Biografia di lord Chesterfield
Nazione: Regno Unito
Philip Dormer Stanhope nacque a Londra il 22 settembre 1694 e morì a Londra il 24 marzo 1773. Fu un politico.
Figlio di Philip Stanhope, III conte di Chesterfield, e di Lady Elizabeth Savile, la sua infanzia non fu segnata da un rapporto caloroso con il padre, piuttosto distante e poco incline all'affetto, mentre fu la nonna materna, Lady Halifax, a occuparsi in buona parte della sua educazione e a trasmettergli il gusto per la lettura e la cultura classica.
Da ragazzo studiò sotto la guida di precettori privati, per poi essere iscritto al Trinity Hall di Cambridge, dove tuttavia rimase solo un paio d'anni, lasciando gli studi universitari senza laurearsi, come era consuetudine per molti giovani aristocratici dell'epoca destinati a completare la propria formazione con il tradizionale Grand Tour europeo (vedi anche la biografia di lord Byron).
Tra il 1714 e il 1715 viaggiò infatti nei Paesi Bassi e in Francia, soggiornando a lungo a Parigi, dove perfezionò il francese, frequentò i salotti mondani e maturò quell'attenzione per le buone maniere, l'eleganza nei modi e l'arte della conversazione che avrebbe poi teorizzato in età matura.
Tornato in Inghilterra, entrò presto nella vita politica: fu eletto membro della Camera dei Comuni per il collegio di St Germans nel 1715, proprio nell'anno dell'ascesa al trono di Giorgio I, e si schierò con il partito whig. Alla morte del padre, nel 1726, ereditò il titolo di IV conte di Chesterfield.
Passò così alla Camera dei Lord, dove si distinse presto come oratore brillante e arguto, capace di uno stile ironico e tagliente che gli valse fama e insieme diversi nemici politici, in particolare durante gli scontri con il potente primo ministro Robert Walpole, padre dello scrittore Horace Walpole, di cui divenne un avversario dichiarato negli anni Trenta del Settecento, collaborando anche con periodici di opposizione come The Craftsman.
In quello stesso periodo sposò Petronilla Melusina von der Schulenburg, figlia naturale di Giorgio I, un'unione dettata più da convenienza economica e sociale che da affetto reciproco, e da cui non ebbe figli legittimi. Ebbe invece, nel 1732, un figlio naturale, Philip Stanhope, nato dalla relazione con una governante francese, Marguerite de Bouchet: sarà proprio a questo figlio che Chesterfield dedicherà, per tutta la vita di lui, una fittissima corrispondenza epistolare.
Nel corso degli anni Quaranta la sua carriera pubblica raggiunse il culmine: fu ambasciatore all'Aia, quindi Segretario di Stato per il Dipartimento del Nord, e soprattutto Lord Luogotenente d'Irlanda tra il 1745 e il 1746, incarico che svolse con un'apertura e una moderazione insolite per l'epoca, mostrandosi relativamente tollerante nei confronti della popolazione cattolica irlandese.
Fu proprio in questi decenni che intrattenne rapporti con alcune delle personalità più importanti del suo tempo: fu amico di Alexander Pope, John Gay e Jonathan Swift, intrattenne una corrispondenza epistolare con Voltaire, che lo considerava un interlocutore di grande finezza intellettuale, e frequentò gli ambienti letterari londinesi più in vista. Visse anche brevemente a Parigi dove ebbe modo di incontrare Montesquieu, il filosofo e politico francese considerato il fondatore della teoria politica della separazione dei poteri.
Resta celebre, in negativo, il suo rapporto con Samuel Johnson: quando questi, alle prese con la stesura del monumentale Dictionary of the English Language, gli chiese sostegno e protezione, Chesterfield lo ignorò a lungo, salvo poi scrivere alcuni articoli elogiativi sull'opera quando ormai era prossima alla pubblicazione nel 1755.
Johnson rispose con una lettera durissima e oggi celebre, in cui accusava il nobiluomo di essersi comportato come un protettore che si accorge di un uomo solo dopo che questi, da solo, è riuscito a mettersi in salvo. Più tardi egli danneggiò ulteriormente la reputazione di Chesterfield quando descrisse le Lettere come l'insegnamento "della morale di una putta anziana e le maniere di un maestro di danza".
Con l'avanzare dell'età Chesterfield fu colpito da una sordità progressiva che lo costrinse a ritirarsi gradualmente dalla vita pubblica e mondana, dedicandosi negli ultimi decenni soprattutto alla scrittura privata. Fu comunque in gran parte responsabile della decisione della Gran Bretagna di adottare il calendario gregoriano nel 1752.
La sua opera più nota, le Letters to his son, criticate da Johnson, raccoglie appunto le lettere scritte al figlio naturale Philip tra il 1737 e il 1768: un vero e proprio trattato di educazione aristocratica, in cui insegna l'arte della conversazione, l'eleganza dei modi, la diplomazia e il saper piacere in società, unendo pragmatismo mondano e raffinatezza intellettuale.
Alla morte prematura del figlio, nel 1768, Chesterfield proseguì la stessa opera pedagogica scrivendo al proprio figlioccio ed erede, anch'egli chiamato Philip Stanhope, lettere poi raccolte postume come Letters to his godson. Le Letters to his son furono pubblicate nel 1774, contro la volontà dello stesso Chesterfield, per iniziativa della vedova del figlio, e conobbero un enorme successo, pur suscitando anche critiche per l'impostazione giudicata da alcuni troppo cinica e calcolatrice nei rapporti umani.
Lord Chesterfield morì a Londra, lasciando molte altre lettere che sono, per gli standard del suo tempo, modelli di arguzia e fascino, in particolare quelli scritti al diplomatico Solomon Dayrolles, un amico per tutta la vita che fu con lui al letto di morte, e un'eredità culturale legata soprattutto all'ideale settecentesco del gentiluomo colto, arguto e padrone perfetto delle regole del vivere in società.
Figlio di Philip Stanhope, III conte di Chesterfield, e di Lady Elizabeth Savile, la sua infanzia non fu segnata da un rapporto caloroso con il padre, piuttosto distante e poco incline all'affetto, mentre fu la nonna materna, Lady Halifax, a occuparsi in buona parte della sua educazione e a trasmettergli il gusto per la lettura e la cultura classica.
Da ragazzo studiò sotto la guida di precettori privati, per poi essere iscritto al Trinity Hall di Cambridge, dove tuttavia rimase solo un paio d'anni, lasciando gli studi universitari senza laurearsi, come era consuetudine per molti giovani aristocratici dell'epoca destinati a completare la propria formazione con il tradizionale Grand Tour europeo (vedi anche la biografia di lord Byron).
Tra il 1714 e il 1715 viaggiò infatti nei Paesi Bassi e in Francia, soggiornando a lungo a Parigi, dove perfezionò il francese, frequentò i salotti mondani e maturò quell'attenzione per le buone maniere, l'eleganza nei modi e l'arte della conversazione che avrebbe poi teorizzato in età matura.
Tornato in Inghilterra, entrò presto nella vita politica: fu eletto membro della Camera dei Comuni per il collegio di St Germans nel 1715, proprio nell'anno dell'ascesa al trono di Giorgio I, e si schierò con il partito whig. Alla morte del padre, nel 1726, ereditò il titolo di IV conte di Chesterfield.
Passò così alla Camera dei Lord, dove si distinse presto come oratore brillante e arguto, capace di uno stile ironico e tagliente che gli valse fama e insieme diversi nemici politici, in particolare durante gli scontri con il potente primo ministro Robert Walpole, padre dello scrittore Horace Walpole, di cui divenne un avversario dichiarato negli anni Trenta del Settecento, collaborando anche con periodici di opposizione come The Craftsman.
In quello stesso periodo sposò Petronilla Melusina von der Schulenburg, figlia naturale di Giorgio I, un'unione dettata più da convenienza economica e sociale che da affetto reciproco, e da cui non ebbe figli legittimi. Ebbe invece, nel 1732, un figlio naturale, Philip Stanhope, nato dalla relazione con una governante francese, Marguerite de Bouchet: sarà proprio a questo figlio che Chesterfield dedicherà, per tutta la vita di lui, una fittissima corrispondenza epistolare.
Nel corso degli anni Quaranta la sua carriera pubblica raggiunse il culmine: fu ambasciatore all'Aia, quindi Segretario di Stato per il Dipartimento del Nord, e soprattutto Lord Luogotenente d'Irlanda tra il 1745 e il 1746, incarico che svolse con un'apertura e una moderazione insolite per l'epoca, mostrandosi relativamente tollerante nei confronti della popolazione cattolica irlandese.
Fu proprio in questi decenni che intrattenne rapporti con alcune delle personalità più importanti del suo tempo: fu amico di Alexander Pope, John Gay e Jonathan Swift, intrattenne una corrispondenza epistolare con Voltaire, che lo considerava un interlocutore di grande finezza intellettuale, e frequentò gli ambienti letterari londinesi più in vista. Visse anche brevemente a Parigi dove ebbe modo di incontrare Montesquieu, il filosofo e politico francese considerato il fondatore della teoria politica della separazione dei poteri.
Resta celebre, in negativo, il suo rapporto con Samuel Johnson: quando questi, alle prese con la stesura del monumentale Dictionary of the English Language, gli chiese sostegno e protezione, Chesterfield lo ignorò a lungo, salvo poi scrivere alcuni articoli elogiativi sull'opera quando ormai era prossima alla pubblicazione nel 1755.
Johnson rispose con una lettera durissima e oggi celebre, in cui accusava il nobiluomo di essersi comportato come un protettore che si accorge di un uomo solo dopo che questi, da solo, è riuscito a mettersi in salvo. Più tardi egli danneggiò ulteriormente la reputazione di Chesterfield quando descrisse le Lettere come l'insegnamento "della morale di una putta anziana e le maniere di un maestro di danza".
Con l'avanzare dell'età Chesterfield fu colpito da una sordità progressiva che lo costrinse a ritirarsi gradualmente dalla vita pubblica e mondana, dedicandosi negli ultimi decenni soprattutto alla scrittura privata. Fu comunque in gran parte responsabile della decisione della Gran Bretagna di adottare il calendario gregoriano nel 1752.
La sua opera più nota, le Letters to his son, criticate da Johnson, raccoglie appunto le lettere scritte al figlio naturale Philip tra il 1737 e il 1768: un vero e proprio trattato di educazione aristocratica, in cui insegna l'arte della conversazione, l'eleganza dei modi, la diplomazia e il saper piacere in società, unendo pragmatismo mondano e raffinatezza intellettuale.
Alla morte prematura del figlio, nel 1768, Chesterfield proseguì la stessa opera pedagogica scrivendo al proprio figlioccio ed erede, anch'egli chiamato Philip Stanhope, lettere poi raccolte postume come Letters to his godson. Le Letters to his son furono pubblicate nel 1774, contro la volontà dello stesso Chesterfield, per iniziativa della vedova del figlio, e conobbero un enorme successo, pur suscitando anche critiche per l'impostazione giudicata da alcuni troppo cinica e calcolatrice nei rapporti umani.
Lord Chesterfield morì a Londra, lasciando molte altre lettere che sono, per gli standard del suo tempo, modelli di arguzia e fascino, in particolare quelli scritti al diplomatico Solomon Dayrolles, un amico per tutta la vita che fu con lui al letto di morte, e un'eredità culturale legata soprattutto all'ideale settecentesco del gentiluomo colto, arguto e padrone perfetto delle regole del vivere in società.
Frasi di lord Chesterfield
Per ora abbiamo un totale di 11 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Il modo di vestire è una preoccupazione sciocca.
Ma è sciocco per un uomo non essere ben vestito.
Ma è sciocco per un uomo non essere ben vestito.
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