Biografia di Francis Picabia
Nazione: Francia
Francis Picabia nacque a Parigi il 22 gennaio 1879 e morì sempre a Parigi il 30 novembre 1953. Fu pittore e scrittore.
Figlio di un diplomatico cubano di origini spagnole, Francisco Vicente Martínez Picabia de Ibáñez, e di una madre francese, Marie Cécile Davanne, apparteneva a una famiglia di fotografi e collezionisti d'arte, circostanza che permise al piccolo Francis di crescere fin dall'infanzia circondato da una notevole collezione di dipinti e da un ambiente familiare agiato e colto.
Rimasto orfano di madre in tenera età, fu cresciuto principalmente dal padre e dai nonni materni, e mostrò fin da ragazzo una precoce e spiccata inclinazione per il disegno e la pittura, tanto che già a quindici anni espose alcune proprie opere, mentre la sua formazione artistica proseguì poi con studi regolari presso l'École des Arts Décoratifs e successivamente con lezioni private impartite da vari maestri, tra cui Fernand Cormon.
Le sue prime opere, realizzate tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, si mossero nell'ambito dell'impressionismo e del post-impressionismo, risentendo dell'influenza di Alfred Sisley e Camille Pissarro, e riscossero un discreto successo commerciale presso il pubblico borghese parigino, ma ben presto Picabia, insofferente per temperamento verso ogni forma di stabilità stilistica o esistenziale, abbandonò questa strada per avvicinarsi rapidamente al fauvismo e poi, tra il 1908 e il 1912, al cubismo, entrando in contatto con i principali protagonisti dell'avanguardia parigina del tempo.
Fu proprio in questi anni che strinse una delle amicizie più significative e durature della sua vita, quella con Marcel Duchamp, conosciuto attorno al 1911, con il quale condivise per decenni un sodalizio intellettuale fatto di reciproca stima, sperimentazioni parallele e un comune gusto per la provocazione e l'ironia nei confronti delle convenzioni artistiche borghesi; insieme a Duchamp e ad altri artisti frequentò il celebre gruppo di Puteaux, riunito attorno ai fratelli Duchamp-Villon e a Jacques Villon.
Nel 1913 Picabia si recò a New York in occasione del celebre Armory Show, evento nel quale espose insieme allo stesso Duchamp, e in questa occasione strinse contatti importanti con il fotografo e gallerista Alfred Stieglitz, che sostenne e promosse la sua opera negli Stati Uniti, e con la fotografa e artista Beatrice Wood, con la quale visse in seguito, negli anni della Prima guerra mondiale trascorsi tra New York e Barcellona, un'intensa e complessa relazione sentimentale e artistica che coinvolse anche lo stesso Duchamp in un celebre triangolo di amicizia e affetti.
In quel periodo, tra il 1915 e il 1917, Picabia sviluppò il proprio linguaggio più originale e influente, quello dei cosiddetti "quadri meccanomorfi", opere nelle quali macchine, ingranaggi e componenti meccanici vengono utilizzati come metafore ironiche e talvolta erotiche della condizione umana, un filone che trovò espressione anche nella rivista "391", fondata dallo stesso Picabia a Barcellona nel 1917 sul modello della precedente rivista newyorkese "291" di Stieglitz, e che divenne negli anni successivi uno dei principali veicoli di diffusione delle idee Dada in Europa.
Rientrato in Europa, Picabia divenne infatti una delle figure più attive e itineranti del movimento Dada, partecipando dapprima alle manifestazioni del gruppo zurighese guidato da Tristan Tzara, con il quale strinse una fervida amicizia e collaborazione, per poi portare il fermento dadaista a Parigi, dove nel 1920 si trovò al centro delle clamorose serate e manifestazioni pubbliche del movimento insieme, tra gli altri, ad André Breton, Louis Aragon e Paul Éluard.
Il suo temperamento inquieto e polemico lo portò tuttavia, già dalla metà degli anni Venti, a rompere clamorosamente sia con Tzara sia con Breton, rifiutando l'adesione al nascente movimento surrealista che pure molti si aspettavano abbracciasse, e proseguendo invece un percorso artistico del tutto autonomo e imprevedibile, caratterizzato da bruschi cambi di stile che gli attirarono spesso incomprensione da parte della critica.
Negli anni Venti realizzò, tra le altre opere, i celebri quadri di trasparenza, nei quali sovrapponeva più immagini semitrasparenti creando effetti di stratificazione visiva, e si dedicò anche alla scenografia, collaborando nel 1924 con Erik Satie e René Clair al balletto dadaista Relâche, per il quale lo stesso Clair girò il celebre cortometraggio Entr'acte, con la partecipazione, in un breve cammeo, dello stesso Duchamp insieme a Man Ray.
Negli anni Trenta e Quaranta, trasferitosi prevalentemente sulla Costa Azzurra, Picabia si dedicò a una produzione pittorica sorprendente e per lungo tempo osteggiata dalla critica, dipingendo nudi femminili ispirati a fotografie di riviste popolari e cartoline, in uno stile figurativo apertamente kitsch che soltanto molti decenni dopo la sua morte sarebbe stato rivalutato e riconosciuto come una sorprendente anticipazione di tendenze artistiche successive, dalla pop art fino a certe correnti postmoderne.
Sul piano personale, dopo il primo matrimonio con Gabrielle Buffet, intellettuale e musicista che fu anche sua collaboratrice e che gli diede tre figli, Picabia sposò in seconde nozze Olga Mohler, che era stata per anni la governante dei suoi figli e che gli rimase accanto fino alla fine della vita.
Francis Picabia morì nel 1953 a Parigi, lasciando un segno profondo e imprevedibile nella storia dell'arte del Novecento, riconosciuto ancora oggi come una delle figure più sfuggenti e anticonformiste dell'intera avanguardia europea, capace di attraversare senza fedeltà stilistiche impressionismo, cubismo, dadaismo e un personalissimo figurativismo tardo, sempre guidato da un instancabile bisogno di libertà e di provocazione.
Figlio di un diplomatico cubano di origini spagnole, Francisco Vicente Martínez Picabia de Ibáñez, e di una madre francese, Marie Cécile Davanne, apparteneva a una famiglia di fotografi e collezionisti d'arte, circostanza che permise al piccolo Francis di crescere fin dall'infanzia circondato da una notevole collezione di dipinti e da un ambiente familiare agiato e colto.
Rimasto orfano di madre in tenera età, fu cresciuto principalmente dal padre e dai nonni materni, e mostrò fin da ragazzo una precoce e spiccata inclinazione per il disegno e la pittura, tanto che già a quindici anni espose alcune proprie opere, mentre la sua formazione artistica proseguì poi con studi regolari presso l'École des Arts Décoratifs e successivamente con lezioni private impartite da vari maestri, tra cui Fernand Cormon.
Le sue prime opere, realizzate tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, si mossero nell'ambito dell'impressionismo e del post-impressionismo, risentendo dell'influenza di Alfred Sisley e Camille Pissarro, e riscossero un discreto successo commerciale presso il pubblico borghese parigino, ma ben presto Picabia, insofferente per temperamento verso ogni forma di stabilità stilistica o esistenziale, abbandonò questa strada per avvicinarsi rapidamente al fauvismo e poi, tra il 1908 e il 1912, al cubismo, entrando in contatto con i principali protagonisti dell'avanguardia parigina del tempo.
Fu proprio in questi anni che strinse una delle amicizie più significative e durature della sua vita, quella con Marcel Duchamp, conosciuto attorno al 1911, con il quale condivise per decenni un sodalizio intellettuale fatto di reciproca stima, sperimentazioni parallele e un comune gusto per la provocazione e l'ironia nei confronti delle convenzioni artistiche borghesi; insieme a Duchamp e ad altri artisti frequentò il celebre gruppo di Puteaux, riunito attorno ai fratelli Duchamp-Villon e a Jacques Villon.
Nel 1913 Picabia si recò a New York in occasione del celebre Armory Show, evento nel quale espose insieme allo stesso Duchamp, e in questa occasione strinse contatti importanti con il fotografo e gallerista Alfred Stieglitz, che sostenne e promosse la sua opera negli Stati Uniti, e con la fotografa e artista Beatrice Wood, con la quale visse in seguito, negli anni della Prima guerra mondiale trascorsi tra New York e Barcellona, un'intensa e complessa relazione sentimentale e artistica che coinvolse anche lo stesso Duchamp in un celebre triangolo di amicizia e affetti.
In quel periodo, tra il 1915 e il 1917, Picabia sviluppò il proprio linguaggio più originale e influente, quello dei cosiddetti "quadri meccanomorfi", opere nelle quali macchine, ingranaggi e componenti meccanici vengono utilizzati come metafore ironiche e talvolta erotiche della condizione umana, un filone che trovò espressione anche nella rivista "391", fondata dallo stesso Picabia a Barcellona nel 1917 sul modello della precedente rivista newyorkese "291" di Stieglitz, e che divenne negli anni successivi uno dei principali veicoli di diffusione delle idee Dada in Europa.
Rientrato in Europa, Picabia divenne infatti una delle figure più attive e itineranti del movimento Dada, partecipando dapprima alle manifestazioni del gruppo zurighese guidato da Tristan Tzara, con il quale strinse una fervida amicizia e collaborazione, per poi portare il fermento dadaista a Parigi, dove nel 1920 si trovò al centro delle clamorose serate e manifestazioni pubbliche del movimento insieme, tra gli altri, ad André Breton, Louis Aragon e Paul Éluard.
Il suo temperamento inquieto e polemico lo portò tuttavia, già dalla metà degli anni Venti, a rompere clamorosamente sia con Tzara sia con Breton, rifiutando l'adesione al nascente movimento surrealista che pure molti si aspettavano abbracciasse, e proseguendo invece un percorso artistico del tutto autonomo e imprevedibile, caratterizzato da bruschi cambi di stile che gli attirarono spesso incomprensione da parte della critica.
Negli anni Venti realizzò, tra le altre opere, i celebri quadri di trasparenza, nei quali sovrapponeva più immagini semitrasparenti creando effetti di stratificazione visiva, e si dedicò anche alla scenografia, collaborando nel 1924 con Erik Satie e René Clair al balletto dadaista Relâche, per il quale lo stesso Clair girò il celebre cortometraggio Entr'acte, con la partecipazione, in un breve cammeo, dello stesso Duchamp insieme a Man Ray.
Negli anni Trenta e Quaranta, trasferitosi prevalentemente sulla Costa Azzurra, Picabia si dedicò a una produzione pittorica sorprendente e per lungo tempo osteggiata dalla critica, dipingendo nudi femminili ispirati a fotografie di riviste popolari e cartoline, in uno stile figurativo apertamente kitsch che soltanto molti decenni dopo la sua morte sarebbe stato rivalutato e riconosciuto come una sorprendente anticipazione di tendenze artistiche successive, dalla pop art fino a certe correnti postmoderne.
Sul piano personale, dopo il primo matrimonio con Gabrielle Buffet, intellettuale e musicista che fu anche sua collaboratrice e che gli diede tre figli, Picabia sposò in seconde nozze Olga Mohler, che era stata per anni la governante dei suoi figli e che gli rimase accanto fino alla fine della vita.
Francis Picabia morì nel 1953 a Parigi, lasciando un segno profondo e imprevedibile nella storia dell'arte del Novecento, riconosciuto ancora oggi come una delle figure più sfuggenti e anticonformiste dell'intera avanguardia europea, capace di attraversare senza fedeltà stilistiche impressionismo, cubismo, dadaismo e un personalissimo figurativismo tardo, sempre guidato da un instancabile bisogno di libertà e di provocazione.
Frasi di Francis Picabia
Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
Leggi le frasi di Francis Picabia
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
Il futuro è uno strumento monotono.
Leggi le frasi di Francis Picabia