Frasi di William Shakespeare

251/286

Si dice che gl'innamorati, per quanto possano essere vigliacchi, pure hanno all'occasione una nobiltà nella loro natura che soverchia quella ch'è in essi nativa.

252/286

Prendi il sembiante d'un casto fiore, ma sii la serpe che si nasconde sotto.

253/286

Noi non dobbiamo fare della legge soltanto uno spauracchio, sbandierandola a intimorire gli uccelli da preda, per poi lasciar che serbi sempre la stessa forma fino a che l'abitudine la muti, dall'oggetto del loro terrore ch'era dianzi, nel loro posatoio.

254/286

Ogni schiavo reca nella sua mano il potere di sopprimere la sua cattività.

255/286

Un focherello acceso ora in mezzo a questa campagna desolata somiglierebbe, ora, proprio al cuore di un vecchio libertino: una piccola favilla, nel mentre che tutt'il resto del corpo rimane di ghiaccio.

256/286

Tutti i luoghi visitati dall'occhio del cielo sono porti e approdi felici per l'uomo saggio.

257/286

O inferno ribelle, se puoi ammutinarti nelle ossa d'una donna matura, che la virtù stessa sia come cera al cospetto della fiammeggiante giovinezza, e si sciolga al calore del suo stesso fuoco.

258/286

Nel tentativo, beatitudine; sciagura, a prova fatta;
un sorridente sogno, prima e, dopo, una chimera.
E cosa che chiunque sa bene; e nessuno sa bene
sottrarsi al cielo che conduce gli uomini in tale inferno.

259/286

Vorrei che attorno a me ci fossero degli uomini piuttosto grassi, e con la testa ben pettinata, e tali, insomma, che dormano la notte. Quel Cassio laggiù ha un aspetto troppo magro e affamato: pensa troppo, e uomini del genere sono pericolosi.

260/286

Più dolce sarebbe la morte se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto, e se così fosse... Mille volte vorrei nascere per mille volte ancora morire.

261/286

Gli uomini sono come l'aprile quando fan la corte e come dicembre quando sono accasati. Le fanciulle, invece, son come il maggio quando son vergini, ma il cielo muta quando son maritate.

262/286

La superfluità conduce più presto ai capelli bianchi, mentre la misura ha vita più lunga.

263/286

Il mondo ti sta troppo a cuore; lo perde chi si dà a conquistarlo con troppo impegno.

264/286

Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne son soltanto degli attori, che hanno le loro uscite e le loro entrate.

265/286

Morire per dormire. Nient'altro. E con quel sonno poter calmare i dolorosi battiti del cuore, e le mille offese naturali di cui è erede la carne! Quest'è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire per dormire. Dormire, forse sognare.

266/286

Nulla v'è di così insensibile, brutale o scatenato dalla rabbia che la musica, finché se ne prolunghi l'eco, non trasformi nella sua stessa natura.
Colui che non può contare su alcuna musica dentro di sé, e non si lascia intenerire dall'armonia concorde di suoni dolcemente modulati, è pronto al tradimento, agli inganni e alla rapina: i moti dell'animo suo sono oscuri come la notte, e i suoi affetti tenebrosi come l'Erebo.
Nessuno fidi mai in un uomo simile.

267/286

Siate prudente. Né arroventate la fornace preparata per il vostro nemico al segno da bruciar voi stesso.

268/286

Il mio buon nome! Il mio buon nome! Ho perduto il mio buon nome, ho perduto la parte veramente immortale di me stesso, e quel che rimane è sol la parte della bestia!

269/286

Che cose c'è in un nome? Quel che noi chiamiamo col nome di rosa, anche se lo chiamassimo d'un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.

270/286

Nelle cose umane si risentono, come negli oceani, gli effetti della marea, che se noi la cogliamo al flusso, può portare al successo, e che se invece venga trascurata, il viaggio della vita si arena tra banchi di sabbia e miserie.

271/286

Com'è facile per i poveri mostrar dell'orgoglio!

272/286

L'orgoglio è specchio di se stesso e tromba e cronaca di se stesso.

273/286

Saggio è quel padre che conosce il proprio figliuolo.

274/286

Parole senza pensieri mai non giungono al cielo.

275/286

Non amavo Cesare di meno, ma amavo Roma di più.

276/286

La paura cieca, guidata dalla ragione chiaroveggente, muove passi più sicuri della ragione cieca la quale inciampa senza la paura. Quando si teme il peggio, si riesce qualche volta a prevenire il male.

277/286

Quel mostro, l'abitudine, che divora ogni sentimento il quale ci metta in guardia contro i malanni che s'annidano nell'abitudine stessa, si dimostra purtuttavia un angelo in questo, che riveste d'una livrea assai facile a indossarsi anche la pratica delle azioni buone e belle.

278/286

L'aiuto prestato ai deboli non val tanto quanto il sostentarli dipoi.

279/286

L'amore fugge come un'ombra l'amore reale che l'insegue, inseguendo chi lo fugge, fuggendo chi l'insegue.

280/286

Alla vecchiaia innamorata non piace che le sian contati gli anni addosso.

281/286

O dignità del potere, o apparenze ad esso legate, quanto spesso con la vostra scorza e con le vostre vesti strappate la reverenza agli sciocchi e vincolate lo spirito dei più saggi alle vostre false sembianze!

282/286

Una moglie leggera fa grave, all'incontro, la mutria del marito.

283/286

E hai visto anche il pover'uomo che se ne fuggiva dinanzi al cagnaccio? In ciò hai potuto cogliere una bella immagine dell'autorità: e cioè un cane ch'è obbedito nelle sue funzioni, quand'è in carica.

284/286

Quelli che sanno vedere tu li ami.
E io sono cieco.

285/286

Tra il primo impulso a compiere una terribile azione, e il suo effettivo compimento, tutto il tempo che si interpone è simile a un incubo o a un sogno pauroso: tengono allora consiglio e il nostro spirito e gli strumenti di morte; e il dominio dell'uomo simile a un piccolo regno, soffre, entro di sé, una sorta di rivoluzione.

286/286

Il buon successo di un'arguzia si trova tutto nell'orecchio di colui che l'ascolta, e non mai nella lingua di colui che la proferisce.


Biografia di William Shakespeare