Biografia di Beppe Fenoglio
Nazione: Italia
Giuseppe Fenoglio nacque ad Alba (CN) il giorno 1 marzo 1922 e morì a Torino il 18 febbraio 1963. Fu partigiano, scrittore e traduttore.
Primogenito di tre figli di Amilcare Fenoglio, titolare di una macelleria, e di Margherita Facenda, entrambi di umili origini contadine, crebbe all'ombra delle colline delle Langhe, un paesaggio che sarebbe rimasto per sempre al centro della sua immaginazione letteraria, e fu fin da ragazzo uno studente e uno sportivo fuori dal comune, pur rivelandosi al contempo timido, introverso e incline all'insicurezza.
Durante gli studi al Ginnasio-Liceo di Alba scoprì la letteratura inglese, una passione, alimentata dalla lettura di Shakespeare, Marlowe, Coleridge_ e T. S. Eliot, che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita e che fuse con la sua stessa personalità.
Ebbero un peso decisivo nella sua formazione due insegnanti, Leonardo Cocito e Pietro Chiodi, entrambi antifascisti e in seguito partigiani essi stessi; Cocito, in particolare, sarebbe stato impiccato dai tedeschi il 7 settembre 1944, ed è a lui che Fenoglio avrebbe reso omaggio dando il nome di Corradi a un personaggio di Primavera di bellezza e de Il partigiano Johnny. Risale a quegli anni liceali, quando aveva diciotto anni e Chiodi era appena arrivato ad Alba, un celebre episodio: incaricato di svolgere un tema ministeriale in lode della marcia su Roma, Fenoglio si rifiutò di scriverlo, lasciando la pagina bianca.
Terminato il liceo si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell'Università di Torino, ma dopo due anni di studi fu chiamato alle armi, nel 1943, ed entrò nella scuola allievi ufficiali di Roma. L'armistizio dell'8 settembre 1943 travolse però la sua unità, come gran parte dell'esercito italiano, e Fenoglio dovette intraprendere un avventuroso viaggio di ritorno verso casa, trascorrendo poi alcuni mesi nascosto prima di unirsi, nel gennaio 1944, alla guerra partigiana sulle colline delle Langhe.
Militò dapprima in una brigata Garibaldi, di orientamento comunista, per poi passare alle formazioni badogliane, più vicine alle proprie posizioni laiche e non allineate all'ideologia che prevaleva allora nella Resistenza. Il 10 ottobre 1944 partecipò alla liberazione della città di Alba dall'occupazione tedesca, un episodio di cui fu protagonista diretto e che sarebbe diventato, anni dopo, la materia del suo libro d'esordio.
La breve e precaria esperienza della cosiddetta Repubblica partigiana di Alba, durata appena ventitré giorni prima della riconquista tedesca, gli fornì infatti il titolo e il soggetto della sua prima raccolta di racconti. Trascorse poi il rigido inverno successivo in un duro isolamento, alla Cascina della Langa, proseguendo la lotta partigiana fino alla fine della guerra.
Finito il conflitto tornò ad Alba, dove lavorò per un breve periodo nella macelleria paterna e poi come impiegato in un'azienda vinicola locale, la Marengo, occupandosi della corrispondenza estera grazie alla conoscenza dell'inglese. Fu in questi anni che iniziò a dedicarsi alla scrittura, componendo un primo romanzo, La paga del sabato, incentrato su un ex partigiano che stenta a reinserirsi nella vita civile.
Presentato a Elio Vittorini, direttore della collana einaudiana "I gettoni", grazie alla mediazione di Italo Calvino, il romanzo fu respinto intorno al 1950, un rifiuto che Fenoglio visse, secondo la testimonianza di amici, come una vera e propria frustata in faccia; Vittorini gli consigliò tuttavia di ricavarne dei racconti autonomi, suggerimento da cui nacque la raccolta I ventitré giorni della città di Alba, pubblicata da Einaudi nel 1952 e segnata da un crudo e antiretorico realismo, assai distante dagli stereotipi allora dominanti sulla rappresentazione della Resistenza.
Nel 1954 pubblicò, sempre per Einaudi, il romanzo breve La malora, ambientato anch'esso nel mondo contadino delle Langhe, mentre attraversò, attorno al 1956, un periodo di isolamento e di sfiducia nelle proprie capacità di scrittore. Nel 1959 vide la luce, questa volta per l'editore Garzanti, Primavera di bellezza, romanzo di ambientazione bellica e resistenziale: furono queste tre opere, insieme a numerosi racconti pubblicati su riviste letterarie tra il 1954 e il 1962, le uniche che Fenoglio vide stampate in vita, restando nel frattempo conosciuto solo da una ristretta cerchia di lettori italiani. Nel 1960 sposò Luciana Bombardi, dalla quale ebbe una figlia, Margherita.
Negli ultimi anni della sua vita lavorò febbrilmente ai due testi che lo avrebbero poi consacrato come uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento, Una questione privata e Il partigiano Johnny, entrambi incentrati sulla propria esperienza di partigiano e scritti con una lingua fortemente sperimentale, capace di mescolare termini colti, strutture sintattiche complesse, incursioni dialettali e anglicismi.
Colpito da un cancro ai bronchi, fu ricoverato all'ospedale Molinette di Torino, dove morì nella notte tra il 17 e il 18 febbraio 1963, all'età di quarant'anni, lasciando la moglie e la figlia. Pochi mesi dopo la sua morte, nell'aprile del 1963, Garzanti pubblicò la raccolta Un giorno di fuoco, comprendente anche il romanzo breve Una questione privata, mentre Il partigiano Johnny, rimasto incompiuto e affidato alle cure filologiche di Lorenzo Mondo, fu dato alle stampe da Einaudi solo nel 1968; nel 1969 uscì infine, sempre postumo, il romanzo giovanile La paga del sabato.
Fu proprio grazie a queste opere postume, oggi considerate tra i vertici della narrativa italiana del secondo dopoguerra, che Fenoglio ricevette la piena consacrazione critica, tanto da essere celebrato, nel centenario della nascita nel 2022, anche con un francobollo commemorativo delle Poste italiane che lo ricorda come "partigiano e scrittore".
Primogenito di tre figli di Amilcare Fenoglio, titolare di una macelleria, e di Margherita Facenda, entrambi di umili origini contadine, crebbe all'ombra delle colline delle Langhe, un paesaggio che sarebbe rimasto per sempre al centro della sua immaginazione letteraria, e fu fin da ragazzo uno studente e uno sportivo fuori dal comune, pur rivelandosi al contempo timido, introverso e incline all'insicurezza.
Durante gli studi al Ginnasio-Liceo di Alba scoprì la letteratura inglese, una passione, alimentata dalla lettura di Shakespeare, Marlowe, Coleridge_ e T. S. Eliot, che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita e che fuse con la sua stessa personalità.
Ebbero un peso decisivo nella sua formazione due insegnanti, Leonardo Cocito e Pietro Chiodi, entrambi antifascisti e in seguito partigiani essi stessi; Cocito, in particolare, sarebbe stato impiccato dai tedeschi il 7 settembre 1944, ed è a lui che Fenoglio avrebbe reso omaggio dando il nome di Corradi a un personaggio di Primavera di bellezza e de Il partigiano Johnny. Risale a quegli anni liceali, quando aveva diciotto anni e Chiodi era appena arrivato ad Alba, un celebre episodio: incaricato di svolgere un tema ministeriale in lode della marcia su Roma, Fenoglio si rifiutò di scriverlo, lasciando la pagina bianca.
Terminato il liceo si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell'Università di Torino, ma dopo due anni di studi fu chiamato alle armi, nel 1943, ed entrò nella scuola allievi ufficiali di Roma. L'armistizio dell'8 settembre 1943 travolse però la sua unità, come gran parte dell'esercito italiano, e Fenoglio dovette intraprendere un avventuroso viaggio di ritorno verso casa, trascorrendo poi alcuni mesi nascosto prima di unirsi, nel gennaio 1944, alla guerra partigiana sulle colline delle Langhe.
Militò dapprima in una brigata Garibaldi, di orientamento comunista, per poi passare alle formazioni badogliane, più vicine alle proprie posizioni laiche e non allineate all'ideologia che prevaleva allora nella Resistenza. Il 10 ottobre 1944 partecipò alla liberazione della città di Alba dall'occupazione tedesca, un episodio di cui fu protagonista diretto e che sarebbe diventato, anni dopo, la materia del suo libro d'esordio.
La breve e precaria esperienza della cosiddetta Repubblica partigiana di Alba, durata appena ventitré giorni prima della riconquista tedesca, gli fornì infatti il titolo e il soggetto della sua prima raccolta di racconti. Trascorse poi il rigido inverno successivo in un duro isolamento, alla Cascina della Langa, proseguendo la lotta partigiana fino alla fine della guerra.
Finito il conflitto tornò ad Alba, dove lavorò per un breve periodo nella macelleria paterna e poi come impiegato in un'azienda vinicola locale, la Marengo, occupandosi della corrispondenza estera grazie alla conoscenza dell'inglese. Fu in questi anni che iniziò a dedicarsi alla scrittura, componendo un primo romanzo, La paga del sabato, incentrato su un ex partigiano che stenta a reinserirsi nella vita civile.
Presentato a Elio Vittorini, direttore della collana einaudiana "I gettoni", grazie alla mediazione di Italo Calvino, il romanzo fu respinto intorno al 1950, un rifiuto che Fenoglio visse, secondo la testimonianza di amici, come una vera e propria frustata in faccia; Vittorini gli consigliò tuttavia di ricavarne dei racconti autonomi, suggerimento da cui nacque la raccolta I ventitré giorni della città di Alba, pubblicata da Einaudi nel 1952 e segnata da un crudo e antiretorico realismo, assai distante dagli stereotipi allora dominanti sulla rappresentazione della Resistenza.
Nel 1954 pubblicò, sempre per Einaudi, il romanzo breve La malora, ambientato anch'esso nel mondo contadino delle Langhe, mentre attraversò, attorno al 1956, un periodo di isolamento e di sfiducia nelle proprie capacità di scrittore. Nel 1959 vide la luce, questa volta per l'editore Garzanti, Primavera di bellezza, romanzo di ambientazione bellica e resistenziale: furono queste tre opere, insieme a numerosi racconti pubblicati su riviste letterarie tra il 1954 e il 1962, le uniche che Fenoglio vide stampate in vita, restando nel frattempo conosciuto solo da una ristretta cerchia di lettori italiani. Nel 1960 sposò Luciana Bombardi, dalla quale ebbe una figlia, Margherita.
Negli ultimi anni della sua vita lavorò febbrilmente ai due testi che lo avrebbero poi consacrato come uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento, Una questione privata e Il partigiano Johnny, entrambi incentrati sulla propria esperienza di partigiano e scritti con una lingua fortemente sperimentale, capace di mescolare termini colti, strutture sintattiche complesse, incursioni dialettali e anglicismi.
Colpito da un cancro ai bronchi, fu ricoverato all'ospedale Molinette di Torino, dove morì nella notte tra il 17 e il 18 febbraio 1963, all'età di quarant'anni, lasciando la moglie e la figlia. Pochi mesi dopo la sua morte, nell'aprile del 1963, Garzanti pubblicò la raccolta Un giorno di fuoco, comprendente anche il romanzo breve Una questione privata, mentre Il partigiano Johnny, rimasto incompiuto e affidato alle cure filologiche di Lorenzo Mondo, fu dato alle stampe da Einaudi solo nel 1968; nel 1969 uscì infine, sempre postumo, il romanzo giovanile La paga del sabato.
Fu proprio grazie a queste opere postume, oggi considerate tra i vertici della narrativa italiana del secondo dopoguerra, che Fenoglio ricevette la piena consacrazione critica, tanto da essere celebrato, nel centenario della nascita nel 2022, anche con un francobollo commemorativo delle Poste italiane che lo ricorda come "partigiano e scrittore".
Frasi di Beppe Fenoglio
Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Sempre sulle lapidi, a me basterà il mio nome, le due date che sole contano, e la qualifica di scrittore e partigiano.
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