Frasi di William Shakespeare

251/273

Si dice che gl'innamorati, per quanto possano essere vigliacchi, pure hanno all'occasione una nobiltà nella loro natura che soverchia quella ch'è in essi nativa.

252/273

Prendi il sembiante d'un casto fiore, ma sii la serpe che si nasconde sotto.

253/273

Noi non dobbiamo fare della legge soltanto uno spauracchio, sbandierandola a intimorire gli uccelli da preda, per poi lasciar che serbi sempre la stessa forma fino a che l'abitudine la muti, dall'oggetto del loro terrore ch'era dianzi, nel loro posatoio.

254/273

Ogni schiavo reca nella sua mano il potere di sopprimere la sua cattività.

255/273

Un focherello acceso ora in mezzo a questa campagna desolata somiglierebbe, ora, proprio al cuore di un vecchio libertino: una piccola favilla, nel mentre che tutt'il resto del corpo rimane di ghiaccio.

256/273

Tutti i luoghi visitati dall'occhio del cielo sono porti e approdi felici per l'uomo saggio.

257/273

O inferno ribelle, se puoi ammutinarti nelle ossa d'una donna matura, che la virtù stessa sia come cera al cospetto della fiammeggiante giovinezza, e si sciolga al calore del suo stesso fuoco.

258/273

Nel tentativo, beatitudine; sciagura, a prova fatta;
un sorridente sogno, prima e, dopo, una chimera.
E cosa che chiunque sa bene; e nessuno sa bene
sottrarsi al cielo che conduce gli uomini in tale inferno.

259/273

Vorrei che attorno a me ci fossero degli uomini piuttosto grassi, e con la testa ben pettinata, e tali, insomma, che dormano la notte. Quel Cassio laggiù ha un aspetto troppo magro e affamato: pensa troppo, e uomini del genere sono pericolosi.

260/273

Più dolce sarebbe la morte se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto, e se così fosse... Mille volte vorrei nascere per mille volte ancora morire.

261/273

Gli uomini sono come l'aprile quando fan la corte e come dicembre quando sono accasati. Le fanciulle, invece, son come il maggio quando son vergini, ma il cielo muta quando son maritate.

262/273

La superfluità conduce più presto ai capelli bianchi, mentre la misura ha vita più lunga.

263/273

Il mondo ti sta troppo a cuore; lo perde chi si dà a conquistarlo con troppo impegno.

264/273

Tutto il mondo è un palcoscenico, e gli uomini e le donne son soltanto degli attori, che hanno le loro uscite e le loro entrate.

265/273

Morire per dormire. Nient'altro. E con quel sonno poter calmare i dolorosi battiti del cuore, e le mille offese naturali di cui è erede la carne! Quest'è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire per dormire. Dormire, forse sognare.

266/273

Nulla v'è di così insensibile, brutale o scatenato dalla rabbia che la musica, finché se ne prolunghi l'eco, non trasformi nella sua stessa natura.
Colui che non può contare su alcuna musica dentro di sé, e non si lascia intenerire dall'armonia concorde di suoni dolcemente modulati, è pronto al tradimento, agli inganni e alla rapina: i moti dell'animo suo sono oscuri come la notte, e i suoi affetti tenebrosi come l'Erebo.
Nessuno fidi mai in un uomo simile.

267/273

Siate prudente. Né arroventate la fornace preparata per il vostro nemico al segno da bruciar voi stesso.

268/273

Il mio buon nome! Il mio buon nome! Ho perduto il mio buon nome, ho perduto la parte veramente immortale di me stesso, e quel che rimane è sol la parte della bestia!

269/273

Che cose c'è in un nome? Quel che noi chiamiamo col nome di rosa, anche se lo chiamassimo d'un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.

270/273

Nelle cose umane si risentono, come negli oceani, gli effetti della marea, che se noi la cogliamo al flusso, può portare al successo, e che se invece venga trascurata, il viaggio della vita si arena tra banchi di sabbia e miserie.

271/273

Com'è facile per i poveri mostrar dell'orgoglio!

272/273

L'orgoglio è specchio di se stesso e tromba e cronaca di se stesso.

273/273

Saggio è quel padre che conosce il proprio figliuolo.


Biografia di William Shakespeare