Biografia di Vincenzo Gioberti

Vincenzo Gioberti
Nazione: Italia    
Vincenzo Gioberti nacque a Torino il 5 aprile 1801 e morì a Parigi il 26 ottobre 1852. Fu presbitero, teologo, filosofo e personaggio politico.

Figlio di Giuseppe, un modesto commerciante, e di Marianna Predari, rimase presto orfano di entrambi i genitori e fu avviato agli studi ecclesiastici grazie all'appoggio di alcuni protettori: frequentò la Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri, dove ricevette una prima formazione religiosa e letteraria.

Si iscrisse poi alla facoltà di teologia dell'Università di Torino, dove si laureò nel 1823 e, l'anno seguente, fu ordinato sacerdote. Nel 1825 fu nominato cappellano di corte di Carlo Felice, incarico che gli garantiva una posizione di prestigio ma che non soffocò la sua inclinazione per lo studio e per le idee nuove.

Negli anni successivi Gioberti approfondì la lettura dei filosofi, sia antichi che moderni, da Platone a Vico, da Descartes a Rosmini, e si legò agli ambienti patriottici piemontesi, avvicinandosi alle idee di Giuseppe Mazzini e alla Giovine Italia, pur senza mai aderirvi del tutto.

Questo atteggiamento ambiguo lo rese sospetto al governo sabaudo: nel 1833, sotto Carlo Alberto, venne arrestato con l'accusa di cospirazione repubblicana e detenuto per alcuni mesi. Non essendo emerse prove sufficienti, fu rilasciato, ma costretto all'esilio e privato dell'incarico a corte.

Si rifugiò dapprima a Parigi, dove entrò in contatto con l'ambiente intellettuale francese, e nel 1834 si trasferì a Bruxelles. Qui rimase per quasi quattordici anni, insegnando in un istituto privato e dedicandosi con grande intensità alla scrittura filosofica. Del 1840 è la Teorica del sovranaturale, in cui difende la dimensione soprannaturale del cristianesimo contro il razionalismo, seguita da una Introduzione allo studio della filosofia, pubblicata nel 1840, che espone il suo sistema, fondato sulla cosiddetta formula ideale: "l'Ente crea l'esistente", dove Dio è il principio che crea il mondo e a cui la conoscenza umana accede attraverso un'intuizione immediata. Questa posizione, detta ontologismo, lo oppose a Rosmini e alla sua dottrina dell'idea dell'essere.

Il suo nome divenne celebre in tutta Italia nel 1843 con la pubblicazione del Primato morale e civile degli italiani, stampato a Bruxelles. L'opera sosteneva che l'Italia, grazie alla presenza del papato, possedesse una missione guida tra i popoli, e proponeva come soluzione politica una confederazione degli Stati italiani sotto la presidenza del pontefice.

Era un programma moderato, che univa cattolicesimo e sentimento nazionale, e che ebbe un enorme successo tra la borghesia liberale. Il libro fu seguito da scritti polemici, tra cui i Prolegomeni al Primato (1845) e, nel 1847, l'attacco ai gesuiti nel Gesuita moderno, in cui li accusava di ostacolare il rinnovamento civile e religioso.

L'elezione di Pio IX nel 1846 e le prime riforme del nuovo papa sembrarono realizzare le speranze giobertiane. Nel 1848, dopo la concessione dello Statuto da parte di Carlo Alberto, Gioberti poté rientrare in patria e fu accolto con entusiasmo a Torino e a Genova.

Eletto deputato, divenne presidente della Camera e nel dicembre 1848 assunse la guida del governo come presidente del Consiglio, con una linea democratica e federalista. Il progetto di intervenire a Roma per restaurare la sovranità di Pio IX dopo la fuga del papa a Gaeta, e di promuovere una lega italiana, trovò però forte opposizione nel Parlamento e nello stesso Carlo Alberto.

Il suo governo cadde nel febbraio 1849, e dopo la sconfitta di Novara e l'abdicazione di Carlo Alberto, Gioberti si allontanò dalla politica attiva. Fu inviato a Parigi come rappresentante sabaudo presso il governo francese, ma si dimise presto, deluso dalla piega degli eventi e dal comportamento del papa, che aveva abbandonato le riforme. Nel 1851 si stabilì stabilmente a Parigi, dove visse in condizioni modeste, lontano dal partito moderato e dalle vicende italiane.

In questi ultimi anni scrisse il Rinnovamento civile d'Italia (1851), che segnò un cambiamento profondo del suo pensiero. Abbandonata l'idea di un primato guidato dal papato, riconobbe che la guida del processo nazionale doveva spettare al Piemonte e alla monarchia sabauda, e guardò con favore a un'unificazione sotto i Savoia.

Il libro ebbe grande influenza su Cavour e sul movimento liberale e contribuì a orientare il pensiero politico verso l'esito che si sarebbe realizzato un decennio più tardi. Tra le opere filosofiche di quel periodo, pubblicate postume, ricordiamo la Protologia e la Filosofia della rivelazione.

Gioberti morì improvvisamente a Parigi il 26 ottobre 1852, a cinquantun anni, forse per un attacco apoplettico. Le sue spoglie furono tumulate nel cimitero di Père-Lachaise, e solo nel 1860 furono traslate a Torino, nel cimitero monumentale della città.


Frasi di Vincenzo Gioberti

Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

La moltitudine dei giornali è la letteratura e la tirannide degli igoranti.


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