Biografia di Fazio degli Uberti
Nazione: Italia
Bonifazio degli Uberti nacque a Pisa nel 1305 e morì a Verona dopo il 1367. Fu un poeta.
La data di nascita non è certa, alcune fonti riportano il 1309, e anche l'anno di morte non è sicuro. Discendeva da una delle più celebri famiglie ghibelline fiorentine, gli Uberti, banditi da Firenze nel 1257 e noti per la figura del suo prozio Farinata degli Uberti, immortalato da Dante nell'Inferno per il suo ruolo nella battaglia di Montaperti.
Fin dalla nascita, Fazio fu tecnicamente uno "sbandito", ovvero un esule privo di patria, destino che lo portò a trascorrere l'intera vita itinerando tra le corti dell'Italia settentrionale in cerca di appoggi politici e di possibilità di rientrare a Firenze, mantenendosi come ospite e cortigiano presso potenti signorie come i Visconti di Milano, gli Scaligeri di Verona e forse i Da Carrara di Padova.
La sua formazione fu influenzata dalla tradizione ghibellina familiare e dalla cultura del Dolce Stil Novo; viaggiò molto per l'Italia del Nord e durante la peste del 1348, evento che segnò profondamente la società europea, egli sembrò aver ripudiato la vita non esemplare che aveva condotto fino ad allora, probabilmente su impulso di una riflessione spirituale e morale, forse anche legata all'amore per Ghidola Malaspina, donna che sposò Feltrino di Montefeltro e che Fazio cantò a lungo nelle sue poesie d'amore con toni personali e artisticamente persuasivi.
La sua esistenza fu caratterizzata da disagi economici e da una dipendenza eccessiva dai potenti, ma rimase sostanzialmente fedele agli ideali ghibellini della sua famiglia, che ispirano la parte migliore della sua produzione lirica politica, dove si espressero con forza le sue convinzioni imperiali e la sua adesione alla causa dell'imperatore.
Fazio degli Uberti fu autore di Rime, una raccolta di poesie d'amore e politiche, ma è principalmente ricordato per il Dittamondo, un lungo poema didascalico e allegorico in terzine dantesche, iniziato nel 1346 e lasciato incompiuto alla sua morte, che lo rese di modesta fama letteraria.
Il poema narra di un viaggio immaginario che l'autore compie attraverso il mondo allora conosciuto, dopo un incontro con una figura allegorica della Virtù e in compagnia del geografo romano Gaio Giulio Solino, che assume il ruolo di Virgilio nella Divina Commedia di Dante, guidando il poeta e permettendogli di descrivere panorami, città e peculiarità geografiche e storiche di Europa, Africa e Medio Oriente.
Il Dittamondo è diviso in sei libri, che si suddividono in un numero ineguale di capitoli, e l'autore si era prefisso di percorrere le tre parti della terra conosciute, ma fu prevenuto dalla morte e lasciò solo un'ampia descrizione dell'Italia e cenni sulla Grecia e sull'Asia.
Dopo aver dedicato decenni alla composizione del Dittamondo, negli ultimi anni della sua vita Fazio visse nella più grande ristrettezza economica; in una delle sue canzoni si lamentò amaramente del proprio destino, affermando che la povertà si era seduta accanto a lui già alla nascita e che non lo avrebbe mai più abbandonato, profezia che, secondo le sue parole, si era troppo fedelmente realizzata.
Morì a Verona, poco dopo il 1367, in miseria, ma la sua opera lasciò una traccia significativa nella letteratura italiana del Trecento, testimoniando la continuità della tradizione ghibellina e la profondità della sua influenza culturale, e la sua figura è ricordata come quella di un poeta che, pur non raggiungendo la grandezza di Dante, seppe seguire le orme del Sommo Poeta sia nella forma metrica che nella visione allegorica del viaggio attraverso il mondo.
La data di nascita non è certa, alcune fonti riportano il 1309, e anche l'anno di morte non è sicuro. Discendeva da una delle più celebri famiglie ghibelline fiorentine, gli Uberti, banditi da Firenze nel 1257 e noti per la figura del suo prozio Farinata degli Uberti, immortalato da Dante nell'Inferno per il suo ruolo nella battaglia di Montaperti.
Fin dalla nascita, Fazio fu tecnicamente uno "sbandito", ovvero un esule privo di patria, destino che lo portò a trascorrere l'intera vita itinerando tra le corti dell'Italia settentrionale in cerca di appoggi politici e di possibilità di rientrare a Firenze, mantenendosi come ospite e cortigiano presso potenti signorie come i Visconti di Milano, gli Scaligeri di Verona e forse i Da Carrara di Padova.
La sua formazione fu influenzata dalla tradizione ghibellina familiare e dalla cultura del Dolce Stil Novo; viaggiò molto per l'Italia del Nord e durante la peste del 1348, evento che segnò profondamente la società europea, egli sembrò aver ripudiato la vita non esemplare che aveva condotto fino ad allora, probabilmente su impulso di una riflessione spirituale e morale, forse anche legata all'amore per Ghidola Malaspina, donna che sposò Feltrino di Montefeltro e che Fazio cantò a lungo nelle sue poesie d'amore con toni personali e artisticamente persuasivi.
La sua esistenza fu caratterizzata da disagi economici e da una dipendenza eccessiva dai potenti, ma rimase sostanzialmente fedele agli ideali ghibellini della sua famiglia, che ispirano la parte migliore della sua produzione lirica politica, dove si espressero con forza le sue convinzioni imperiali e la sua adesione alla causa dell'imperatore.
Fazio degli Uberti fu autore di Rime, una raccolta di poesie d'amore e politiche, ma è principalmente ricordato per il Dittamondo, un lungo poema didascalico e allegorico in terzine dantesche, iniziato nel 1346 e lasciato incompiuto alla sua morte, che lo rese di modesta fama letteraria.
Il poema narra di un viaggio immaginario che l'autore compie attraverso il mondo allora conosciuto, dopo un incontro con una figura allegorica della Virtù e in compagnia del geografo romano Gaio Giulio Solino, che assume il ruolo di Virgilio nella Divina Commedia di Dante, guidando il poeta e permettendogli di descrivere panorami, città e peculiarità geografiche e storiche di Europa, Africa e Medio Oriente.
Il Dittamondo è diviso in sei libri, che si suddividono in un numero ineguale di capitoli, e l'autore si era prefisso di percorrere le tre parti della terra conosciute, ma fu prevenuto dalla morte e lasciò solo un'ampia descrizione dell'Italia e cenni sulla Grecia e sull'Asia.
Dopo aver dedicato decenni alla composizione del Dittamondo, negli ultimi anni della sua vita Fazio visse nella più grande ristrettezza economica; in una delle sue canzoni si lamentò amaramente del proprio destino, affermando che la povertà si era seduta accanto a lui già alla nascita e che non lo avrebbe mai più abbandonato, profezia che, secondo le sue parole, si era troppo fedelmente realizzata.
Morì a Verona, poco dopo il 1367, in miseria, ma la sua opera lasciò una traccia significativa nella letteratura italiana del Trecento, testimoniando la continuità della tradizione ghibellina e la profondità della sua influenza culturale, e la sua figura è ricordata come quella di un poeta che, pur non raggiungendo la grandezza di Dante, seppe seguire le orme del Sommo Poeta sia nella forma metrica che nella visione allegorica del viaggio attraverso il mondo.
Frasi di Fazio degli Uberti
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Onor s'acquista con soffrire affanni.
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