Biografia di Lodovico Muratori
Nazione: Italia
Lodovico Antonio Muratori nacque a Vignola (MO) il 21 ottobre 1672 e morì a Modena il 23 gennaio 1750. Fu presbitero, filologo e storiografo.
Come precisò egli stesso, il suo nome è spesso scritto erroneamente "Ludovico" per influsso della forma latina Ludovicus, mentre il nome corretto è "Lodovico".
I suoi genitori erano Francesco Antonio Muratori e Giovanna Altimanni. Nato da famiglia contadina in una casa a tre piani a ridosso del locale castello di Vignola, ancora oggi visitabile, fin da fanciullo dimostrò una forte passione per gli studi.
Il padre era però riluttante a incoraggiare troppo quella vocazione intellettuale: le sue remore nascevano dal timore che il figlio, unico maschio accanto a cinque donne, fatalmente avviato anche alla carriera ecclesiastica, privasse la famiglia Muratori di una progenie che ne perpetuasse il cognome.
Ciononostante, in una lettera autobiografica scritta a quarantanove anni, Muratori ricordava che fin da fanciullo si era distinto come scolaro modello: i premi, i privilegi e l'emulazione stimolata dai maestri nelle scuole pubbliche lo spingevano a fare più degli altri e a ottenere più distinzioni, e da ciò derivava in lui quel diletto che rende agevole e dolce ogni fatica.
Il nipote biografo Soli riferisce inoltre che dalla prima giovinezza Muratori aveva preso il costume di far buon uso del tempo e di non dormire più di sette ore, anche nelle notti più lunghe, così da poter leggere e studiare.
Studiò grammatica a Vignola, poi, dal 1685, lettere umane a Modena nelle scuole della Compagnia di Gesù, quindi filosofia e diritto nel Collegio dei Nobili di San Carlo, conseguendo le lauree in entrambe le discipline, rispettivamente nel 1692 e nel 1694.
In quegli stessi anni maturò il suo avvicinamento appassionato alla letteratura, alla storia e alle arti, e si dedicò volontariamente allo studio della lingua greca, materia che non faceva parte del percorso obbligatorio.
Fondamentale per la sua formazione fu la figura di Benedetto Bacchini, dotto benedettino e storico della chiesa, con cui strinse un rapporto di vera e propria guida intellettuale: nell'apprendistato con Bacchini, la vocazione religiosa di Muratori prese forma agostiniana e giansenista, e condivise l'idea di Blaise Pascal di combattere i nemici del cristianesimo non sul loro piano, come volevano i gesuiti, ma tornando alla tradizione evangelica e della Chiesa primitiva.
Nel 1695, su invito del conte Carlo Borromeo, si recò a Milano, dove rimase all'incirca fino al 1700 come Dottore della Biblioteca Ambrosiana. Qui mise a frutto l'indole filologica appresa nelle dotte conversazioni con l'Accademia di San Pietro di Modena, compì importanti scoperte antiquarie e strinse legami con intellettuali locali, come il poeta milanese Carlo Maria Maggi, di cui curò l'edizione delle rime, e il bibliofilo fiorentino Antonio Magliabechi. Fu durante questo soggiorno milanese che ricevette l'ordinazione sacerdotale, nel 1695, e che prese forma definitiva la sua vocazione di storico e di erudito.
Nel 1700, fu chiamato a dirigere la biblioteca modenese del duca Rinaldo I d'Este, succedendo proprio a Benedetto Bacchini nella carica di archivista e bibliotecario. La corte estense gli offrì ogni comodità di studio, e Muratori trovò a Modena le condizioni di tranquillità necessarie al suo lavoro.
In quel clima fertile la sua produzione si moltiplicò rapidamente. Grazie ad antiche carte estensi, Muratori fornì alla casa d'Este e a quella germanica di Brunswick-Hannover la prova che il matrimonio del duca Rinaldo, avvenuto nel 1695 con la principessa Carlotta Felicita di Brunswick, era stato una sorta di ricongiungimento di due rami dello stesso ceppo comune, quello originato da Alberto Azzo II.
Ciò diede lo spunto per la prima grande opera storica di Muratori, le Antichità estensi ed italiane, uscite in due volumi tra il 1717 e il 1740, redatte in parte in collaborazione con lo storico ufficiale della casa Hannover, il grande filosofo e matematico Gottfried Wilhelm von Leibniz.
Quando scoppiò la guerra di successione spagnola e Modena fu occupata dai francesi tra il 1702 e il 1707, il duca andò in esilio, l'archivio fu spostato e Muratori, rimasto in città, si rivolse ad altri campi del sapere. In quegli anni apparvero i Primi disegni della repubblica letteraria d'Italia (1703), La perfetta poesia italiana (1706) nonché Riflessioni sopra il buon gusto intorno le scienze e le arti (1708-1715).
Con i Primi disegni egli progettava di dar vita a un'accademia nazionale che riunisse i maggiori intelletti della cultura italiana e promuovesse il progresso letterario dell'intera penisola; con La perfetta poesia italiana, in tre volumi, delineava lo sviluppo della storia letteraria dal Petrarca in poi, cercando di chiarire gli scopi educativi e morali ai quali la poesia avrebbe dovuto tendere.
Un terzo elemento, negli anni dieci, contribuì alla definizione piena della personalità di Muratori: l'amicizia con padre Paolo Segneri. Il lavoro costante al suo fianco nelle attività di carità e di formazione del clero gli instillò il desiderio di ricevere una parrocchia ove operare, esaudito nel 1716 con il conferimento della prepositura di Santa Maria della Pomposa in Modena.
L'esercizio religioso fu intenso e lo assorbì nella vita quotidiana, affiancandosi al lavoro intellettuale: restaurò la chiesa affidatagli e creò in Modena la compagnia della Carità per l'assistenza ai bisognosi.
Il grande cantiere storiografico prese forma compiuta nei due decenni successivi. Nei vent'anni compresi tra il 1723 e il 1743, seguendo l'invito degli amici tra cui Apostolo Zeno, Muratori compendiò il frutto delle immense ricerche storiche e letterarie in trentotto volumi divisi tra tre grandi opere: i Rerum Italicarum Scriptores (1723-1738), le Antiquitates Italicae Medii Aevi (1738-1743) e il Novus Thesaurus Veterum Inscriptionum (1738-1743).
In particolare nelle Antiquitates italicae medii aevi, in sei volumi, egli raccolse settantasei dissertazioni sulle più svariate questioni della storia del costume, delle istituzioni, dell'economia, della religione e della letteratura, proponendo per alcuni problemi soluzioni ancora oggi valide. Queste opere gli valsero il riconoscimento universale di "padre della storiografia italiana", con particolare riferimento alla medievistica.
Parallelamente, non cessò di affrontare questioni filosofiche, giuridiche e religiose. Videro la luce la Filosofia morale spiegata ai giovani (1735), il saggio Dei difetti della giurisprudenza (1742-1743), il trattato Delle forze dell'intendimento umano o sia il pirronismo confutato (1745) e il saggio Della pubblica felicità (1749), ultima sua opera, vero trattato di filosofia politica in cui veniva delineato l'ideale di un governo ispirato a ragione e virtù, moderato e legalitario, capace di realizzare il bene comune.
Quest'ultimo scritto lo avvicina in modo significativo alle sensibilità dell'illuminismo, pur nella sua costante fedeltà alla fede cattolica, tanto da essere considerato oggi un esponente autorevole dell'illuminismo moderato e cattolico italiano.
Le relazioni intellettuali che Muratori intrattenne per tutta la vita testimoniano la vastità del suo orizzonte culturale. Fra i suoi corrispondenti figurava anche l'astronomo Eustachio Manfredi, con cui condivise l'interesse per la storia e per il rinnovamento del sapere italiano.
Le sue coraggiose posizioni lo misero spesso in contrasto con l'Inquisizione romana, poiché il rigore del metodo storico-critico che egli applicava anche alla sfera religiosa scardinava talvolta tradizioni consolidate e leggende pie.
Rimase attivo fino al 1749, quando la cecità gli impedì di proseguire i suoi studi. Morì a Modena lasciando un'eredità intellettuale che avrebbe segnato in modo indelebile la cultura italiana del Settecento e la nascita della moderna storiografia europea.
Come precisò egli stesso, il suo nome è spesso scritto erroneamente "Ludovico" per influsso della forma latina Ludovicus, mentre il nome corretto è "Lodovico".
I suoi genitori erano Francesco Antonio Muratori e Giovanna Altimanni. Nato da famiglia contadina in una casa a tre piani a ridosso del locale castello di Vignola, ancora oggi visitabile, fin da fanciullo dimostrò una forte passione per gli studi.
Il padre era però riluttante a incoraggiare troppo quella vocazione intellettuale: le sue remore nascevano dal timore che il figlio, unico maschio accanto a cinque donne, fatalmente avviato anche alla carriera ecclesiastica, privasse la famiglia Muratori di una progenie che ne perpetuasse il cognome.
Ciononostante, in una lettera autobiografica scritta a quarantanove anni, Muratori ricordava che fin da fanciullo si era distinto come scolaro modello: i premi, i privilegi e l'emulazione stimolata dai maestri nelle scuole pubbliche lo spingevano a fare più degli altri e a ottenere più distinzioni, e da ciò derivava in lui quel diletto che rende agevole e dolce ogni fatica.
Il nipote biografo Soli riferisce inoltre che dalla prima giovinezza Muratori aveva preso il costume di far buon uso del tempo e di non dormire più di sette ore, anche nelle notti più lunghe, così da poter leggere e studiare.
Studiò grammatica a Vignola, poi, dal 1685, lettere umane a Modena nelle scuole della Compagnia di Gesù, quindi filosofia e diritto nel Collegio dei Nobili di San Carlo, conseguendo le lauree in entrambe le discipline, rispettivamente nel 1692 e nel 1694.
In quegli stessi anni maturò il suo avvicinamento appassionato alla letteratura, alla storia e alle arti, e si dedicò volontariamente allo studio della lingua greca, materia che non faceva parte del percorso obbligatorio.
Fondamentale per la sua formazione fu la figura di Benedetto Bacchini, dotto benedettino e storico della chiesa, con cui strinse un rapporto di vera e propria guida intellettuale: nell'apprendistato con Bacchini, la vocazione religiosa di Muratori prese forma agostiniana e giansenista, e condivise l'idea di Blaise Pascal di combattere i nemici del cristianesimo non sul loro piano, come volevano i gesuiti, ma tornando alla tradizione evangelica e della Chiesa primitiva.
Nel 1695, su invito del conte Carlo Borromeo, si recò a Milano, dove rimase all'incirca fino al 1700 come Dottore della Biblioteca Ambrosiana. Qui mise a frutto l'indole filologica appresa nelle dotte conversazioni con l'Accademia di San Pietro di Modena, compì importanti scoperte antiquarie e strinse legami con intellettuali locali, come il poeta milanese Carlo Maria Maggi, di cui curò l'edizione delle rime, e il bibliofilo fiorentino Antonio Magliabechi. Fu durante questo soggiorno milanese che ricevette l'ordinazione sacerdotale, nel 1695, e che prese forma definitiva la sua vocazione di storico e di erudito.
Nel 1700, fu chiamato a dirigere la biblioteca modenese del duca Rinaldo I d'Este, succedendo proprio a Benedetto Bacchini nella carica di archivista e bibliotecario. La corte estense gli offrì ogni comodità di studio, e Muratori trovò a Modena le condizioni di tranquillità necessarie al suo lavoro.
In quel clima fertile la sua produzione si moltiplicò rapidamente. Grazie ad antiche carte estensi, Muratori fornì alla casa d'Este e a quella germanica di Brunswick-Hannover la prova che il matrimonio del duca Rinaldo, avvenuto nel 1695 con la principessa Carlotta Felicita di Brunswick, era stato una sorta di ricongiungimento di due rami dello stesso ceppo comune, quello originato da Alberto Azzo II.
Ciò diede lo spunto per la prima grande opera storica di Muratori, le Antichità estensi ed italiane, uscite in due volumi tra il 1717 e il 1740, redatte in parte in collaborazione con lo storico ufficiale della casa Hannover, il grande filosofo e matematico Gottfried Wilhelm von Leibniz.
Quando scoppiò la guerra di successione spagnola e Modena fu occupata dai francesi tra il 1702 e il 1707, il duca andò in esilio, l'archivio fu spostato e Muratori, rimasto in città, si rivolse ad altri campi del sapere. In quegli anni apparvero i Primi disegni della repubblica letteraria d'Italia (1703), La perfetta poesia italiana (1706) nonché Riflessioni sopra il buon gusto intorno le scienze e le arti (1708-1715).
Con i Primi disegni egli progettava di dar vita a un'accademia nazionale che riunisse i maggiori intelletti della cultura italiana e promuovesse il progresso letterario dell'intera penisola; con La perfetta poesia italiana, in tre volumi, delineava lo sviluppo della storia letteraria dal Petrarca in poi, cercando di chiarire gli scopi educativi e morali ai quali la poesia avrebbe dovuto tendere.
Un terzo elemento, negli anni dieci, contribuì alla definizione piena della personalità di Muratori: l'amicizia con padre Paolo Segneri. Il lavoro costante al suo fianco nelle attività di carità e di formazione del clero gli instillò il desiderio di ricevere una parrocchia ove operare, esaudito nel 1716 con il conferimento della prepositura di Santa Maria della Pomposa in Modena.
L'esercizio religioso fu intenso e lo assorbì nella vita quotidiana, affiancandosi al lavoro intellettuale: restaurò la chiesa affidatagli e creò in Modena la compagnia della Carità per l'assistenza ai bisognosi.
Il grande cantiere storiografico prese forma compiuta nei due decenni successivi. Nei vent'anni compresi tra il 1723 e il 1743, seguendo l'invito degli amici tra cui Apostolo Zeno, Muratori compendiò il frutto delle immense ricerche storiche e letterarie in trentotto volumi divisi tra tre grandi opere: i Rerum Italicarum Scriptores (1723-1738), le Antiquitates Italicae Medii Aevi (1738-1743) e il Novus Thesaurus Veterum Inscriptionum (1738-1743).
In particolare nelle Antiquitates italicae medii aevi, in sei volumi, egli raccolse settantasei dissertazioni sulle più svariate questioni della storia del costume, delle istituzioni, dell'economia, della religione e della letteratura, proponendo per alcuni problemi soluzioni ancora oggi valide. Queste opere gli valsero il riconoscimento universale di "padre della storiografia italiana", con particolare riferimento alla medievistica.
Parallelamente, non cessò di affrontare questioni filosofiche, giuridiche e religiose. Videro la luce la Filosofia morale spiegata ai giovani (1735), il saggio Dei difetti della giurisprudenza (1742-1743), il trattato Delle forze dell'intendimento umano o sia il pirronismo confutato (1745) e il saggio Della pubblica felicità (1749), ultima sua opera, vero trattato di filosofia politica in cui veniva delineato l'ideale di un governo ispirato a ragione e virtù, moderato e legalitario, capace di realizzare il bene comune.
Quest'ultimo scritto lo avvicina in modo significativo alle sensibilità dell'illuminismo, pur nella sua costante fedeltà alla fede cattolica, tanto da essere considerato oggi un esponente autorevole dell'illuminismo moderato e cattolico italiano.
Le relazioni intellettuali che Muratori intrattenne per tutta la vita testimoniano la vastità del suo orizzonte culturale. Fra i suoi corrispondenti figurava anche l'astronomo Eustachio Manfredi, con cui condivise l'interesse per la storia e per il rinnovamento del sapere italiano.
Le sue coraggiose posizioni lo misero spesso in contrasto con l'Inquisizione romana, poiché il rigore del metodo storico-critico che egli applicava anche alla sfera religiosa scardinava talvolta tradizioni consolidate e leggende pie.
Rimase attivo fino al 1749, quando la cecità gli impedì di proseguire i suoi studi. Morì a Modena lasciando un'eredità intellettuale che avrebbe segnato in modo indelebile la cultura italiana del Settecento e la nascita della moderna storiografia europea.
Frasi di Lodovico Muratori
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Il solo ridire il detto non farà mai grande onore a un letterato.
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