Frasi di Jules Renard

51/95

Sognatore come un gatto che guarda sul soffitto i raggi luminosi di una lampada.

52/95

Com'è noioso il lutto! In ogni momento bisogna ricordarsi che si è tristi.

53/95

Lo sguardo accattone dell'attore che in tutte le circostanze, anche nelle più gravi, si volge intorno per assicurarsi che lo si guarda e che lo si è riconosciuto.

54/95

La rara, la breve gioia di sentire che ci si perfeziona un poco ogni anno.

55/95

La mia letteratura è come una serie di lettere indirizzate a me stesso, che io vi permetto di leggere.

56/95

Se si potesse rileggermi prima di leggermi, mi si amerebbe molto di più.

57/95

Sono uno scrittore cui solamente il desiderio della perfezione impedisce di essere grande.

58/95

Il laico è l'uomo che cerca infaticabilmente Dio e non lo trova mai.

59/95

L'amore è come una clessidra: quando si riempie il cuore, si svuota il cervello.

60/95

Salvo complicazioni, morirà.

61/95

Occorre che l'uomo libero si prenda ogni tanto la libertà di essere schiavo.

62/95

La più stupida esagerazione è quella delle lagrime. È seccante come un rubinetto che non si chiude.

63/95

Lo stile è l'oblio di tutti gli stili.

64/95

Occorre amare la natura e gli uomini malgrado il loro fango.

65/95

La mano che scrive deve cercare di ignorare sempre l'occhio che legge.

66/95

Il più grand'uomo è solamente un fanciullo che la vita ha ingannato.

67/95

Se vuoi essere sicuro di far sempre il tuo dovere, fa' quello che ti riesce sgradevole.

68/95

Tutto quello che siamo lo abbiamo messo nel nostro primo libro. Più tardi non facciamo che strappare le gramigne dei nostri difetti e coltivare le nostre prime qualità, quando proprio ci riesce di fare qualcosa.

69/95

I rimorsi vanno avanti e indietro vestiti con un piccolo abito da carabiniere.

70/95

Quella bambina sembra in gabbia dietro la sua grandiosa arpa ondulata, e continua a grattare con le dita le sbarre della sua gabbia.

71/95

La morte potrebbe essere il sogno se, tratto tratto, si potesse aprire un occhio.

72/95

"Cornuto": strano che questa parolina non abbia il femminile.

73/95

Non sono fatto per la lotta. Sono fatto per uccidere la gente a fucilate nel deretano.

74/95

Le contadine sono come i fiori dei campi che, se li fiuti, o non sanno di niente o puzzano.

75/95

L'acqua limacciosa della memoria, dove tutto ciò che cade si nasconde. Se la si muove, qualcosa torna a galla.

76/95

La saggezza del contadino è solamente ignoranza che non osa esprimersi.

77/95

Elogio funebre: la metà di questi elogi gli sarebbero bastati quando era vivo.

78/95

Il pinguino con le punte delle ali nel taschino del gilè.

79/95

Si dovrebbe scrivere come si respira. Un respiro armonioso, con le sue lentezze e i suoi ritmi all'improvviso affrettati, un respiro naturale, ecco, il simbolo del bello stile.

80/95

Del resto, ho finito. Potrei ricominciare e sarebbe meglio: ma nessuno se ne accorgerebbe. È meglio che sia finita.

81/95

Il sole si alza prima di me, ma io mi corico dopo di lui. Siamo pari e patta.

82/95

Noi siamo tutti dei poveri imbecilli (parlo per me, beninteso) incapaci di essere buoni o cattivi per due ore intere di seguito.

83/95

Il nostro amore per la campagna: un rustico fuoco di paglia.

84/95

La paura della morte fa amare il lavoro che è tutta la vita.

85/95

La vita porta a tutto, a condizione di uscirne.

86/95

I contadini combattono la sporcizia solamente con il sudore.

87/95

Non so se è possibile correggersi dei propri difetti, ma so che si può esser presi dal disgusto dalle proprie qualità soprattutto quando le si ritrova negli altri.

88/95

Sully Prudhomme è uno scrittore di una profondità sempre eguale. Ci si fa il bagno dentro senza paura e si tocca sempre il fondo.

89/95

Sono malato, e vorrei dire cose profonde, un po' storiche, di quelle che gli amici ripeterebbero; ma sono troppo stanco di nervi.

90/95

Non capisco nulla della vita, ma non dico sia impossibile che Dio ci capisca qualcosa.

91/95

Il mare è l'abisso colmo fino al limite.

92/95

Sulla Terra non c'è il paradiso, ma ci sono dei pezzi di esso.

93/95

Chi non ha la malattia dello scrupolo non deve nemmeno sognare di essere onesto.

94/95

Bisogna dire la verità, almeno qualche volta, tanto per essere creduti il giorno in cui mentiremo.

95/95

L'uomo è un animale che alza gli occhi al cielo e non vede che i ragni del soffitto.


Biografia di Jules Renard