Frasi di William Shakespeare

201/282

Oh! Guardati, mio signore, dalla gelosia.
È il mostro dagli occhi verdi.

202/282

Nascondi ciò che sono e aiutami a trovare la maschera più adatta alle mie intenzioni.

203/282

Thus from my lips, by thine, my sin is purged.

204/282

It is a wise father that knows his own child.

205/282

Beware the ides of March!

206/282

Guardati dalle idi di marzo!

207/282

Every cloud engenders not a storm.

208/282

Non tutte le nubi fan tempesta.

209/282

If you have tears, prepare to shed them now.

210/282

Se avete lacrime, preparatevi a versarle adesso.

211/282

Guardata: io soffio su questa piuma per allontanarla dal mio viso, e l'aria la respinge di nuovo verso di me, ed essa obbedisce al mio fiato quando io vi soffio sopra, e cede, invece, a un'altra forza quand'è quest'ultima a soffiarvi, e insomma è sempre governata da quel vento che spira più robusto: tale è la leggerezza di voi uomini del popolo.

212/282

I grandi della terra possono ben scherzare con i santi. In loro dimostra presenza di spirito. Ma nei poveri mortali è turpe sacrilegio.
Quel che nel capitano è soltanto una parola pronunziata in un momento di collera, nel soldato è pura e semplice bestemmia.

213/282

Non prendere a prestito e non prestare, ché un prestito, spesso, perde se stesso e l'amico.

214/282

Il derubato che ride, ruba qualcosa al ladro; e se stesso deruba colui che spende un dolore inutile.

215/282

Sempre il puzzo del sangue. Tutte le essenze d'Arabia non riusciranno a profumare questa piccola mano!

216/282

Mi ricordo ora d'un detto: "Lo sciocco crede d'esser saggio, ma il saggio sa anche troppo bene d'essere uno sciocco."

217/282

La piaga della pace è la sicurezza, quel genere di sicurezza che è sicuro di sé, mentre il dubbio molesto viene detto il fanale dell'uomo assennato, la sonda che ricerca il fondo del peggio.

218/282

M'è sembrato di udire una voce che gridava: "Non dormirai più! Macbeth uccide il sonno", il sonno innecente, il sonno che pattina e ravvía il filaticcio di seta arruffato delle cure di quaggiù, morte della vita d'ogni giorno, bagno ristoratore del faticoso affanno, balsamo alla dolente anima stanca, piatto forte alla mensa della grande Natura, nutrimento principale nel banchetto della vita.

219/282

La speranza di chi è dalla parte della verità è veloce e vola con ali di rondine; essa trasforma i re in iddii e le più umili creature in re.

220/282

Anche i più poveri tra i mendicanti hanno qualcosa, per quanto misera, ch'è loro superflua. Se non si concede alla natura qualcosa di più di quel che la natura abbisogna, allora vuol dire che la vita d'un uomo val quanto quella d'una bestia.

221/282

Devi sapere, Silio, che quando colui cui serviamo si trovi lontano, è meglio omettere di fare qualcosa, anziché acquistarsi, per una degna azione compiuta, una fama troppo grande.

222/282

La sveltezza da nessuno è più ammirata che dagli ignavi.

223/282

La sventura costringe l'uomo a far la conoscenza di ben strani compagni di letto.

224/282

Il Tempo viaggia con diversa andatura a seconda delle persone. Vi dirò io con chi il Tempo va all'ambio, con chi va al trotto, con chi al galoppo e con chi, infine, se ne resta affatto immobile senza muovere un passo.

225/282

Ne ho sentite abbastanza anche sui vostri cosmetici: Iddio vi ha dato un volto e voi ve ne fabbricate un altro.

226/282

Lui, fra dodici, scoperse il tradimento in uno solo; io, in dodicimila, l'ho scoperto in tutti.

227/282

Gli uomini chiudono la propria porta contro il sole che tramonta.

228/282

Quando son corteggiate, le donne paiono angeli. Ma una volta conquistate, non sono più nulla. Se una donna amata non sa questo, vuol dire che non sa nulla. E non è ancora nata quella donna che gusti l'amore soddisfatto quanto il desiderio che si fa supplice.

229/282

La frivola vanità, cormorano insaziabile, non esita a pascersi di sé medesima.

230/282

Il piacere e la vendetta sono più sordi del serpente alla voce di una decisione equa.

231/282

O Vergogna, dov'è il tuo rossore?

232/282

I viaggiatori non han mai detto pur una sola bugia, per quanto gli sciocchi che se ne restano a casa rifiutino di prestar loro fede.

233/282

I vigliacchi muoiono molte volte innanzi di morire; mentre i coraggiosi provano il gusto della morte una volta sola.

234/282

Vuoi esser dunque una seconda Penelope? A quel che si dice, tutta la tela che filò nell'assenza di Ulisse non servì ad altro che a riempir tutta Itaca di tarme.

235/282

La vita non è che un'ombra in cammino; un povero attore, che s'agita e si pavoneggia per un'ora sul palcoscenico e del quale poi non si sa più nulla. È un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e di furore e senza alcun significato.

236/282

Quant'è amara anche la musica più dolce, quando non si va a tempo e non si rispettano le leggi dell'armonia! E lo stesso vale per la musica nelle vite degli uomini.

237/282

Attraverso i panni laceri si mostrano meglio i piccoli vizi, mentre i roboni e le pellicce tutti li nascondono, grandi e piccoli.

238/282

Sia maledetta la fama! La si può portare come un giustacuore di cuoio sia al diritto che al rovescio.

239/282

Se il fare fosse facile come il sapere quel ch'è bene fare, le cappelle sarebbero chiese, e le casupole dei poveri sarebbero palazzi di principi.

240/282

Una fatica nella quale proviamo piacere è medicina alla pena che se ne sopporta.

241/282

Il silenzio è il più perfetto araldo della felicità. Se potessi dire quanto sono felice, vorrebbe dire che sarei felice soltanto in piccola misura.

242/282

La pazzia, signore, se ne va a passeggio per il mondo come il sole, e non v'è luogo in cui non risplenda.

243/282

E mostreremo all'uom che l'allegria
d'oneste donne ogni onestà comporta.
Fra le femmine quella è la più ria
che fa la gattamorta.

244/282

I clamori avvelenati di una donna gelosa, son più micidiali che i denti d'un cane idrofobo.

245/282

Guardatevi, signore, dalla gelosia: è il mostro dagli occhi verdi, che irride al cibo di cui si nutre.

246/282

Lustra pur i peccati con una laminatura d'oro e la gagliarda lancia della giustizia si spezza, e si fa inoffensiva. Se, invece, armi un uomo di stracci, anche la pagliuzza agitata da un pigmeo sarà buona a ferirlo.

247/282

La gloria è simile a un cerchio nell'acqua che non smette mai di allargarsi, fino a che, a causa del suo stesso ingrandirsi, non si disperde in un nulla.

248/282

Non devi aver paura della grandezza. Taluni nascono grandi. Altri alla grandezza giungon per gradi. Ed altri ancora ci si vedon costretti.

249/282

Poiché, ragazzo, nonostante tutte le nostre vanterie, i desideri degli uomini son più malcerti e mutevoli, più smaniosi e capricciosi, e son più presto smarriti e sopraffatti che non quelli delle donne.

250/282

Ingratitudine, demonio dal cuore di marmo, anche più orrenda che non il mostro del mare.


Biografia di William Shakespeare