Biografia di Marlon Brando
Nazione: Stati Uniti d'America
Marlon Brando Jr. nacque a Omaha, Nebraska il 3 aprile 1924 e morì a Los Angeles, California il giorno 1 luglio 2004. Fu un attore.
Nacque da una madre casalinga con il pallino del teatro amatoriale e da un padre che lavorava come rappresentante di prodotti chimici e minerali per l'agricoltura: un'infanzia segnata da un ambiente familiare turbolento (entrambi i genitori erano inclini all'alcolismo) e da un rapporto burrascoso, che avrebbe lasciato tracce profonde nel carattere ribelle e insofferente alle regole del futuro attore.
Fin dagli anni della scuola si distinse per un comportamento indisciplinato, che gli costò l'espulsione dal liceo, e i genitori decisero allora di iscriverlo all'Accademia militare del Minnesota, da cui tuttavia venne allontanato a sua volta per la medesima insofferenza verso ogni forma di autorità; fu qui, però, che l'incontro con l'insegnante di teatro Earle Wagner risultò decisivo, spingendolo a scoprire una vera vocazione per la recitazione.
Trasferitosi a New York per raggiungere le sorelle maggiori, già avviate a carriere artistiche, si iscrisse nel 1943 alla New School for Social Research, dove poté studiare arte drammatica con Stella Adler, allieva diretta della tradizione di Konstantin Stanislavskij, gettando così le basi di quello stile di recitazione naturalistico e profondamente interiorizzato, noto come Actor's Studio Method, di cui sarebbe diventato il più celebre interprete.
Il debutto teatrale a Broadway avvenne nella seconda metà degli anni Quaranta, ma fu soprattutto l'interpretazione di Stanley Kowalski in Un tram che si chiama Desiderio, la pièce di Tennessee Williams portata in scena nel 1947 sotto la regia di Elia Kazan, a consacrarlo come una rivelazione assoluta della scena newyorkese; si racconta che durante le prove Brando modificasse liberamente alcune battute scritte da Williams, il quale, colpito dalla forza della sua interpretazione, decise di lasciargli piena libertà creativa.
Trasferita l'esperienza al cinema nel 1951, sempre per la regia di Kazan, la pellicola gli valse la prima di una lunga serie di candidature all'Oscar. Negli anni immediatamente successivi Brando si impose definitivamente come il volto di una nuova generazione di attori americani, capace di esprimere con naturalezza fisica e intensità psicologica personaggi segnati da rabbia sociale e ribellione. Fu il caso di Fronte del porto, diretto ancora da Elia Kazan nel 1954, film che gli fece finalmente vincere il primo Oscar come miglior attore dopo tre candidature consecutive andate a vuoto.
Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta Brando alternò ruoli di grande impegno drammatico, come quello di Marco Antonio nel Giulio Cesare shakespeariano diretto da Joseph L. Mankiewicz, a progetti più discontinui, fino a dirigere personalmente, unica volta nella sua carriera, il western I due volti della vendetta nel 1961.
Sul finire del decennio la sua fama iniziò però ad appannarsi, complice anche l'insuccesso commerciale di alcuni film e le sue posizioni politiche e sociali sempre più schierate a favore delle minoranze, dei nativi americani e dei diritti civili, che gli attirarono critiche e ostacoli in un'industria hollywoodiana ancora largamente conformista.
Fu grazie all'insistenza di Francis Ford Coppola, e nonostante le resistenze della Paramount Pictures, che Brando ottenne il ruolo di don Vito Corleone ne Il Padrino, considerato ancora oggi tra i più celebri della storia del cinema, capace di rilanciare una carriera che sembrava ormai in declino.
Grazie a quell'interpretazione, nel 1973 vinse il secondo Oscar della sua carriera, ma rifiutò clamorosamente di ritirare la statuetta, inviando al suo posto un'attivista di origini native americane, Sacheen Littlefeather, a denunciare pubblicamente la rappresentazione dei nativi americani nel cinema statunitense.
L'anno seguente tornò in Europa per interpretare, accanto a Maria Schneider, Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, film che suscitò clamore e polemiche per la sua carica erotica e trasgressiva.
Negli anni Settanta lavorò anche con il regista Gillo Pontecorvo in Queimada, e sul finire del decennio tornò a collaborare con Coppola interpretando, dietro un compenso allora record, il colonnello Kurtz in Apocalypse now, presentato nel 1979 al Festival di Cannes. Negli anni Ottanta e Novanta la sua presenza sullo schermo si fece più rada e spesso limitata a apparizioni remunerative, come quella nel Superman del 1978 nei panni di Jor-El, mentre il suo aspetto fisico, appesantito da una crescente obesità, ne mutava profondamente l'immagine pubblica. Tornò tuttavia a un ruolo di rilievo accanto a Johnny Depp in Don Juan De Marco - Maestro d'amore, del quale fu anche produttore esecutivo.
La sua vita privata fu segnata da profonde tragedie familiari: nel 1990 il figlio primogenito Christian uccise Dag Drollet, compagno della sorellastra Cheyenne, venendo condannato a dieci anni di carcere, mentre la stessa Cheyenne, dopo ripetuti tentativi di suicidio e vari ricoveri psichiatrici, si tolse la vita nel 1995.
L'ultimo film interpretato da Brando fu The score, del 2001, unica occasione in cui recitò accanto a Robert De Niro, mentre negli ultimissimi mesi di vita prestò ancora la propria voce e immagine ad alcuni progetti rimasti poi inediti o incompiuti.
Morì nel 2004 in un ospedale di Los Angeles, all'età di ottant'anni, stroncato da problemi respiratori aggravati dall'obesità, lasciando un'eredità artistica considerata fondamentale per l'intera storia della recitazione cinematografica del secondo Novecento, capace (o responsabile?) di aver rivoluzionato il modo stesso di intendere il mestiere dell'attore attraverso un'intensità emotiva e una verità fisica senza precedenti nel cinema hollywoodiano.
Nacque da una madre casalinga con il pallino del teatro amatoriale e da un padre che lavorava come rappresentante di prodotti chimici e minerali per l'agricoltura: un'infanzia segnata da un ambiente familiare turbolento (entrambi i genitori erano inclini all'alcolismo) e da un rapporto burrascoso, che avrebbe lasciato tracce profonde nel carattere ribelle e insofferente alle regole del futuro attore.
Fin dagli anni della scuola si distinse per un comportamento indisciplinato, che gli costò l'espulsione dal liceo, e i genitori decisero allora di iscriverlo all'Accademia militare del Minnesota, da cui tuttavia venne allontanato a sua volta per la medesima insofferenza verso ogni forma di autorità; fu qui, però, che l'incontro con l'insegnante di teatro Earle Wagner risultò decisivo, spingendolo a scoprire una vera vocazione per la recitazione.
Trasferitosi a New York per raggiungere le sorelle maggiori, già avviate a carriere artistiche, si iscrisse nel 1943 alla New School for Social Research, dove poté studiare arte drammatica con Stella Adler, allieva diretta della tradizione di Konstantin Stanislavskij, gettando così le basi di quello stile di recitazione naturalistico e profondamente interiorizzato, noto come Actor's Studio Method, di cui sarebbe diventato il più celebre interprete.
Il debutto teatrale a Broadway avvenne nella seconda metà degli anni Quaranta, ma fu soprattutto l'interpretazione di Stanley Kowalski in Un tram che si chiama Desiderio, la pièce di Tennessee Williams portata in scena nel 1947 sotto la regia di Elia Kazan, a consacrarlo come una rivelazione assoluta della scena newyorkese; si racconta che durante le prove Brando modificasse liberamente alcune battute scritte da Williams, il quale, colpito dalla forza della sua interpretazione, decise di lasciargli piena libertà creativa.
Trasferita l'esperienza al cinema nel 1951, sempre per la regia di Kazan, la pellicola gli valse la prima di una lunga serie di candidature all'Oscar. Negli anni immediatamente successivi Brando si impose definitivamente come il volto di una nuova generazione di attori americani, capace di esprimere con naturalezza fisica e intensità psicologica personaggi segnati da rabbia sociale e ribellione. Fu il caso di Fronte del porto, diretto ancora da Elia Kazan nel 1954, film che gli fece finalmente vincere il primo Oscar come miglior attore dopo tre candidature consecutive andate a vuoto.
Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta Brando alternò ruoli di grande impegno drammatico, come quello di Marco Antonio nel Giulio Cesare shakespeariano diretto da Joseph L. Mankiewicz, a progetti più discontinui, fino a dirigere personalmente, unica volta nella sua carriera, il western I due volti della vendetta nel 1961.
Sul finire del decennio la sua fama iniziò però ad appannarsi, complice anche l'insuccesso commerciale di alcuni film e le sue posizioni politiche e sociali sempre più schierate a favore delle minoranze, dei nativi americani e dei diritti civili, che gli attirarono critiche e ostacoli in un'industria hollywoodiana ancora largamente conformista.
Fu grazie all'insistenza di Francis Ford Coppola, e nonostante le resistenze della Paramount Pictures, che Brando ottenne il ruolo di don Vito Corleone ne Il Padrino, considerato ancora oggi tra i più celebri della storia del cinema, capace di rilanciare una carriera che sembrava ormai in declino.
Grazie a quell'interpretazione, nel 1973 vinse il secondo Oscar della sua carriera, ma rifiutò clamorosamente di ritirare la statuetta, inviando al suo posto un'attivista di origini native americane, Sacheen Littlefeather, a denunciare pubblicamente la rappresentazione dei nativi americani nel cinema statunitense.
L'anno seguente tornò in Europa per interpretare, accanto a Maria Schneider, Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, film che suscitò clamore e polemiche per la sua carica erotica e trasgressiva.
Negli anni Settanta lavorò anche con il regista Gillo Pontecorvo in Queimada, e sul finire del decennio tornò a collaborare con Coppola interpretando, dietro un compenso allora record, il colonnello Kurtz in Apocalypse now, presentato nel 1979 al Festival di Cannes. Negli anni Ottanta e Novanta la sua presenza sullo schermo si fece più rada e spesso limitata a apparizioni remunerative, come quella nel Superman del 1978 nei panni di Jor-El, mentre il suo aspetto fisico, appesantito da una crescente obesità, ne mutava profondamente l'immagine pubblica. Tornò tuttavia a un ruolo di rilievo accanto a Johnny Depp in Don Juan De Marco - Maestro d'amore, del quale fu anche produttore esecutivo.
La sua vita privata fu segnata da profonde tragedie familiari: nel 1990 il figlio primogenito Christian uccise Dag Drollet, compagno della sorellastra Cheyenne, venendo condannato a dieci anni di carcere, mentre la stessa Cheyenne, dopo ripetuti tentativi di suicidio e vari ricoveri psichiatrici, si tolse la vita nel 1995.
L'ultimo film interpretato da Brando fu The score, del 2001, unica occasione in cui recitò accanto a Robert De Niro, mentre negli ultimissimi mesi di vita prestò ancora la propria voce e immagine ad alcuni progetti rimasti poi inediti o incompiuti.
Morì nel 2004 in un ospedale di Los Angeles, all'età di ottant'anni, stroncato da problemi respiratori aggravati dall'obesità, lasciando un'eredità artistica considerata fondamentale per l'intera storia della recitazione cinematografica del secondo Novecento, capace (o responsabile?) di aver rivoluzionato il modo stesso di intendere il mestiere dell'attore attraverso un'intensità emotiva e una verità fisica senza precedenti nel cinema hollywoodiano.
Frasi di Marlon Brando
Per ora abbiamo un totale di 4 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Un attore è un tizio che, se non stai parlando di lui, non ti ascolta.
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