Biografia di Giacomo Zanella
Nazione: Italia
Giacomo Zanella nacque a Chiampo (VI) il 9 settembre 1820 e morì a Cavazzale di Monticello Conte Otto (VI) il 17 maggio 1888. Fu sacerdote, poeta e traduttore.
Nacque da una famiglia di modeste condizioni: il padre Adriano possedeva un negozio di generi vari, mentre la madre, Laura Beretta, era imparentata con alcune notabili famiglie del luogo. Trascorse nel villaggio natale i primi otto anni della sua vita, in quella campagna vicentina che avrebbe poi cantato con affetto in alcune delle sue poesie più note.
Il padre, intuite le doti del figlio, lo iscrisse dapprima al Ginnasio comunale di Vicenza, dove Giacomo frequentò le prime classi, per poi essere avviato, avvertendo egli stesso una precoce vocazione religiosa, al Seminario vescovile della città, dove proseguì gli studi come convittore a partire dal 1833.
Nel seminario coltivò con passione lo studio delle lettere classiche, greche e latine, che gli permisero di acquisire quella misura ed eleganza formale che sarebbe rimasta una cifra costante della sua poesia, pur in un ambiente, quello del seminario vicentino tra il 1830 e il 1840, che secondo la testimonianza dello scrittore Antonio Fogazzaro, suo grande amico ed estimatore, risultava piuttosto chiuso e isolato rispetto al mondo esterno.
Il 6 agosto 1843 fu ordinato sacerdote e venne subito nominato professore di lettere e filosofia nello stesso seminario in cui si era formato. Gli anni della sua giovinezza sacerdotale coincisero con il fervore patriottico del Risorgimento italiano: pur non partecipando direttamente agli eventi rivoluzionari del 1848 come altri sacerdoti vicentini a lui vicini, tra cui Giovanni Rossi e Giuseppe Fogazzaro, zio dello scrittore Antonio, Zanella manifestò apertamente il proprio amor di patria anche attraverso alcune poesie di ispirazione patriottica.
Fu però costretto a nasconderle quando, nel 1850, la polizia austriaca perquisì il seminario. Proprio a causa di questi sentimenti di italianità, sospetti alle autorità asburgiche, fu sospeso dall'insegnamento nel 1848 e, sebbene protetto dal proprio vescovo, dovette allontanarsi definitivamente dalla cattedra nel 1853, riottenendola solo nel 1857 dopo alcuni anni di forzata inattività didattica.
Dopo un periodo trascorso tra Venezia e Vicenza, nel 1862 fu chiamato a dirigere il ginnasio-liceo Santo Stefano di Padova, città culturalmente assai più vivace rispetto alla natia Vicenza, cui pure restò sempre legatissimo negli affetti; venne nominato dapprima direttore provvisorio e poi, il 22 dicembre 1863, direttore effettivo dell'istituto.
Il trasferimento a Padova gli permise di entrare in contatto con i maggiori intellettuali del tempo, consolidando in particolare l'amicizia con lo scrittore Antonio Fogazzaro, che sarebbe rimasto legato a lui da profonda stima per tutta la vita, e stringendo nuovi importanti sodalizi, come quelli con l'economista e uomo politico Fedele Lampertico, a cui Zanella dedicò la celebre poesia A Fedele Lampertico del 1868, e con Luigi Luzzatti, futuro statista italiano.
Dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia, avvenuta nel 1866, Zanella passò all'Università di Padova come professore di letteratura italiana, incarico che poi mantenne fino al 1876, e proprio in quegli anni di piena maturità intellettuale, nel 1868, diede alle stampe la sua prima raccolta di versi, semplicemente intitolata Versi, che gli valse un vasto successo di pubblico e di critica e la fama, meritata dal suo impegno risorgimentale, di "poeta dell'unità d'Italia".
La poesia di Zanella, di impronta classicista e formalmente limpida, si distinse per il costante tentativo di conciliare la fede cattolica con la fiducia nel progresso scientifico e con un moderato democraticismo sociale, in un dialogo che attraversò l'intera sua opera e che rifletteva bene la sua duplice natura di sacerdote e di uomo aperto alle istanze culturali del proprio tempo, incluso il pensiero positivista allora in piena affermazione.
Oltre alla produzione poetica, si dedicò anche alla critica letteraria, pubblicando opere come Paralleli letterari nel 1885 e la Storia della letteratura italiana dalla metà del '700 ai giorni nostri nel 1880, e fu inoltre apprezzato traduttore dal greco e dal latino, attività che coltivò fin da giovanissimo, ancor prima di dedicarsi alla traduzione di autori stranieri.
Nel 1879, in virtù della sua fama di poeta e patriota, fu incaricato dal professor Ferdinando Coletti di scrivere una dedica per un prezioso album destinato a Teresa Cibele Legnazzi, patriota veneta, testimonianza che raccoglieva fotografie e lettere di duecentoventun patrioti del Risorgimento veneto. Nel 1880 ebbe modo di incontrare a Roma il grande poeta Giosuè Carducci, che in passato lo aveva già pubblicamente elogiato, in un incontro che segnò il riconoscimento reciproco di due tra le voci più autorevoli della poesia italiana dell'Ottocento.
Dopo la fine dell'insegnamento universitario, Zanella trascorse gli ultimi dieci anni della sua vita dividendosi tra la villetta di famiglia a Cavazzale e la casa di Vicenza, continuando a comporre versi e a svolgere i propri incarichi pastorali, apprezzato dai fedeli anche come predicatore di grande capacità oratoria. Nel febbraio del 1878, alla morte di papa Pio IX, compose in suo onore la poesia In morte di Pio IX, espressione dei suoi sentimenti di devoto sacerdote cattolico.
All'inizio del 1888 fu colpito da una congestione cerebrale e si spense nella sua villa di Monticello Conte Otto, presso Vicenza, all'età di sessantasette anni. Sulla sua tomba furono scelti alcuni versi tratti dalla sua poesia La veglia, a testimonianza della sua fede nella vita oltre la morte. Nel 1920 fu inaugurata a Chiampo, suo paese natale, una lapide commemorativa opera dello scultore Spazzi, a perenne memoria di uno dei più rappresentativi poeti-sacerdoti dell'Ottocento italiano, capace di tenere insieme, nella propria vita e nella propria opera, l'amore per la patria, la fede religiosa e l'apertura verso il progresso scientifico e culturale del proprio tempo.
Nacque da una famiglia di modeste condizioni: il padre Adriano possedeva un negozio di generi vari, mentre la madre, Laura Beretta, era imparentata con alcune notabili famiglie del luogo. Trascorse nel villaggio natale i primi otto anni della sua vita, in quella campagna vicentina che avrebbe poi cantato con affetto in alcune delle sue poesie più note.
Il padre, intuite le doti del figlio, lo iscrisse dapprima al Ginnasio comunale di Vicenza, dove Giacomo frequentò le prime classi, per poi essere avviato, avvertendo egli stesso una precoce vocazione religiosa, al Seminario vescovile della città, dove proseguì gli studi come convittore a partire dal 1833.
Nel seminario coltivò con passione lo studio delle lettere classiche, greche e latine, che gli permisero di acquisire quella misura ed eleganza formale che sarebbe rimasta una cifra costante della sua poesia, pur in un ambiente, quello del seminario vicentino tra il 1830 e il 1840, che secondo la testimonianza dello scrittore Antonio Fogazzaro, suo grande amico ed estimatore, risultava piuttosto chiuso e isolato rispetto al mondo esterno.
Il 6 agosto 1843 fu ordinato sacerdote e venne subito nominato professore di lettere e filosofia nello stesso seminario in cui si era formato. Gli anni della sua giovinezza sacerdotale coincisero con il fervore patriottico del Risorgimento italiano: pur non partecipando direttamente agli eventi rivoluzionari del 1848 come altri sacerdoti vicentini a lui vicini, tra cui Giovanni Rossi e Giuseppe Fogazzaro, zio dello scrittore Antonio, Zanella manifestò apertamente il proprio amor di patria anche attraverso alcune poesie di ispirazione patriottica.
Fu però costretto a nasconderle quando, nel 1850, la polizia austriaca perquisì il seminario. Proprio a causa di questi sentimenti di italianità, sospetti alle autorità asburgiche, fu sospeso dall'insegnamento nel 1848 e, sebbene protetto dal proprio vescovo, dovette allontanarsi definitivamente dalla cattedra nel 1853, riottenendola solo nel 1857 dopo alcuni anni di forzata inattività didattica.
Dopo un periodo trascorso tra Venezia e Vicenza, nel 1862 fu chiamato a dirigere il ginnasio-liceo Santo Stefano di Padova, città culturalmente assai più vivace rispetto alla natia Vicenza, cui pure restò sempre legatissimo negli affetti; venne nominato dapprima direttore provvisorio e poi, il 22 dicembre 1863, direttore effettivo dell'istituto.
Il trasferimento a Padova gli permise di entrare in contatto con i maggiori intellettuali del tempo, consolidando in particolare l'amicizia con lo scrittore Antonio Fogazzaro, che sarebbe rimasto legato a lui da profonda stima per tutta la vita, e stringendo nuovi importanti sodalizi, come quelli con l'economista e uomo politico Fedele Lampertico, a cui Zanella dedicò la celebre poesia A Fedele Lampertico del 1868, e con Luigi Luzzatti, futuro statista italiano.
Dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia, avvenuta nel 1866, Zanella passò all'Università di Padova come professore di letteratura italiana, incarico che poi mantenne fino al 1876, e proprio in quegli anni di piena maturità intellettuale, nel 1868, diede alle stampe la sua prima raccolta di versi, semplicemente intitolata Versi, che gli valse un vasto successo di pubblico e di critica e la fama, meritata dal suo impegno risorgimentale, di "poeta dell'unità d'Italia".
La poesia di Zanella, di impronta classicista e formalmente limpida, si distinse per il costante tentativo di conciliare la fede cattolica con la fiducia nel progresso scientifico e con un moderato democraticismo sociale, in un dialogo che attraversò l'intera sua opera e che rifletteva bene la sua duplice natura di sacerdote e di uomo aperto alle istanze culturali del proprio tempo, incluso il pensiero positivista allora in piena affermazione.
Oltre alla produzione poetica, si dedicò anche alla critica letteraria, pubblicando opere come Paralleli letterari nel 1885 e la Storia della letteratura italiana dalla metà del '700 ai giorni nostri nel 1880, e fu inoltre apprezzato traduttore dal greco e dal latino, attività che coltivò fin da giovanissimo, ancor prima di dedicarsi alla traduzione di autori stranieri.
Nel 1879, in virtù della sua fama di poeta e patriota, fu incaricato dal professor Ferdinando Coletti di scrivere una dedica per un prezioso album destinato a Teresa Cibele Legnazzi, patriota veneta, testimonianza che raccoglieva fotografie e lettere di duecentoventun patrioti del Risorgimento veneto. Nel 1880 ebbe modo di incontrare a Roma il grande poeta Giosuè Carducci, che in passato lo aveva già pubblicamente elogiato, in un incontro che segnò il riconoscimento reciproco di due tra le voci più autorevoli della poesia italiana dell'Ottocento.
Dopo la fine dell'insegnamento universitario, Zanella trascorse gli ultimi dieci anni della sua vita dividendosi tra la villetta di famiglia a Cavazzale e la casa di Vicenza, continuando a comporre versi e a svolgere i propri incarichi pastorali, apprezzato dai fedeli anche come predicatore di grande capacità oratoria. Nel febbraio del 1878, alla morte di papa Pio IX, compose in suo onore la poesia In morte di Pio IX, espressione dei suoi sentimenti di devoto sacerdote cattolico.
All'inizio del 1888 fu colpito da una congestione cerebrale e si spense nella sua villa di Monticello Conte Otto, presso Vicenza, all'età di sessantasette anni. Sulla sua tomba furono scelti alcuni versi tratti dalla sua poesia La veglia, a testimonianza della sua fede nella vita oltre la morte. Nel 1920 fu inaugurata a Chiampo, suo paese natale, una lapide commemorativa opera dello scultore Spazzi, a perenne memoria di uno dei più rappresentativi poeti-sacerdoti dell'Ottocento italiano, capace di tenere insieme, nella propria vita e nella propria opera, l'amore per la patria, la fede religiosa e l'apertura verso il progresso scientifico e culturale del proprio tempo.
Frasi di Giacomo Zanella
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Noi siamo di ieri.
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