Biografia di Viktor Sklovskij
Nazione: Russia
Viktor Borisovič Šklovskij nacque a San Pietroburgo, Russia il 24 gennaio 1893 e morì a Mosca il 6 dicembre 1984. Fu scrittore, sceneggiatore e critico letterario.
Era figlio di padre ebreo e madre di origine tedesca. Fin dalla giovinezza fu una delle figure più vivaci della vita culturale russa.
Dopo aver studiato letteratura all'Università di San Pietroburgo, entrò presto in contatto con i circoli intellettuali della città e con le nuove tendenze artistiche dell'inizio del Novecento, in particolare con l'ambiente futurista, dove poté frequentare poeti come Velimir Chlebnikov e stringere amicizia con Vladimir Majakovskij, di cui sarebbe rimasto per tutta la vita uno dei maggiori interpreti critici.
Già nel 1914, appena ventenne, pubblicò il suo primo libro, Voskresenie slova ("La resurrezione della parola", 1914), nel quale affrontò lo studio del linguaggio poetico secondo un'impostazione che annunciava il formalismo russo.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, nell'autunno del 1914 Šklovskij si arruolò volontario come soldato semplice: fece per due volte l'autista al fronte e nel 1916 fu assegnato come istruttore alla Scuola di automobilismo di Pietrogrado, come la città era stata ribattezzata.
Fu proprio in quegli anni, nel 1916, che Šklovskij si fece promotore, insieme a studiosi come Jurij Tynjanov, Boris Ejchenbaum, Osip Brik e Roman Jakobson, della fondazione dell'Opojaz, la "Società per lo studio del linguaggio poetico", che insieme al "Circolo linguistico di Mosca" costituì il nucleo del formalismo russo.
Nel 1917 diede alle stampe uno dei testi cardine della teoria letteraria del Novecento, Iskusstvo kak priëm ("L'arte come procedimento"), nel quale elaborò il concetto di "straniamento" (ostranenie) come procedimento centrale di ogni opera d'arte.
Negli anni della rivoluzione, Šklovskij militò tra i socialisti rivoluzionari e questa appartenenza politica gli costò cara: nel marzo del 1922 venne a sapere di essere ricercato dalla polizia politica sovietica, dopo che un ex compagno di partito, Grigorij Semënov, lo aveva denunciato in un libello pubblicato a Berlino: "La mia storia d'amore con la rivoluzione è profondamente infelice..." scriveva a Gor'kij.
Senza fare ritorno nemmeno alla propria abitazione nella Casa delle arti di Pietrogrado, dove tra il 1920 e il 1922 aveva vissuto insieme a un gruppo di giovani scrittori che di lì a poco avrebbero fondato l'associazione dei Fratelli di Serapione, Šklovskij riuscì a espatriare attraversando su uno slittino le acque ghiacciate del golfo di Finlandia, per rifugiarsi dapprima proprio in Finlandia e poi a Berlino. Fu proprio in quel periodo, nel 1922, che iniziò a scrivere il libro di memorie Viaggio sentimentale, che avrebbe poi completato in appena dieci giorni una volta giunto a Berlino.
Nella capitale tedesca, dove viveva tra gli esuli russi nel quartiere vicino allo zoo, Šklovskij conobbe la scrittrice Elsa Triolet, futura compagna di Louis Aragon, e proprio a lei, sotto lo pseudonimo di Alja, dedicò tra il 1922 e il 1923 uno dei suoi libri più originali, Zoo, ovvero lettere non d'amore, romanzo epistolare in cui la donna amata vieta all'autore di scriverle d'amore, costringendolo così a raccontare, in un mosaico di ritratti e divagazioni, la vita dell'intelligencija russa in esilio, da Boris Pasternak ad Andrej Belyj.
Fu inoltre grazie all'intervento di alcuni amici, tra cui lo scrittore Maksim Gor'kij, che seppe più volte proteggere Šklovskij e altri intellettuali dalle accuse del regime procurando loro permessi di espatrio o semplice ospitalità, che Šklovskij poté ottenere il permesso di rientrare in patria.
Rientrato nel 1923 in quella che nel frattempo era diventata l'Unione Sovietica, proseguì la propria riflessione teorica affrontando in particolare il tema dell'intreccio narrativo, e nel 1925 pubblicò quella che sarebbe rimasta la sua opera più celebre, Teoria della prosa. Nel 1924 nacque il figlio Nikita, che sarebbe morto in guerra nel 1945, mentre nel 1927 nacque la figlia Varvara.
Fu sempre il 1924 a segnare l'inizio di un progressivo allontanamento di Šklovskij dalle posizioni più rigide del formalismo, di fronte alla crescente pressione della critica marxista sovietica, pur continuando l'anno seguente a difendere pubblicamente la sua Teoria della prosa. Il suo libro autobiografico Terza fabbrica, del 1926, testimonia proprio questo travaglio, un'insicurezza metodologica nel dibattito sempre più serrato tra la scuola formale e il metodo del materialismo dialettico.
Negli anni successivi Šklovskij si dedicò sempre più al cinema, come teorico e come sceneggiatore: firmò tra l'altro le sceneggiature de L'amore a tre, o Letto e sofà, diretto da Abram Room nel 1927, e de La casa di via Trubnaja di Boris Barnet nel 1928, mentre come teorico pubblicò testi come Letteratura e cinema, Il terzo studio e Poetica del cinema.
A quegli anni risale anche la sua amicizia con il grande regista Sergej Ejzenštejn, cui avrebbe dedicato nel 1973 la biografia in forma di saggio Sua maestà Ejzenštejn. Ma sebbene ai tempi di Viaggio sentimentale la sua amicizia con Ejzenštejn fosse ancora di là da venire, Šklovskij aveva ben chiaro l'importanza e la tecnica del montaggio dei frammenti.
Negli anni più bui dello stalinismo, per sopravvivere, Šklovskij si allontanò in parte dalla teoria letteraria pura per dedicarsi alla riscrittura di classici e al lavoro per il cinema, componendo tra l'altro nel 1936 una rilettura del Milione di Marco Polo.
Solo con la seconda metà degli anni Cinquanta, dopo la morte di Stalin e durante il periodo del Disgelo, poté tornare apertamente alla critica letteraria e alle proprie memorie, due generi che nella sua scrittura finivano sempre per intrecciarsi.
Pubblicò testi come Osservazioni sulla prosa dei classici russi nel 1955 e Pro e contro. Osservazioni su Dostoevskij nel 1957. Furono anche gli anni delle grandi memorie, come C'era una volta, pubblicate tra il 1962 e il 1964.
Fu solo negli anni Sessanta, con la pubblicazione nel 1965 dell'antologia curata da Tzvetan Todorov, I formalisti russi, che l'opera di Šklovskij e dei suoi compagni dell'Opojaz venne riscoperta in Europa occidentale, portando nel 1966 alla prima traduzione italiana della sua Teoria della prosa, uscita in Russia quarant'anni prima.
Nella vita privata, dopo aver divorziato dalla prima moglie Vasilisa, nel 1956 Šklovskij sposò Serafima Gustavovna Suok, vedova del poeta Vladimir Narbut. Negli ultimi anni della sua vita tornò ancora una volta al tema della propria giovinezza nel libro Energia dell'errore, del 1981, e nel 1983 curò una nuova edizione, ampliata e in parte diversa dalle precedenti, della sua Teoria della prosa.
Šklovskij morì all'età di 91 anni, lasciando dietro di sé un'opera vastissima, in bilico tra teoria letteraria, narrativa autobiografica e critica cinematografica, che lo ha reso una delle figure più originali e influenti della cultura russa del Novecento.
Era figlio di padre ebreo e madre di origine tedesca. Fin dalla giovinezza fu una delle figure più vivaci della vita culturale russa.
Dopo aver studiato letteratura all'Università di San Pietroburgo, entrò presto in contatto con i circoli intellettuali della città e con le nuove tendenze artistiche dell'inizio del Novecento, in particolare con l'ambiente futurista, dove poté frequentare poeti come Velimir Chlebnikov e stringere amicizia con Vladimir Majakovskij, di cui sarebbe rimasto per tutta la vita uno dei maggiori interpreti critici.
Già nel 1914, appena ventenne, pubblicò il suo primo libro, Voskresenie slova ("La resurrezione della parola", 1914), nel quale affrontò lo studio del linguaggio poetico secondo un'impostazione che annunciava il formalismo russo.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, nell'autunno del 1914 Šklovskij si arruolò volontario come soldato semplice: fece per due volte l'autista al fronte e nel 1916 fu assegnato come istruttore alla Scuola di automobilismo di Pietrogrado, come la città era stata ribattezzata.
Fu proprio in quegli anni, nel 1916, che Šklovskij si fece promotore, insieme a studiosi come Jurij Tynjanov, Boris Ejchenbaum, Osip Brik e Roman Jakobson, della fondazione dell'Opojaz, la "Società per lo studio del linguaggio poetico", che insieme al "Circolo linguistico di Mosca" costituì il nucleo del formalismo russo.
Nel 1917 diede alle stampe uno dei testi cardine della teoria letteraria del Novecento, Iskusstvo kak priëm ("L'arte come procedimento"), nel quale elaborò il concetto di "straniamento" (ostranenie) come procedimento centrale di ogni opera d'arte.
Negli anni della rivoluzione, Šklovskij militò tra i socialisti rivoluzionari e questa appartenenza politica gli costò cara: nel marzo del 1922 venne a sapere di essere ricercato dalla polizia politica sovietica, dopo che un ex compagno di partito, Grigorij Semënov, lo aveva denunciato in un libello pubblicato a Berlino: "La mia storia d'amore con la rivoluzione è profondamente infelice..." scriveva a Gor'kij.
Senza fare ritorno nemmeno alla propria abitazione nella Casa delle arti di Pietrogrado, dove tra il 1920 e il 1922 aveva vissuto insieme a un gruppo di giovani scrittori che di lì a poco avrebbero fondato l'associazione dei Fratelli di Serapione, Šklovskij riuscì a espatriare attraversando su uno slittino le acque ghiacciate del golfo di Finlandia, per rifugiarsi dapprima proprio in Finlandia e poi a Berlino. Fu proprio in quel periodo, nel 1922, che iniziò a scrivere il libro di memorie Viaggio sentimentale, che avrebbe poi completato in appena dieci giorni una volta giunto a Berlino.
Nella capitale tedesca, dove viveva tra gli esuli russi nel quartiere vicino allo zoo, Šklovskij conobbe la scrittrice Elsa Triolet, futura compagna di Louis Aragon, e proprio a lei, sotto lo pseudonimo di Alja, dedicò tra il 1922 e il 1923 uno dei suoi libri più originali, Zoo, ovvero lettere non d'amore, romanzo epistolare in cui la donna amata vieta all'autore di scriverle d'amore, costringendolo così a raccontare, in un mosaico di ritratti e divagazioni, la vita dell'intelligencija russa in esilio, da Boris Pasternak ad Andrej Belyj.
Fu inoltre grazie all'intervento di alcuni amici, tra cui lo scrittore Maksim Gor'kij, che seppe più volte proteggere Šklovskij e altri intellettuali dalle accuse del regime procurando loro permessi di espatrio o semplice ospitalità, che Šklovskij poté ottenere il permesso di rientrare in patria.
Rientrato nel 1923 in quella che nel frattempo era diventata l'Unione Sovietica, proseguì la propria riflessione teorica affrontando in particolare il tema dell'intreccio narrativo, e nel 1925 pubblicò quella che sarebbe rimasta la sua opera più celebre, Teoria della prosa. Nel 1924 nacque il figlio Nikita, che sarebbe morto in guerra nel 1945, mentre nel 1927 nacque la figlia Varvara.
Fu sempre il 1924 a segnare l'inizio di un progressivo allontanamento di Šklovskij dalle posizioni più rigide del formalismo, di fronte alla crescente pressione della critica marxista sovietica, pur continuando l'anno seguente a difendere pubblicamente la sua Teoria della prosa. Il suo libro autobiografico Terza fabbrica, del 1926, testimonia proprio questo travaglio, un'insicurezza metodologica nel dibattito sempre più serrato tra la scuola formale e il metodo del materialismo dialettico.
Negli anni successivi Šklovskij si dedicò sempre più al cinema, come teorico e come sceneggiatore: firmò tra l'altro le sceneggiature de L'amore a tre, o Letto e sofà, diretto da Abram Room nel 1927, e de La casa di via Trubnaja di Boris Barnet nel 1928, mentre come teorico pubblicò testi come Letteratura e cinema, Il terzo studio e Poetica del cinema.
A quegli anni risale anche la sua amicizia con il grande regista Sergej Ejzenštejn, cui avrebbe dedicato nel 1973 la biografia in forma di saggio Sua maestà Ejzenštejn. Ma sebbene ai tempi di Viaggio sentimentale la sua amicizia con Ejzenštejn fosse ancora di là da venire, Šklovskij aveva ben chiaro l'importanza e la tecnica del montaggio dei frammenti.
Negli anni più bui dello stalinismo, per sopravvivere, Šklovskij si allontanò in parte dalla teoria letteraria pura per dedicarsi alla riscrittura di classici e al lavoro per il cinema, componendo tra l'altro nel 1936 una rilettura del Milione di Marco Polo.
Solo con la seconda metà degli anni Cinquanta, dopo la morte di Stalin e durante il periodo del Disgelo, poté tornare apertamente alla critica letteraria e alle proprie memorie, due generi che nella sua scrittura finivano sempre per intrecciarsi.
Pubblicò testi come Osservazioni sulla prosa dei classici russi nel 1955 e Pro e contro. Osservazioni su Dostoevskij nel 1957. Furono anche gli anni delle grandi memorie, come C'era una volta, pubblicate tra il 1962 e il 1964.
Fu solo negli anni Sessanta, con la pubblicazione nel 1965 dell'antologia curata da Tzvetan Todorov, I formalisti russi, che l'opera di Šklovskij e dei suoi compagni dell'Opojaz venne riscoperta in Europa occidentale, portando nel 1966 alla prima traduzione italiana della sua Teoria della prosa, uscita in Russia quarant'anni prima.
Nella vita privata, dopo aver divorziato dalla prima moglie Vasilisa, nel 1956 Šklovskij sposò Serafima Gustavovna Suok, vedova del poeta Vladimir Narbut. Negli ultimi anni della sua vita tornò ancora una volta al tema della propria giovinezza nel libro Energia dell'errore, del 1981, e nel 1983 curò una nuova edizione, ampliata e in parte diversa dalle precedenti, della sua Teoria della prosa.
Šklovskij morì all'età di 91 anni, lasciando dietro di sé un'opera vastissima, in bilico tra teoria letteraria, narrativa autobiografica e critica cinematografica, che lo ha reso una delle figure più originali e influenti della cultura russa del Novecento.
Frasi di Viktor Sklovskij
Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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L'arte non deve temere la forma.
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