Biografia di Jules Barbey d'Aurevilly
Nazione: Francia
Jules-Amédée Barbey d'Aurevilly nacque a Saint-Sauveur-le-Vicomte, Francia il 2 novembre 1808 e morì a Parigi il 23 aprile 1889. Fu uno scrittore.
Nacque nella parte settentrionale della penisola del Cotentin in Normandia, in una famiglia che si vantava di origini aristocratiche e che gli trasmise fin da bambino un forte senso di distinzione e un'identità profondamente normanna, legata a un mondo rurale, cattolico e monarchico che avrebbe segnato per tutta la vita il suo sguardo sul mondo e sulla letteratura.
Ricevette un'educazione iniziale privata e poi si trasferì a Parigi per studiare, dove entrò in contatto con il clima intellettuale della capitale e cominciò a coltivare una vocazione letteraria che si affiancava a una certa attitudine al dandyismo, stile di vita che avrebbe teorizzato in un saggio dedicato a George Brummell, anticipando in parte le riflessioni di Baudelaire sul dandy come figura estetica e morale.
All'inizio della sua carriera si dedicò soprattutto alla poesia e alla critica: nel 1833 sostenne una tesi di diritto dal titolo Des causes qui suspendent le cours de la prescription e si stabilì a Parigi, dove fondò nel 1834, insieme a Trébutien e du Méril, la Revue critique de la philosophie, des sciences et de la littérature, in cui pubblicò articoli di critica letteraria e cominciò a farsi notare per il suo stile polemico e tagliente.
In quegli anni strinse un'intensa amicizia con il poeta Maurice de Guérin, alla cui memoria avrebbe poi dedicato il poema in prosa Amaïdée, e scrisse i Memoranda, testi in cui esplorava il rapporto tra genio, sofferenza e destino, e iniziò a scrivere romanzi come Germaine ou La Pitié, che in seguito sarebbe stato rielaborato come Ce qui ne meurt pas, segnando il passaggio da una fase più lirica a una scrittura narrativa più strutturata.
Negli anni Quaranta Barbey d'Aurevilly si avvicinò sempre più al cattolicesimo e al monarchismo assoluto, influenzato dalla lettura di Joseph de Maistre e da un profondo sdegno verso i valori borghesi della Monarchia di Luglio, e nel 1846 fondò con un gruppo di amici la Société Catholique per la produzione di oggetti religiosi, mentre nel 1847 divenne caporedattore della Revue du Monde catholique, dove espose una visione rigorosamente ortodossa e ultramontana della fede.
Parallelamente continuava la sua attività di giornalista e critico: lavorò per il Constitutionnel e per altri quotidiani, dove si fece conoscere per le sue cronache letterarie e per le sue prese di posizione spesso scandalose, difendendo autori come Baudelaire condannato per immoralità dopo la pubblicazione de Les fleurs du mal e schierandosi a favore di Balzac attaccato dalla Revue des Deux Mondes, così come sostenendo Villiers de l'Isle‑Adam e altri scrittori considerati marginali o incompresi.
Nel 1852 pubblicò L'ensorcelée, romanzo in cui racconta la storia di un prete tornato nel suo villaggio dopo la Rivoluzione francese, segnato da un passato violento e da una fede tormentata, un'opera che passò inosservata all'epoca, ma che oggi è considerata uno dei suoi testi più profondi.
Nel 1857 uscì Une vieille maîtresse, romanzo che suscitò grande scandalo per la sua rappresentazione esplicita della passione, dell'erotismo e del conflitto tra desiderio e moralità, consolidando la sua fama di scrittore provocatorio e "maledetto".
Negli anni Sessanta e Settanta pubblicò alcuni dei suoi lavori più celebri, tra cui Les Diaboliques (1874), una raccolta di racconti brevi in cui donne apparentemente insignificanti si trasformano in figure diaboliche capaci di gesti estremi, e romanzi come Le Chevalier des Touches (1864) e Un prêtre marié (1865), ambientati nella Normandia della Rivoluzione e dei moti chouans, in cui esplora il tema del peccato, della colpa e della redenzione con un linguaggio carico di tensione e di simbolismo.
Barbey d'Aurevilly divenne una figura centrale della vita letteraria francese della seconda metà dell'Ottocento, tanto che fu definito da Léon Bloy (che fu suo segretario e discepolo) "le connétable des lettres" per il suo ruolo di giudice severo e carismatico della cultura del suo tempo.
Continuò a scrivere e a polemizzare fino agli ultimi anni, alternando soggiorni a Parigi, dove abitava in un appartamento alla rue Rousselet, a ritorni in Normandia, la terra che rimase il fondale simbolico e geografico delle sue storie.
Morì a Parigi il 23 aprile 1889, lasciando un'eredità di scrittore di frontiera, capace di coniugare un cattolicesimo rigoroso con un'estetica del male, del mistero e del desiderio, che influenzò autori come Villiers de l'Isle‑Adam, Léon Bloy, Marcel Proust e Bernanos, nonché, più tardi, la corrente decadente e simbolista.
Nacque nella parte settentrionale della penisola del Cotentin in Normandia, in una famiglia che si vantava di origini aristocratiche e che gli trasmise fin da bambino un forte senso di distinzione e un'identità profondamente normanna, legata a un mondo rurale, cattolico e monarchico che avrebbe segnato per tutta la vita il suo sguardo sul mondo e sulla letteratura.
Ricevette un'educazione iniziale privata e poi si trasferì a Parigi per studiare, dove entrò in contatto con il clima intellettuale della capitale e cominciò a coltivare una vocazione letteraria che si affiancava a una certa attitudine al dandyismo, stile di vita che avrebbe teorizzato in un saggio dedicato a George Brummell, anticipando in parte le riflessioni di Baudelaire sul dandy come figura estetica e morale.
All'inizio della sua carriera si dedicò soprattutto alla poesia e alla critica: nel 1833 sostenne una tesi di diritto dal titolo Des causes qui suspendent le cours de la prescription e si stabilì a Parigi, dove fondò nel 1834, insieme a Trébutien e du Méril, la Revue critique de la philosophie, des sciences et de la littérature, in cui pubblicò articoli di critica letteraria e cominciò a farsi notare per il suo stile polemico e tagliente.
In quegli anni strinse un'intensa amicizia con il poeta Maurice de Guérin, alla cui memoria avrebbe poi dedicato il poema in prosa Amaïdée, e scrisse i Memoranda, testi in cui esplorava il rapporto tra genio, sofferenza e destino, e iniziò a scrivere romanzi come Germaine ou La Pitié, che in seguito sarebbe stato rielaborato come Ce qui ne meurt pas, segnando il passaggio da una fase più lirica a una scrittura narrativa più strutturata.
Negli anni Quaranta Barbey d'Aurevilly si avvicinò sempre più al cattolicesimo e al monarchismo assoluto, influenzato dalla lettura di Joseph de Maistre e da un profondo sdegno verso i valori borghesi della Monarchia di Luglio, e nel 1846 fondò con un gruppo di amici la Société Catholique per la produzione di oggetti religiosi, mentre nel 1847 divenne caporedattore della Revue du Monde catholique, dove espose una visione rigorosamente ortodossa e ultramontana della fede.
Parallelamente continuava la sua attività di giornalista e critico: lavorò per il Constitutionnel e per altri quotidiani, dove si fece conoscere per le sue cronache letterarie e per le sue prese di posizione spesso scandalose, difendendo autori come Baudelaire condannato per immoralità dopo la pubblicazione de Les fleurs du mal e schierandosi a favore di Balzac attaccato dalla Revue des Deux Mondes, così come sostenendo Villiers de l'Isle‑Adam e altri scrittori considerati marginali o incompresi.
Nel 1852 pubblicò L'ensorcelée, romanzo in cui racconta la storia di un prete tornato nel suo villaggio dopo la Rivoluzione francese, segnato da un passato violento e da una fede tormentata, un'opera che passò inosservata all'epoca, ma che oggi è considerata uno dei suoi testi più profondi.
Nel 1857 uscì Une vieille maîtresse, romanzo che suscitò grande scandalo per la sua rappresentazione esplicita della passione, dell'erotismo e del conflitto tra desiderio e moralità, consolidando la sua fama di scrittore provocatorio e "maledetto".
Negli anni Sessanta e Settanta pubblicò alcuni dei suoi lavori più celebri, tra cui Les Diaboliques (1874), una raccolta di racconti brevi in cui donne apparentemente insignificanti si trasformano in figure diaboliche capaci di gesti estremi, e romanzi come Le Chevalier des Touches (1864) e Un prêtre marié (1865), ambientati nella Normandia della Rivoluzione e dei moti chouans, in cui esplora il tema del peccato, della colpa e della redenzione con un linguaggio carico di tensione e di simbolismo.
Barbey d'Aurevilly divenne una figura centrale della vita letteraria francese della seconda metà dell'Ottocento, tanto che fu definito da Léon Bloy (che fu suo segretario e discepolo) "le connétable des lettres" per il suo ruolo di giudice severo e carismatico della cultura del suo tempo.
Continuò a scrivere e a polemizzare fino agli ultimi anni, alternando soggiorni a Parigi, dove abitava in un appartamento alla rue Rousselet, a ritorni in Normandia, la terra che rimase il fondale simbolico e geografico delle sue storie.
Morì a Parigi il 23 aprile 1889, lasciando un'eredità di scrittore di frontiera, capace di coniugare un cattolicesimo rigoroso con un'estetica del male, del mistero e del desiderio, che influenzò autori come Villiers de l'Isle‑Adam, Léon Bloy, Marcel Proust e Bernanos, nonché, più tardi, la corrente decadente e simbolista.
Frasi di Jules Barbey d'Aurevilly
Per ora abbiamo un totale di 2 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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I giornali sono le ferrovie della menzogna.
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