Biografia di Eustachio Manfredi
Nazione: Italia
Eustachio Manfredi nacque a Bologna il 20 settembre 1674 e morì sempre a Bologna il 15 febbraio 1739. Fu matematico, astronomo e poeta.
Nacque da Alfonso Manfredi, notaio originario di Lugo, e da Anna Maria Fiorini. Aveva due sorelle, Maddalena e Teresa, e tre fratelli, Emilio, Gabriele ed Eraclito. Maddalena e Teresa non si sposarono mai e, formate in matematica e astronomia dal fratello, lo aiutarono nei calcoli e nella stesura di alcune opere; sarebbero state le uniche donne citate da Giacomo Leopardi nella sua Storia dell'astronomia. Emilio divenne sacerdote gesuita, Gabriele matematico.
Il suo primo maestro fu Tommaso Loli, ma ben presto fu affidato alle cure dei Gesuiti del Collegio di Santa Lucia, dove si dedicò agli studi filosofici, soprattutto grazie a Lelio Trionfetti, e a quelli giuridici. Si laureò in giurisprudenza nel 1691 all'Università di Bologna, dedicandosi contemporaneamente agli studi scientifici e alla letteratura.
Fin da giovanissimo dimostrò una straordinaria vivacità intellettuale e una rara capacità di aggregazione. Appena sedicenne diede vita, nella sua casa, a periodiche riunioni cui partecipavano, insieme ai fratelli, gli amici più cari: Vittorio Stancari, Matteo Bazzani, Pier Jacopo Martelli, Jacopo Sandri e, più tardi, Giovan Battista Morgagni. Da queste riunioni, in cui si discutevano i più svariati temi filosofici, scientifici e letterari secondo determinate regole, nacque un'Accademia detta degli Inquieti, che nei primi anni ebbe la propria sede in casa Manfredi.
Sul piano scientifico, Manfredi si dedicava contemporaneamente allo studio sistematico della matematica e dell'astronomia, seguendo le lezioni di Domenico Guglielmini, considerato il padre dell'idraulica fluviale. Nel 1695, Giovanni Cassini e lo stesso Guglielmini curarono il restauro della meridiana della Basilica di San Petronio, spingendo Manfredi e l'amico Vittorio Francesco Stancari a compiervi delle osservazioni. Successivamente i due astronomi proseguirono la loro collaborazione osservando da una specola situata nell'attuale Palazzo Davìa Bargellini.
Nel 1699, quando Guglielmini si trasferì a Padova, Manfredi ottenne la cattedra di matematica all'Università di Bologna. Pochi anni dopo, nel 1704, venne nominato "sopraintendente alle acque del Bolognese", incarico che esercitò con tale competenza da diventare un'autorità riconosciuta in tutta Italia in materia idraulica. Si disse di lui che "non fu questione d'acque alquanto grave in Italia che a lui non si portasse".
Il 29 novembre 1707, assieme a Vittorio Francesco Stancari, scoprì la cometa C/1707 W1. Nel 1711 assunse la direzione dell'osservatorio astronomico di Bologna, divenendo al contempo professore di astronomia, carica che conservò fino alla morte.
La sua opera letteraria prese forma in quegli stessi anni. Le Rime, uscite nel 1713 e poi in edizione definitiva postuma nel 1748 a cura dell'amico Giampietro Zanotti, sono generalmente d'occasione, suggerite da vari avvenimenti dell'epoca come nascite, matrimoni e morti. La sua vena poetica si mostrò soprattutto in un gruppo di componimenti detti "per monaca", ispirati alla chiusura in convento di Giulia Caterina Vandi, una ragazza bolognese di cui Manfredi si era invaghito.
A questo gruppo appartiene la canzone Donna, ne gli occhi vostri, giudicata il suo capolavoro, e numerosi sonetti di stile petrarchista. Manfredi è considerato capo e maestro del gruppo di bolognesi detto "dei riformatori della bella letteratura italiana all'inizio del sec. XVIII", e fu tra i primi in Italia ad opporre alle gonfiezze seicentesche la semplicità e la leggiadria dei trecentisti.
Sul fronte astronomico, la sua opera più celebre rimane le Ephemerides motuum coelestium (1715–1750), che resero celebre in tutto il mondo scientifico l'osservatorio astronomico di Bologna. Altrettanto significativo fu il trattato De annuis inerrantium stellarum aberrationibus (1729), che raccoglieva il frutto delle sue lunghe e accurate osservazioni, ma che giunse a pubblicazione troppo tardi, consentendo all'astronomo inglese James Bradley di esporre, con qualche mese di anticipo, la corretta spiegazione del fenomeno grazie alla scoperta dell'aberrazione della luce stellare.
Nonostante questa sfortuna editoriale, i riconoscimenti internazionali non tardarono. Fu membro della Reale Accademia delle Scienze di Parigi dal 1726 e della Royal Society di Londra dal 1729. Già dal 1702 era stato aggregato all'Accademia della Crusca. Intrattenne inoltre una fitta corrispondenza con i Cassini e con Lodovico Antonio Muratori, testimonianza dei suoi profondi legami con il mondo intellettuale europeo del tempo.
Morì il 15 febbraio 1739, dopo una lunga malattia, durante la quale alcune sue funzioni, soprattutto d'insegnamento, erano state affidate all'allievo Eustachio Zanotti, figlio dell'amico Giovan Pietro Zanotti. Dopo la sua morte, la tipografia Della Volpe pubblicò alcune opere rimaste inedite: gli Elementi della cronologia (1744), le Istituzioni astronomiche (1749) e gli Elementi della geometria piana e solida e della trigonometria (1755).
La sua figura rimane quella di un intellettuale di rara versatilità, capace di muoversi con uguale autorevolezza tra le stelle, i fiumi e la poesia, lasciando un'impronta duratura nella cultura italiana del Settecento.
Nacque da Alfonso Manfredi, notaio originario di Lugo, e da Anna Maria Fiorini. Aveva due sorelle, Maddalena e Teresa, e tre fratelli, Emilio, Gabriele ed Eraclito. Maddalena e Teresa non si sposarono mai e, formate in matematica e astronomia dal fratello, lo aiutarono nei calcoli e nella stesura di alcune opere; sarebbero state le uniche donne citate da Giacomo Leopardi nella sua Storia dell'astronomia. Emilio divenne sacerdote gesuita, Gabriele matematico.
Il suo primo maestro fu Tommaso Loli, ma ben presto fu affidato alle cure dei Gesuiti del Collegio di Santa Lucia, dove si dedicò agli studi filosofici, soprattutto grazie a Lelio Trionfetti, e a quelli giuridici. Si laureò in giurisprudenza nel 1691 all'Università di Bologna, dedicandosi contemporaneamente agli studi scientifici e alla letteratura.
Fin da giovanissimo dimostrò una straordinaria vivacità intellettuale e una rara capacità di aggregazione. Appena sedicenne diede vita, nella sua casa, a periodiche riunioni cui partecipavano, insieme ai fratelli, gli amici più cari: Vittorio Stancari, Matteo Bazzani, Pier Jacopo Martelli, Jacopo Sandri e, più tardi, Giovan Battista Morgagni. Da queste riunioni, in cui si discutevano i più svariati temi filosofici, scientifici e letterari secondo determinate regole, nacque un'Accademia detta degli Inquieti, che nei primi anni ebbe la propria sede in casa Manfredi.
Sul piano scientifico, Manfredi si dedicava contemporaneamente allo studio sistematico della matematica e dell'astronomia, seguendo le lezioni di Domenico Guglielmini, considerato il padre dell'idraulica fluviale. Nel 1695, Giovanni Cassini e lo stesso Guglielmini curarono il restauro della meridiana della Basilica di San Petronio, spingendo Manfredi e l'amico Vittorio Francesco Stancari a compiervi delle osservazioni. Successivamente i due astronomi proseguirono la loro collaborazione osservando da una specola situata nell'attuale Palazzo Davìa Bargellini.
Nel 1699, quando Guglielmini si trasferì a Padova, Manfredi ottenne la cattedra di matematica all'Università di Bologna. Pochi anni dopo, nel 1704, venne nominato "sopraintendente alle acque del Bolognese", incarico che esercitò con tale competenza da diventare un'autorità riconosciuta in tutta Italia in materia idraulica. Si disse di lui che "non fu questione d'acque alquanto grave in Italia che a lui non si portasse".
Il 29 novembre 1707, assieme a Vittorio Francesco Stancari, scoprì la cometa C/1707 W1. Nel 1711 assunse la direzione dell'osservatorio astronomico di Bologna, divenendo al contempo professore di astronomia, carica che conservò fino alla morte.
La sua opera letteraria prese forma in quegli stessi anni. Le Rime, uscite nel 1713 e poi in edizione definitiva postuma nel 1748 a cura dell'amico Giampietro Zanotti, sono generalmente d'occasione, suggerite da vari avvenimenti dell'epoca come nascite, matrimoni e morti. La sua vena poetica si mostrò soprattutto in un gruppo di componimenti detti "per monaca", ispirati alla chiusura in convento di Giulia Caterina Vandi, una ragazza bolognese di cui Manfredi si era invaghito.
A questo gruppo appartiene la canzone Donna, ne gli occhi vostri, giudicata il suo capolavoro, e numerosi sonetti di stile petrarchista. Manfredi è considerato capo e maestro del gruppo di bolognesi detto "dei riformatori della bella letteratura italiana all'inizio del sec. XVIII", e fu tra i primi in Italia ad opporre alle gonfiezze seicentesche la semplicità e la leggiadria dei trecentisti.
Sul fronte astronomico, la sua opera più celebre rimane le Ephemerides motuum coelestium (1715–1750), che resero celebre in tutto il mondo scientifico l'osservatorio astronomico di Bologna. Altrettanto significativo fu il trattato De annuis inerrantium stellarum aberrationibus (1729), che raccoglieva il frutto delle sue lunghe e accurate osservazioni, ma che giunse a pubblicazione troppo tardi, consentendo all'astronomo inglese James Bradley di esporre, con qualche mese di anticipo, la corretta spiegazione del fenomeno grazie alla scoperta dell'aberrazione della luce stellare.
Nonostante questa sfortuna editoriale, i riconoscimenti internazionali non tardarono. Fu membro della Reale Accademia delle Scienze di Parigi dal 1726 e della Royal Society di Londra dal 1729. Già dal 1702 era stato aggregato all'Accademia della Crusca. Intrattenne inoltre una fitta corrispondenza con i Cassini e con Lodovico Antonio Muratori, testimonianza dei suoi profondi legami con il mondo intellettuale europeo del tempo.
Morì il 15 febbraio 1739, dopo una lunga malattia, durante la quale alcune sue funzioni, soprattutto d'insegnamento, erano state affidate all'allievo Eustachio Zanotti, figlio dell'amico Giovan Pietro Zanotti. Dopo la sua morte, la tipografia Della Volpe pubblicò alcune opere rimaste inedite: gli Elementi della cronologia (1744), le Istituzioni astronomiche (1749) e gli Elementi della geometria piana e solida e della trigonometria (1755).
La sua figura rimane quella di un intellettuale di rara versatilità, capace di muoversi con uguale autorevolezza tra le stelle, i fiumi e la poesia, lasciando un'impronta duratura nella cultura italiana del Settecento.
Frasi di Eustachio Manfredi
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Italia, Italia, il tuo soccorso è nato.
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