Biografia di Jacob Burckhardt
Nazione: Svizzera
Jacob Christoph Burckhardt nacque a Basilea il 25 maggio 1818 e morì sempre a Basilea il giorno 8 agosto 1897. Fu storico e critico d'arte.
Nacque da un'antica famiglia patrizia protestante, figlio del teologo e pastore di cattedrale Basil Burckhardt e di una madre devota, in un ambiente rigido che lo orientò inizialmente verso gli studi teologici presso il ginnasio locale e l'Università di Basilea, dove si laureò nel 1843 dopo aver abbandonato la vocazione ecclesiastica per l'amore dell'arte e della storia.
Giovane introverso e sensibile, viaggiò nel 1843 in Germania per seguire i corsi magistrali di Johann Gustav Droysen, Leopold von Ranke e August Boeckh a Berlino, affinando il metodo storico-critico, e nel 1844 collaborò come giornalista per la Kölnische Zeitung recensendo mostre d'arte, mentre nel 1846 intraprese il primo lungo soggiorno in Italia che lo affascinò profondamente per il patrimonio rinascimentale.
Dal 1847 insegnò storia moderna all'Università di Basilea, ma fu licenziato nel 1853 per ristrettezze economiche, spingendolo a perfezionare la sua prima grande opera, Die Zeit Constantins des Grossen pubblicata quell'anno, un'analisi della transizione dal paganesimo al cristianesimo come crisi culturale.
Nel 1855 uscì Der Cicerone. Eine Anleitung zum Genuss der Kunstwerke Italiens, guida pratica all'arte italiana frutto dei suoi viaggi, seguita nel 1860 da Die Kultur der Renaissance in Italien, capolavoro che ritrae il Rinascimento come era di individualismo, stato tirannico e scoperta dell'uomo, influenzando profondamente Friedrich Nietzsche, suo giovane allievo a Basilea dal 1869. Con lui condivise l'ammirazione per Schopenhauer ed ebbe scambi epistolari fino ai biglietti della follia del filosofo nel 1889.
Dal 1858 insegnò storia della cultura all'Università di Basilea, rifiutando nel 1874 la cattedra di storia dell'arte a Berlino per il legame con la patria, e dedicandosi a lezioni carismatiche su Raffaello, Michelangelo e la Grecia antica, mentre postume apparvero Griechische Kulturgeschichte (1898-1902) e Weltgeschichtliche Betrachtungen (1905), riflessioni pessimistiche sulla storia universale.
Quando morì a Basilea nel 1897, dopo una vita riservata segnata da timori per la democrazia di massa e la modernità, lasciò un'eredità di storiografia culturale vivida e antihegeliana.
Nacque da un'antica famiglia patrizia protestante, figlio del teologo e pastore di cattedrale Basil Burckhardt e di una madre devota, in un ambiente rigido che lo orientò inizialmente verso gli studi teologici presso il ginnasio locale e l'Università di Basilea, dove si laureò nel 1843 dopo aver abbandonato la vocazione ecclesiastica per l'amore dell'arte e della storia.
Giovane introverso e sensibile, viaggiò nel 1843 in Germania per seguire i corsi magistrali di Johann Gustav Droysen, Leopold von Ranke e August Boeckh a Berlino, affinando il metodo storico-critico, e nel 1844 collaborò come giornalista per la Kölnische Zeitung recensendo mostre d'arte, mentre nel 1846 intraprese il primo lungo soggiorno in Italia che lo affascinò profondamente per il patrimonio rinascimentale.
Dal 1847 insegnò storia moderna all'Università di Basilea, ma fu licenziato nel 1853 per ristrettezze economiche, spingendolo a perfezionare la sua prima grande opera, Die Zeit Constantins des Grossen pubblicata quell'anno, un'analisi della transizione dal paganesimo al cristianesimo come crisi culturale.
Nel 1855 uscì Der Cicerone. Eine Anleitung zum Genuss der Kunstwerke Italiens, guida pratica all'arte italiana frutto dei suoi viaggi, seguita nel 1860 da Die Kultur der Renaissance in Italien, capolavoro che ritrae il Rinascimento come era di individualismo, stato tirannico e scoperta dell'uomo, influenzando profondamente Friedrich Nietzsche, suo giovane allievo a Basilea dal 1869. Con lui condivise l'ammirazione per Schopenhauer ed ebbe scambi epistolari fino ai biglietti della follia del filosofo nel 1889.
Dal 1858 insegnò storia della cultura all'Università di Basilea, rifiutando nel 1874 la cattedra di storia dell'arte a Berlino per il legame con la patria, e dedicandosi a lezioni carismatiche su Raffaello, Michelangelo e la Grecia antica, mentre postume apparvero Griechische Kulturgeschichte (1898-1902) e Weltgeschichtliche Betrachtungen (1905), riflessioni pessimistiche sulla storia universale.
Quando morì a Basilea nel 1897, dopo una vita riservata segnata da timori per la democrazia di massa e la modernità, lasciò un'eredità di storiografia culturale vivida e antihegeliana.
Frasi di Jacob Burckhardt
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
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L'immortale sulla terra è la volgarità.
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