Biografia di Émilie du Châtelet

Émilie du Châtelet
Nazione: Francia    
Gabrielle Émilie Le Tonnelier de Breteuil nacque a Parigi il 17 dicembre 1706 e morì a Lunéville, Francia il 10 settembre 1749. Fu matematica, fisica e letterata.

Figlia di Louis Nicolas Le Tonnelier de Breteuil, un funzionario di alto rango alla corte di Luigi XIV, e di Gabrielle Anne de Froullay, fu una bambina precocissima, e il padre, intuendo le sue straordinarie doti intellettuali in un'epoca in cui l'istruzione femminile era generalmente trascurata, volle farle impartire un'educazione del tutto fuori dal comune per una fanciulla del suo rango.

Imparò il latino, l'italiano, il tedesco e il greco, oltre a coltivare musica, danza, canto, scherma ed equitazione, e frequentò fin da giovanissima gli ambienti intellettuali parigini che si riunivano nel salotto paterno, dove ebbe modo di conoscere, tra gli altri, lo scienziato e filosofo Bernard le Bovier de Fontenelle, che ne rimase colpito.

Nel 1725, a diciannove anni, sposò il marchese Florent-Claude du Chastellet-Lomont, ufficiale dell'esercito, dal quale ebbe tre figli; il matrimonio, secondo gli usi del tempo, non le impedì di condurre in seguito una vita autonoma e di coltivare i propri interessi intellettuali, né di intrattenere relazioni sentimentali parallele, mentre il marito, spesso lontano per ragioni militari, mantenne sempre nei suoi confronti un atteggiamento di rispetto e di sostanziale tolleranza.

Attorno al 1733 iniziò a frequentare Voltaire, allora già scrittore e filosofo affermato, dando inizio a un legame intellettuale e sentimentale che sarebbe durato, con alterne vicende, per circa quindici anni. Dal 1734 i due si trasferirono insieme nel castello di Cirey, in Champagne, di proprietà della famiglia du Châtelet, trasformandolo in un vero e proprio centro di studio e di ricerca, dotato di una vasta biblioteca e di una piccola sala per esperimenti scientifici, dove ricevevano scienziati e letterati da tutta Europa.

Fu proprio in quel periodo che approfondì lo studio della matematica e della fisica, avvalendosi anche delle lezioni private del matematico Pierre Louis Moreau de Maupertuis e, in seguito, dell'amicizia e della collaborazione di Alexis Claude Clairaut.

Nel 1737 compose una Dissertation sur la nature et la propagation du feu, che presentò, senza vincere, al concorso bandito dall'Accademia reale delle Scienze di Parigi sul tema della natura del fuoco e della luce, pubblicata poi insieme al saggio dello stesso Voltaire sul medesimo argomento; fu un contributo che intuì, in anticipo sui tempi, l'esistenza di componenti della luce non percepibili all'occhio umano.

Contribuì inoltre in modo sostanziale, sebbene non firmato, alla stesura degli Éléments de la philosophie de Newton di Voltaire, pubblicati nel 1738, opera divulgativa che introdusse il pensiero di Newton al pubblico francese ancora legato alla fisica cartesiana.

Nel 1740 pubblicò anonimamente le Institutions de physique, un trattato concepito originariamente come manuale per l'educazione scientifica del proprio figlio, nel quale tentò una sintesi tra la fisica newtoniana e la metafisica di Leibniz e di Christian Wolff.

L'opera le procurò un'aspra polemica sul piano dell'originalità dei contenuti con lo scienziato Samuel König, che l'accusò di plagio, e la coinvolse inoltre in una disputa scientifica con l'astronomo Jean-Jacques Dortous de Mairan riguardo alla natura della "forza viva", questione in cui si schierò a favore delle posizioni leibniziane contro la meccanica strettamente cartesiana.

A partire dal 1745 si dedicò al progetto più ambizioso e duraturo della propria vita intellettuale, la traduzione in francese, corredata da un ampio commento matematico originale, dei Philosophiae naturalis principia mathematica di Isaac Newton, avvalendosi ancora una volta della collaborazione di Clairaut; portò a termine il lavoro nella primavera del 1749, ed è tuttora considerata la traduzione francese di riferimento dell'opera newtoniana.

Negli ultimi anni della propria vita si legò sentimentalmente al giovane poeta e militare Jean François de Saint-Lambert, dal quale rimase incinta nel 1748, quando aveva ormai quarantadue anni, una circostanza che, per l'epoca, comportava un serio rischio per la sua salute.

Consapevole di questo pericolo, lavorò febbrilmente per completare la propria traduzione di Newton prima del parto. Diede alla luce una figlia il 4 settembre 1749 a Lunéville, ma sviluppò subito dopo un'infezione puerperale che la portò alla morte pochi giorni dopo, il 10 settembre 1749; anche la bambina sarebbe morta poco tempo più tardi. Voltaire, che le era rimasto accanto fino all'ultimo insieme al marito e all'amante, ne fu profondamente addolorato.

La sua traduzione dei Principia fu pubblicata postuma nel 1759, e la sua figura, a lungo ridotta nella memoria storica al ruolo di semplice compagna di Voltaire, è stata rivalutata nei decenni recenti come quella di una delle figure scientifiche più originali dell'Illuminismo francese.


Frasi di Émilie du Châtelet

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Ogni età ha la felicità che le è propria.


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