Biografia di Jules Michelet
Nazione: Francia
Jules Michelet nacque a Parigi il 21 agosto 1798 e morì a Hyères, Francia il 9 febbraio 1874. Fu uno storico.
Nacque in una famiglia modesta: il padre, Claude Michelet, era un tipografo originario della Normandia e fervente repubblicano che aveva vissuto gli ultimi anni della Rivoluzione francese; la madre, Mélanie, morì prematuramente quando lui aveva diciotto anni, lasciando un segno profondo nella sua sensibilità romantica e nel suo attaccamento al popolo.
Fin dalla giovinezza crebbe nel quartiere popolare di Notre-Dame de Lorette tra l'odore di inchiostro e le discussioni politiche paterne. Studiò al lycée Charlemagne, con borse di studio ottenute grazie al suo talento linguistico e storico. Si laureò nel 1819, con una tesi in francese su Plutarco e una in latino su Locke.
Nel 1821 vinse un concorso all'École normale supérieure che gli aprì le porte dell'École des chartes, dove si dedicò a paleografia e diplomazia sotto la guida di François Guizot, preparando edizioni di documenti medievali come i Mémoires de Villeret.
Nominato assistente bibliotecario alla Bibliothèque royale nel 1824, Michelet viaggiò in Germania e Italia approfondendo il suo interesse per la storia nazionale e strinse amicizia con Edgar Quinet, con cui collaborò per anni in lezioni e pubblicazioni condivise.
Negli anni 1830 la sua carriera decollò con la nomina a custode degli Archivi nazionali su proposta di Guizot, ministro dell'Istruzione, e l'inizio della monumentale Histoire de France (1833-1844, proseguita fino al 1867 in 19 volumi), opera epica che ritrae la Francia come un organismo vivo in continua lotta contro il dispotismo feudale e monarchico, celebrando il popolo e le rivolte contadine con uno stile lirico influenzato dal romanticismo.
Nel 1838 ottenne la cattedra di Storia e morale al Collège de France, dove le sue lezioni appassionate su Carlo Magno e la Rivoluzione attirarono folle entusiaste, ma le idee liberali e repubblicane lo portarono all'allontanamento nel 1852 dopo il colpo di Stato di Luigi Napoleone, insieme a Quinet e a polemiche con Victor Cousin.
Pubblicò nel frattempo Histoire de la Révolution française (1847-1853, 7 volumi), apologia vibrante del Terrore come rigenerazione nazionale contro l'Ancien Régime, influenzata dalle discussioni con Alphonse de Lamartine e Sainte-Beuve nei salotti parigini.
Dopo l'esilio forzato dal Secondo Impero, Michelet si ritirò a Nantes e poi a Hyères in Provenza, producendo opere poetiche e militanti come Le peuple (1846), L'amour (1858), La femme (1859), La sorcière (1862) e La Bible de l'humanité (1864), testi che esaltano natura, donna e umanità contro ogni dogmatismo religioso e politico.
Tradusse la Scienza nuova di Giambattista Vico nel 1827 promuovendone la filosofia ciclica della storia. Amico di Quinet e ammiratore di Vico, entrò in contatto con Proudhon e i socialisti utopici, difendendo l'idea di una Francia laica e democratica fino alla morte.
Nacque in una famiglia modesta: il padre, Claude Michelet, era un tipografo originario della Normandia e fervente repubblicano che aveva vissuto gli ultimi anni della Rivoluzione francese; la madre, Mélanie, morì prematuramente quando lui aveva diciotto anni, lasciando un segno profondo nella sua sensibilità romantica e nel suo attaccamento al popolo.
Fin dalla giovinezza crebbe nel quartiere popolare di Notre-Dame de Lorette tra l'odore di inchiostro e le discussioni politiche paterne. Studiò al lycée Charlemagne, con borse di studio ottenute grazie al suo talento linguistico e storico. Si laureò nel 1819, con una tesi in francese su Plutarco e una in latino su Locke.
Nel 1821 vinse un concorso all'École normale supérieure che gli aprì le porte dell'École des chartes, dove si dedicò a paleografia e diplomazia sotto la guida di François Guizot, preparando edizioni di documenti medievali come i Mémoires de Villeret.
Nominato assistente bibliotecario alla Bibliothèque royale nel 1824, Michelet viaggiò in Germania e Italia approfondendo il suo interesse per la storia nazionale e strinse amicizia con Edgar Quinet, con cui collaborò per anni in lezioni e pubblicazioni condivise.
Negli anni 1830 la sua carriera decollò con la nomina a custode degli Archivi nazionali su proposta di Guizot, ministro dell'Istruzione, e l'inizio della monumentale Histoire de France (1833-1844, proseguita fino al 1867 in 19 volumi), opera epica che ritrae la Francia come un organismo vivo in continua lotta contro il dispotismo feudale e monarchico, celebrando il popolo e le rivolte contadine con uno stile lirico influenzato dal romanticismo.
Nel 1838 ottenne la cattedra di Storia e morale al Collège de France, dove le sue lezioni appassionate su Carlo Magno e la Rivoluzione attirarono folle entusiaste, ma le idee liberali e repubblicane lo portarono all'allontanamento nel 1852 dopo il colpo di Stato di Luigi Napoleone, insieme a Quinet e a polemiche con Victor Cousin.
Pubblicò nel frattempo Histoire de la Révolution française (1847-1853, 7 volumi), apologia vibrante del Terrore come rigenerazione nazionale contro l'Ancien Régime, influenzata dalle discussioni con Alphonse de Lamartine e Sainte-Beuve nei salotti parigini.
Dopo l'esilio forzato dal Secondo Impero, Michelet si ritirò a Nantes e poi a Hyères in Provenza, producendo opere poetiche e militanti come Le peuple (1846), L'amour (1858), La femme (1859), La sorcière (1862) e La Bible de l'humanité (1864), testi che esaltano natura, donna e umanità contro ogni dogmatismo religioso e politico.
Tradusse la Scienza nuova di Giambattista Vico nel 1827 promuovendone la filosofia ciclica della storia. Amico di Quinet e ammiratore di Vico, entrò in contatto con Proudhon e i socialisti utopici, difendendo l'idea di una Francia laica e democratica fino alla morte.
Frasi di Jules Michelet
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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I cani sono dei candidati all'umanità.
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