Biografia di Gerolamo Rovetta

Gerolamo Rovetta
Nazione: Italia    
Gerolamo Rovetta nacque a Brescia il 30 novembre 1851 e morì a Milano il giorno 8 maggio 1910. Fu scrittore e drammaturgo.

Era figlio del patriota bresciano Agostino Rovetta e della benestante Anna Maria Ghisi, donna ambiziosa e assai più incline alla vita di società che alla cura del figlio.

Il piccolo Gerolamo perse il padre, morto di tisi, quando aveva soltanto nove anni, e dovette seguire a Verona la madre, ben presto risposata: affidato a precettori privati poco capaci, ricevette un'istruzione lacunosa e irregolare, ma si trovò fin da ragazzo immerso nella vivace vita mondana del salotto materno, dove ebbe modo di conoscere giornalisti, letterati e artisti dell'epoca, tra cui, secondo alcune testimonianze, anche personalità come Giuseppe Zanardelli e il poeta Aleardo Aleardi, abituali frequentatori del circolo materno.

Fu in quell'ambiente che nacque e si consolidò la sua passione per la scrittura, coltivata anche grazie alla relativa agiatezza economica garantitagli dall'eredità paterna.

Ancora giovanissimo Rovetta si dedicò al teatro, componendo il dramma La moglie di don Giovanni (1876), che inaugurò con un discreto successo la sua carriera di commediografo, seguito nel giro di pochi anni dalle commedie Il sogno (1878) e Gli uomini pratici (1879). Fu proprio in quegli anni che si diffuse tra i suoi contemporanei una curiosa e infondata credenza, secondo cui le sue opere fossero in realtà scritte da un altro intellettuale, Ugo Capetti, amico intimo dello stesso Rovetta. Nel 1880 pubblicò inoltre un caustico pamphlet satirico, Gli Zulù nell'arte, nella letteratura, nella politica, presentato anche in una conferenza pubblica a Verona.

Attratto dalla vita culturale più intensa che la città offriva, Rovetta si trasferì quindi a Milano, dove gli riuscì agevole introdursi nell'alta società e dove nel 1882 pubblicò il romanzo che gli aprì definitivamente la strada del successo, Mater dolorosa, ambientato negli ambienti aristocratici.

Nella capitale lombarda frequentò tra gli altri l'architetto e scrittore Camillo Boito, l'artista Giovanni Beltrami e soprattutto l'editore Emilio Treves, che pubblicò molte delle sue opere successive, tra cui Sott'acqua (1883), Montegù (1884) e la raccolta di racconti Tiranni minimi (1885).

Proseguì la propria produzione narrativa con opere come Le lagrime del prossimo (1888), Il primo amante (1892), La baraonda (1894), Il tenente dei lancieri (1896), L'idolo (1898) e La signorina (1900), romanzi che gli valsero la fama di attento e arguto osservatore, seppur non sempre profondo, dei vizi e delle ipocrisie della borghesia post-risorgimentale, spesso animati da una vena satirico-pessimistica che risentiva della lettura di autori francesi come Émile Zola e Alphonse Daudet.

Accanto alla narrativa Rovetta continuò a scrivere per il teatro testi di successo, tra cui la Trilogia di Dorina (1889) e I disonesti (1892), giungendo poi al suo più grande trionfo teatrale con il dramma patriottico Romanticismo (1901), un'appassionata rievocazione degli ideali risorgimentali che fu accolto con entusiasmo dal pubblico e portò l'autore, in un'occasione, a essere portato letteralmente in trionfo dagli spettatori; l'opera, rimasta a lungo in cartellone e rappresentata da varie compagnie, fu in seguito trasposta anche al cinema con l'interpretazione di Amedeo Nazzari e Clara Calamai.

Gerolamo Rovetta morì a Milano, all'età di cinquantotto anni, lasciando incompiuto un ultimo romanzo, Il successore. La sua scomparsa suscitò un vivo cordoglio negli ambienti letterari e teatrali milanesi dell'epoca, ma sulle circostanze della sua morte le fonti non sono del tutto concordi.

La tradizione biografica ed enciclopedica più diffusa riporta infatti che si sia trattato di un suicidio, legato al dissesto finanziario in cui l'autore sarebbe caduto dopo aver dissipato l'ingente patrimonio personale e familiare, mentre secondo altre testimonianze, tra cui quella di amici intimi come Marco Praga e Renato Simoni, che gli sarebbero stati vicini nei suoi ultimi giorni, la morte sarebbe stata invece causata da una malattia improvvisa e da una breve ma intensa agonia.


Frasi di Gerolamo Rovetta

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Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Come ci riesce bene il diavolo quando ci vuol mettere la coda!


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