Biografia di Anassagora

 Anassagora
Nazione: Grecia    
Anassàgora nacque a Clazomene, nell'attuale Turchia e all'epoca sotto il controllo dell'Impero Persiano, nel 496 a.C. e morì a Lampsaco, Turchia nel 428 a.C. circa. Fu un filosofo.

Nacque in una famiglia ricca e nobile. Le fonti antiche, tra cui soprattutto Diogene Laerzio, tramandano che avesse trascurato il patrimonio ereditato, lasciando le terre incolte o cedendole ai parenti, per dedicarsi interamente allo studio della natura e del cielo.

Si racconta che, rimproverato perché non si preoccupasse della patria, rispondesse che se ne preoccupava moltissimo, indicando la volta celeste. Si tratta di aneddoti che vanno presi con cautela, come molti di quelli riferiti ai filosofi antichi, ma restituiscono bene l'immagine di un uomo votato alla contemplazione dei fenomeni celesti.

Intorno al 480 a.C., all'incirca all'epoca della seconda guerra persiana, si trasferì ad Atene, che stava diventando il centro culturale del mondo greco, e fu il primo filosofo a insegnarvi stabilmente, vivendovi per circa trent'anni. Nella città entrò a far parte della cerchia di Pericle, che gli fu allievo e amico e che, secondo Plutarco, dovette a lui una parte della propria elevatezza di pensiero e della propria compostezza.

Frequentarono la sua scuola anche il tragediografo Euripide e Archelao, che sarebbe stato poi ritenuto il maestro di Socrate, mentre lo stesso Socrate, nel Fedone di Platone, racconta di aver letto con entusiasmo il libro di Anassagora, restandone poi deluso perché il filosofo non aveva attribuito alcuna funzione veramente finalistica all'Intelligenza da lui posta al principio di tutto.

La sua opera, intitolata Sulla natura, di cui restano soltanto frammenti citati da autori successivi, in particolare da Simplicio, esponeva una dottrina originale. Anassagora sosteneva che nulla nasce né perisce in senso proprio, ma che ogni cosa si forma per aggregazione e si dissolve per separazione di elementi preesistenti; all'origine, tutte le sostanze erano mescolate in una massa indifferenziata, e ogni cosa contiene una porzione di ogni altra, per cui, nella celebre formula, in tutto c'è una parte di tutto.

A mettere in moto questo miscuglio primordiale, imprimendogli un movimento vorticoso da cui si separarono le realtà del mondo, era il Nous, l'Intelligenza, da lui concepita come un principio sottile, illimitato, non mescolato con nulla e capace di conoscere e ordinare ogni cosa. Fu il primo a introdurre questo principio nella filosofia greca con tale rilievo, e Aristotele, pur criticandone l'uso, gli riconobbe il merito di essersi distinto dai predecessori come un uomo sobrio tra dei folli.

Sul piano dell'astronomia, le sue idee suscitarono grande scalpore. Ritenne che il Sole fosse una massa incandescente di pietra o di metallo, più grande del Peloponneso, e che la Luna fosse un corpo simile alla Terra, con montagne e pianure, forse abitato, che brillava di luce riflessa dal Sole. Spiegò correttamente le eclissi di Sole come l'interposizione della Luna e quelle di Luna come l'ombra proiettata dalla Terra.

Un episodio che sembrò confermare le sue tesi fu la caduta di un grosso meteorite presso Egospotami, in Tracia, intorno al 467 a.C., che egli avrebbe interpretato come un frammento staccatosi dai corpi celesti. Il suo libro circolava ad Atene a un prezzo molto basso, tanto che Socrate, nell'Apologia, ricorda che chiunque poteva acquistarlo per una dracma.

Le sue teorie, tuttavia, gli attirarono l'ostilità dei conservatori religiosi. Negare la natura divina degli astri era percepito come un atto di empietà, e negli anni che precedettero la guerra del Peloponneso i nemici politici di Pericle trovarono nel filosofo un bersaglio ideale per colpire indirettamente lo statista.

Un decreto proposto da Diopite, verso il 432 a.C., prevedeva l'incriminazione di chi non credesse negli dèi o insegnasse dottrine sui fenomeni celesti, e Anassagora fu processato per empietà. Le fonti divergono sulle circostanze e sugli accusatori, indicando Cleone o Tucidide di Melesia, come pure sull'esito, che va dalla condanna a morte evitata grazie all'intervento di Pericle a una multa e all'esilio. Si tramanda che in carcere si occupasse del problema della quadratura del cerchio.

Lasciata Atene, si ritirò a Lampsaco, sull'Ellesponto, sul lato turco dello stretto dei Dardanelli, dove fu accolto con grande onore e dove continuò a insegnare. Morì intorno al 428 a.C. e gli abitanti gli dedicarono altari, uno all'Intelligenza e uno alla Verità, e a quanto si racconta, in ricordo della sua volontà, istituirono una festa annuale per i fanciulli nell'anniversario della sua morte.

La sua figura resta importante nella storia del pensiero come ponte tra i fisici ionici e la filosofia successiva, e la sua teoria delle "semi" originarie, chiamate in seguito da Aristotele omeomerie, influenzò autori come Empedocle e Democrito, oltre ai grandi filosofi ateniesi.


Frasi di Anassagora

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Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Il sole manda la sua luce alla luna.


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