Biografia di John Selden

John Selden
Nazione: Regno Unito    
John Selden nacque a Salvington, Inghilterra il 16 dicembre 1584 e morì a Londra il 30 novembre 1654. Fu giurista e politico.

Era figlio di un modesto violinista e piccolo proprietario terriero, John Selden senior, e di Margaret Baker, discendente di una famiglia di più solida posizione sociale. Nonostante le origini economicamente modeste, il giovane Selden mostrò fin da ragazzo doti intellettuali fuori dal comune, tanto da essere notato e sostenuto negli studi da alcuni membri della piccola nobiltà locale.

Compì i primi studi alla Prebendal School di Chichester, per poi essere ammesso, nel 1600, alla Hart Hall di Oxford, dove tuttavia non conseguì la laurea, lasciando l'università dopo circa quattro anni per trasferirsi a Londra e dedicarsi allo studio del diritto presso il Clifford's Inn e in seguito, dal 1604, presso l'Inner Temple, una delle prestigiose Inns of Court londinesi.

Fu proprio in quegli anni di formazione giuridica che iniziò a coltivare, parallelamente al diritto, un interesse sempre più ampio per la filologia, la storia antica, l'ebraico e le lingue orientali, l'araldica e le antichità inglesi, che ne avrebbero fatto uno degli eruditi più vasti e rispettati del suo tempo.

La sua fama di studioso iniziò a consolidarsi con la pubblicazione, nel 1610, di due opere di argomento antiquario, Jani Anglorum facies altera e England's Epinomis, seguite l'anno successivo dalle note erudite alla Poly-Olbion di Michael Drayton, poema corografico sull'Inghilterra a cui Selden fornì un ricco apparato di commenti storici.

Nel 1614 diede alle stampe Titles of Honor, un trattato di ampiezza enciclopedica sulla storia dei titoli nobiliari e delle dignità in Inghilterra e in Europa, opera che gli valse grande considerazione negli ambienti dotti.

Fu in quegli stessi anni che strinse una solida amicizia con il drammaturgo Ben Jonson, che lo stimava profondamente e gli dedicò versi elogiativi, e frequentò l'antiquario Robert Cotton, la cui straordinaria biblioteca di manoscritti Selden poté consultare a lungo, oltre a entrare in contatto con lo storico William Camden, figura di riferimento per gli studi antiquari inglesi del tempo.

Nel 1618 pubblicò l'History of Tithes, un'opera che, mettendo in discussione il fondamento puramente divino dell'obbligo delle decime ecclesiastiche e sostenendone invece l'origine storica e consuetudinaria, suscitò l'ira del clero anglicano e gli attirò severe critiche da parte delle autorità ecclesiastiche, al punto che Selden fu costretto a ritrattare pubblicamente alcune delle sue tesi davanti all'Alta Commissione.

Questo episodio segnò l'inizio di un più diretto coinvolgimento nella vita politica: eletto membro della Camera dei Comuni, si schierò tra le fila di coloro che si opponevano alle prerogative assolutistiche della corona, collaborando alla stesura della Petition of right del 1628, il celebre documento che poneva limiti al potere regio in materia di tassazione, imprigionamento arbitrario e alloggiamento forzato di truppe. Proprio per il suo ruolo di opposizione, Selden fu arrestato e imprigionato più volte tra il 1629 e il 1631 per ordine di Carlo I, insieme ad altri membri del Parlamento, tra cui Sir John Eliot.

Negli stessi anni Selden guadagnò rinomanza internazionale grazie alla disputa dottrinale con il giurista olandese Ugo Grozio: alla tesi di quest'ultimo, sostenuta nel Mare Liberum, secondo cui i mari dovevano essere considerati liberi e non soggetti a sovranità di alcuno Stato, Selden rispose con il trattato Mare Clausum, scritto già attorno al 1618 ma pubblicato solo nel 1635 su sollecitazione di Carlo I, in cui sosteneva al contrario la legittimità della sovranità inglese sui mari circostanti l'isola.

Durante la Guerra Civile inglese Selden, pur mantenendo posizioni parlamentari, si distinse per moderazione e indipendenza di giudizio, rifiutando gli estremismi di entrambe le fazioni; fu inoltre uno dei membri laici dell'Assemblea di Westminster, dove intervenne spesso con la sua vastissima erudizione biblica ed ebraica per contestare le pretese di autorità assoluta rivendicate da alcuni predicatori presbiteriani.

In questo periodo entrò in contatto, tra gli altri, con il giurista e teologo James Ussher, arcivescovo di Armagh, con cui condivideva interessi di cronologia biblica, e fu ammirato da John Milton, che nell'Areopagitica lo citò come esempio di dottrina e libertà di pensiero.

Negli ultimi anni di vita Selden proseguì instancabilmente i propri studi, pubblicando tra le altre opere il De Synedriis, dedicato alle istituzioni giudiziarie ebraiche antiche, e raccogliendo materiali su una quantità vastissima di argomenti, dal diritto naturale alle lingue semitiche.

Morì nel 1654, nella sua abitazione di Whitefriars, e fu sepolto nella Temple Church. Postuma, nel 1689, uscì la sua opera oggi più letta e citata, il Table talk, una raccolta di massime, osservazioni argute e riflessioni informali su diritto, religione, politica e costume, trascritte dal suo segretario Richard Milward nel corso delle conversazioni quotidiane con lo studioso: un'opera che, per la vivacità dello stile e l'arguzia del pensiero, ha contribuito più di ogni altra a tramandarne la fama presso i lettori posteri, accanto a quella, più squisitamente specialistica, di uno dei più grandi eruditi della storia inglese.


Frasi di John Selden

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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Il matrimonio è una cosa disperata.


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