251/277
Si dice che gl'innamorati, per quanto possano essere vigliacchi, pure hanno all'occasione una nobiltà nella loro natura che soverchia quella ch'è in essi nativa.
252/277
Prendi il sembiante d'un casto fiore, ma sii la serpe che si nasconde sotto.
253/277
Noi non dobbiamo fare della legge soltanto uno spauracchio, sbandierandola a intimorire gli uccelli da preda, per poi lasciar che serbi sempre la stessa forma fino a che l'abitudine la muti, dall'oggetto del loro terrore ch'era dianzi, nel loro posatoio.
254/277
Ogni schiavo reca nella sua mano il potere di sopprimere la sua cattività.
255/277
Un focherello acceso ora in mezzo a questa campagna desolata somiglierebbe, ora, proprio al cuore di un vecchio libertino: una piccola favilla, nel mentre che tutt'il resto del corpo rimane di ghiaccio.
256/277
Tutti i luoghi visitati dall'occhio del cielo sono porti e approdi felici per l'uomo saggio.
257/277
O inferno ribelle, se puoi ammutinarti nelle ossa d'una donna matura, che la virtù stessa sia come cera al cospetto della fiammeggiante giovinezza, e si sciolga al calore del suo stesso fuoco.
258/277
Nel tentativo, beatitudine; sciagura, a prova fatta;
un sorridente sogno, prima e, dopo, una chimera.
E cosa che chiunque sa bene; e nessuno sa bene
sottrarsi al cielo che conduce gli uomini in tale inferno.
259/277
Vorrei che attorno a me ci fossero degli uomini piuttosto grassi, e con la testa ben pettinata, e tali, insomma, che dormano la notte. Quel Cassio laggiù ha un aspetto troppo magro e affamato: pensa troppo, e uomini del genere sono pericolosi.
260/277
Più dolce sarebbe la morte se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto, e se così fosse... Mille volte vorrei nascere per mille volte ancora morire.
261/277
Gli uomini sono come l'aprile quando fan la corte e come dicembre quando sono accasati. Le fanciulle, invece, son come il maggio quando son vergini, ma il cielo muta quando son maritate.
262/277
La superfluità conduce più presto ai capelli bianchi, mentre la misura ha vita più lunga.
263/277
Il mondo ti sta troppo a cuore; lo perde chi si dà a conquistarlo con troppo impegno.
264/277
Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne son soltanto degli attori, che hanno le loro uscite e le loro entrate.
265/277
Morire per dormire. Nient'altro. E con quel sonno poter calmare i dolorosi battiti del cuore, e le mille offese naturali di cui è erede la carne! Quest'è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire per dormire. Dormire, forse sognare.
266/277
Nulla v'è di così insensibile, brutale o scatenato dalla rabbia che la musica, finché se ne prolunghi l'eco, non trasformi nella sua stessa natura.
Colui che non può contare su alcuna musica dentro di sé, e non si lascia intenerire dall'armonia concorde di suoni dolcemente modulati, è pronto al tradimento, agli inganni e alla rapina: i moti dell'animo suo sono oscuri come la notte, e i suoi affetti tenebrosi come l'Erebo.
Nessuno fidi mai in un uomo simile.
267/277
Siate prudente. Né arroventate la fornace preparata per il vostro nemico al segno da bruciar voi stesso.
268/277
Il mio buon nome! Il mio buon nome! Ho perduto il mio buon nome, ho perduto la parte veramente immortale di me stesso, e quel che rimane è sol la parte della bestia!
269/277
Che cose c'è in un nome? Quel che noi chiamiamo col nome di rosa, anche se lo chiamassimo d'un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.
270/277
Nelle cose umane si risentono, come negli oceani, gli effetti della marea, che se noi la cogliamo al flusso, può portare al successo, e che se invece venga trascurata, il viaggio della vita si arena tra banchi di sabbia e miserie.
271/277
Com'è facile per i poveri mostrar dell'orgoglio!
272/277
L'orgoglio è specchio di se stesso e tromba e cronaca di se stesso.
273/277
Saggio è quel padre che conosce il proprio figliuolo.
274/277
Parole senza pensieri mai non giungono al cielo.
275/277
Non amavo Cesare di meno, ma amavo Roma di più.
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La paura cieca, guidata dalla ragione chiaroveggente, muove passi più sicuri della ragione cieca la quale inciampa senza la paura. Quando si teme il peggio, si riesce qualche volta a prevenire il male.
277/277
Quel mostro, l'abitudine, che divora ogni sentimento il quale ci metta in guardia contro i malanni che s'annidano nell'abitudine stessa, si dimostra purtuttavia un angelo in questo, che riveste d'una livrea assai facile a indossarsi anche la pratica delle azioni buone e belle.