Biografia di Alessandro Verri

Alessandro Verri
Nazione: Italia    
Alessandro Verri nacque a Milano il 9 novembre 1741 e morì a Roma il 23 settembre 1816. Fu scrittore e letterato.

Era figlio del giurista Gabriele Verri, membro del Senato milanese dal 1749 e in seguito reggente al Consiglio d'Italia a Vienna, e di Barbara Dati della Somaglia. Crebbe insieme a quattro sorelle e ai fratelli Pietro, di tredici anni maggiore, Carlo e Giovanni.

La sua infanzia trascorse in un clima familiare austero e poco affettuoso: studiò al collegio di Merate e alle scuole Arcimbolde di Milano, per poi laurearsi in giurisprudenza a Pavia nel giugno 1760. Di quegli anni di educazione rigida e priva di calore conserverà per tutta la vita un ricordo negativo, tanto che da vecchio, nel 1809, scriverà che lui e i suoi fratelli avevano sofferto un'educazione umiliante, in collegi che sembravano quasi delle prigioni.

Fu proprio nel fratello maggiore Pietro che Alessandro, ancora ventenne, trovò un'anima gemella e un modello intellettuale: attorno a loro, nell'inverno 1761-62, si radunò un gruppo di giovani nobili milanesi insofferenti verso i costumi e il sapere paterno, che si ritrovavano la sera in casa Verri per discutere e leggere insieme autori francesi e inglesi.

Nacque così, battezzata dalla voce pubblica, l'Accademia dei Pugni, di cui facevano parte, oltre ai due fratelli, Cesare Beccaria, Giuseppe Visconti di Saliceto, Luigi Lambertenghi, Giambattista Biffi e Alfonso Longo.

Fu proprio Pietro Verri a suggerire a Beccaria il tema del suo capolavoro Dei delitti e delle pene, uscito nel 1764, seguendone la stesura e curandone poi la straordinaria fortuna europea; Alessandro, dal canto suo, esordì proprio difendendo con vigore polemico le prime opere dell'amico Beccaria.

In quello stesso periodo, dal 1761 al 1766, collaborò al periodico Il Caffè, fondato dal gruppo dell'Accademia, e attese alla stesura di un ampio Saggio sulla storia d'Italia, di taglio divulgativo, rimasto però inedito.

Tra il 1766 e il 1767 compì, insieme a Beccaria, un viaggio a Parigi e a Londra. Al ritorno da quel soggiorno, anziché rientrare a Milano, scelse di stabilirsi a Roma, dove sarebbe rimasto, con brevi interruzioni, per il resto della vita. A trattenerlo nella capitale pontificia furono soprattutto il legame affettivo con la marchesa Margherita Sparapani Gentili Boccapadule, di cui divenne nel tempo compagno fedele, e il desiderio di indipendenza dalla famiglia.

A Roma si dedicò con passione al teatro, come scenografo e attore dilettante, e fu tra i primi traduttori italiani di Shakespeare, di cui rese in italiano l'Amleto nel 1768 e l'Otello nel 1777. Scrisse inoltre due tragedie, il Pantea, di argomento classico, e La congiura di Milano, di argomento moderno, pubblicate insieme nel 1779 sotto il titolo Tentativi drammatici.

Nel 1782 pubblicò il romanzo Le avventure di Saffo, poetessa di Mitilene, non privo di influssi della moda wertheriana allora diffusa in Europa.

Ma fu un'altra opera a dargli fama duratura: Le notti romane al sepolcro degli Scipioni, uscita in tre parti nel 1792 e ampliata a sei nel 1804, un curioso esperimento di finzione letteraria presentato come traduzione di un manoscritto greco appena ritrovato, artificio riuscito così bene che l'autore finì per doverlo smentire pubblicamente; una terza parte restò inedita fino al 1967, quando fu pubblicata a cura di Renzo Negri. Nel 1792 entrò a far parte dell'Accademia dell'Arcadia di Roma con il nome arcadico di Aristandro Pentelico.

Negli ultimi decenni della sua vita, Alessandro coltivò anche interessi antiquari a Roma e continuò l'attività letteraria: tradusse Dafni e Cloe di Longo Sofista, pubblicata nel 1812, scrisse il romanzo La vita di Erostrato, uscito nel 1815, e lasciò le Vicende memorabili dal 1789 al 1801, pubblicate postume nel 1858, oltre a un manoscritto di prosecuzione, Lotta dell'Impero col sacerdozio, composto tra il 1814 e il 1816.

In queste pagine private, segnate dal fascino delle rovine e dalla meditazione sulla caducità umana, Alessandro espresse un crescente disprezzo per la Rivoluzione francese e per Napoleone.

L'atteggiamento di Alessandro non era certo isolato nella cultura italiana del tempo, ma era ormai agli antipodi rispetto alle posizioni di Pietro, che aveva manifestato un'adesione piena "alle idee di uguaglianza, di libertà e di sovranità popolare". Proprio con Pietro, del resto, Alessandro intrattenne per tutta la vita un fittissimo scambio epistolare, considerato oggi il carteggio più ricco e importante del Settecento italiano.

Va inoltre ricordato, come curiosità legata alla sua famiglia, che secondo un'ipotesi accreditata dagli storici il fratello minore Giovanni Verri fu il padre naturale dello scrittore Alessandro Manzoni.

Alessandro Verri morì a Roma, quasi vent'anni dopo il fratello Pietro, e fu sepolto, secondo le sue volontà, con la minor pompa possibile nella basilica di San Carlo al Corso.


Frasi di Alessandro Verri

Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

I pregi dell'intelletto eccitano spesso invidia ed anco timore siccome pericolosi, ma quelli del cuore ottengono da tutti benevolenza e lode.


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