimo dai suoi studenti e dal popolo napoletano, morì a Napoli il 22 settembre 1769; si narra che, per evitargli ulteriori persecuzioni postume, fu sepolto di nascosto e senza lapide, con la complicità dei frati Cappuccini di Sant'Efremo Nuovo. Le sue Lezioni di economia civile, nonostante l'influenza che avrebbero esercitato sul pensiero economico italiano ed europeo, furono messe all'Indice dei libri proibiti con un decreto del 1817, quasi mezzo secolo dopo la sua morte.
La sua città natale, in origine chiamata solo Castiglione, venne rinominata Castiglione del Genovese proprio in suo onore, con regio decreto n. 935 del 23 ottobre 1862.
Frasi di Antonio Genovesi
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La marea del pubblico trascina fino i giganti.
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