Biografia di Pellegrino Artusi
Nazione: Italia
Pellegrino Artusi nacque a Forlimpopoli (FC) il 4 agosto 1820 e morì a Firenze il 30 marzo 1911. Fu scrittore, gastronomo e critico letterario.
Nacque in Romagna, allora parte dello Stato Pontificio, terzogenito di Agostino, droghiere e piccolo commerciante, e Teresa Giunchi, in una famiglia numerosa, che contava sei sorelle, e che lo immerse fin dall'infanzia in un ambiente vivace e laborioso, tra il negozio di famiglia e le campagne circostanti, dove apprese i primi rudimenti di economia domestica e cucina popolare romagnola.
A undici anni visse il trauma degli scontri del 1831 tra patrioti romagnoli e austriaci, rifugiandosi terrorizzato in casa mentre i soldati perquisivano la sua abitazione, un episodio che segnò la sua memoria e lo spinse verso un'esistenza appartata, coltivando nel frattempo un'istruzione autodidatta con letture di classici italiani e frequentazioni a Livorno per apprendistato commerciale.
Da giovane adulto, gestì con successo la drogheria di famiglia a Forlimpopoli, ma nel 1851 un episodio tragico, l'assalto del brigante Oliverotto Ghignone alla sua casa, che causò squilibri mentali alle sorelle Gertrude e Rosa, lo indusse a vendere l'attività e trasferirsi a Firenze. Si impegnò nel commercio della seta fino al 1865, accumulando una fortuna che gli permise di ritirarsi per dedicarsi alle passioni letterarie e gastronomiche.
Negli anni fiorentini strinse rapporti con intellettuali del Risorgimento come Giuseppe Mazzini e Francesco de Sanctis, frequentando i salotti letterari e studiando anatomia, chimica e fisiologia per passione scientifica.
Nel 1873 pubblicò La vita di Ugo Foscolo, biografia critica poco fortunata, e nel 1880 Una vita di Paolo Lancellotti da Siena, ancor meno apprezzata, mentre sperimentava ricette raccolte durante i viaggi in Toscana, Emilia e Lombardia, testandole con le sue cuoche Marietta Sabatini e Francesca Nencetti.
Nel 1891, a settantun anni, diede alle stampe a sue spese la prima edizione di La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, manuale di 790 ricette precise e misurate, da tortellini e cappelletti romagnoli a lessi e fritti toscani, con notazioni su igiene, economia e buon gusto, che curò in quindici edizioni aggiornate fino al 1910, rispondendo a migliaia di lettere di lettrici che ne fecero un bestseller unificante la cucina italiana post-unitaria, celebrato da Levi e Piero Bargellini.
Visse gli ultimi anni in un appartamento di via Roma a Firenze, circondato da amici come Alfredo Pieroni e il garzone Meschinelli, rifiutando onori pubblici ma accettando il cavalierato nel 1901, fino a morire nel 1911 per polmonite. I suoi beni vennero lasciati alla Fondazione Casa Artusi di Forlimpopoli, mentre l'eredità della sua opera lo consacrò padre della gastronomia nazionale.
Nacque in Romagna, allora parte dello Stato Pontificio, terzogenito di Agostino, droghiere e piccolo commerciante, e Teresa Giunchi, in una famiglia numerosa, che contava sei sorelle, e che lo immerse fin dall'infanzia in un ambiente vivace e laborioso, tra il negozio di famiglia e le campagne circostanti, dove apprese i primi rudimenti di economia domestica e cucina popolare romagnola.
A undici anni visse il trauma degli scontri del 1831 tra patrioti romagnoli e austriaci, rifugiandosi terrorizzato in casa mentre i soldati perquisivano la sua abitazione, un episodio che segnò la sua memoria e lo spinse verso un'esistenza appartata, coltivando nel frattempo un'istruzione autodidatta con letture di classici italiani e frequentazioni a Livorno per apprendistato commerciale.
Da giovane adulto, gestì con successo la drogheria di famiglia a Forlimpopoli, ma nel 1851 un episodio tragico, l'assalto del brigante Oliverotto Ghignone alla sua casa, che causò squilibri mentali alle sorelle Gertrude e Rosa, lo indusse a vendere l'attività e trasferirsi a Firenze. Si impegnò nel commercio della seta fino al 1865, accumulando una fortuna che gli permise di ritirarsi per dedicarsi alle passioni letterarie e gastronomiche.
Negli anni fiorentini strinse rapporti con intellettuali del Risorgimento come Giuseppe Mazzini e Francesco de Sanctis, frequentando i salotti letterari e studiando anatomia, chimica e fisiologia per passione scientifica.
Nel 1873 pubblicò La vita di Ugo Foscolo, biografia critica poco fortunata, e nel 1880 Una vita di Paolo Lancellotti da Siena, ancor meno apprezzata, mentre sperimentava ricette raccolte durante i viaggi in Toscana, Emilia e Lombardia, testandole con le sue cuoche Marietta Sabatini e Francesca Nencetti.
Nel 1891, a settantun anni, diede alle stampe a sue spese la prima edizione di La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, manuale di 790 ricette precise e misurate, da tortellini e cappelletti romagnoli a lessi e fritti toscani, con notazioni su igiene, economia e buon gusto, che curò in quindici edizioni aggiornate fino al 1910, rispondendo a migliaia di lettere di lettrici che ne fecero un bestseller unificante la cucina italiana post-unitaria, celebrato da Levi e Piero Bargellini.
Visse gli ultimi anni in un appartamento di via Roma a Firenze, circondato da amici come Alfredo Pieroni e il garzone Meschinelli, rifiutando onori pubblici ma accettando il cavalierato nel 1901, fino a morire nel 1911 per polmonite. I suoi beni vennero lasciati alla Fondazione Casa Artusi di Forlimpopoli, mentre l'eredità della sua opera lo consacrò padre della gastronomia nazionale.
Frasi di Pellegrino Artusi
Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
Leggi le frasi di Pellegrino Artusi
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
Il troppo salato è il peggior difetto delle vivande.
Leggi le frasi di Pellegrino Artusi