Biografia di Charles Reade

Charles Reade
Nazione: Regno Unito    
Charles Reade nacque a Ipsden, Inghilterra il giorno 8 giugno 1814 e morì a Londra il giorno 11 aprile 1884. Fu scrittore e drammaturgo.

Figlio di un facoltoso possidente di campagna, crebbe in una famiglia benestante ed ebbe un'educazione impartita in gran parte tra le mura domestiche, una scelta che, una volta giunto a Oxford, gli avrebbe procurato non poche difficoltà di ambientamento, sia sul piano sociale sia su quello strettamente accademico, trovandosi impreparato al confronto con coetanei formati nei collegi.

Conseguì comunque il baccalaureato al Magdalen College di Oxford e nel 1835 ne divenne fellow, una posizione che avrebbe mantenuto per tutta la vita, pur trattandola sempre, di fatto, come una sinecura più che come un reale impegno accademico.

Negli anni successivi alla laurea Reade tentò diverse strade senza trovare una vera vocazione: si dedicò per qualche tempo allo studio della medicina, considerò persino una carriera ecclesiastica, e nel 1843 fu chiamato al foro come avvocato, professione che tuttavia non esercitò mai concretamente.

Tra il 1837 e il 1848 trascorse lunghi periodi viaggiando per l'Europa, coltivando quella che sarebbe rimasta una passione per tutta la vita, il collezionismo di violini antichi, al punto da diventarne in seguito anche un vero e proprio commerciante.

Fu proprio in quegli anni, attorno al 1840, che visse l'episodio sentimentale più significativo della propria giovinezza: si innamorò profondamente di una donna scozzese, ma il fidanzamento si interruppe bruscamente, forse a causa del vincolo di celibato legato alla propria fellowship o per la disapprovazione della famiglia; quando anni più tardi tornò in Scozia nel tentativo di ritrovarla, scoprì che la donna era ormai morta, un dolore che avrebbe lasciato tracce profonde e che secondo i biografi confluì, trasfigurato, nella vicenda del suo romanzo più celebre.

Nel 1849 Reade si stabilì a Londra, decidendo di dedicarsi finalmente al teatro. Ottenne il primo vero successo nel 1851 con la commedia in tre atti The ladies' battle, rappresentata al Royal Olympic Theatre, e nei due anni seguenti scrisse altre cinque opere teatrali, stringendo intanto legami duraturi nell'ambiente della scena londinese, tra cui quello con l'attrice Laura Seymour, che sarebbe rimasta sua compagna e consigliera per il resto della vita.

Fu proprio Laura Seymour a incoraggiarlo a dedicarsi anche alla narrativa: Reade trasformò così una propria commedia, scritta in collaborazione con Tom Taylor e intitolata Masks and faces (1852), nel romanzo Peg Woffington (1853), segnando l'inizio della sua carriera di romanziere.

Nel 1856 pubblicò il suo primo vero romanzo di ampio respiro, It is never too late to mend, opera di denuncia sociale sulle crudeltà del sistema carcerario dell'epoca, che inaugurò un filone di narrativa a sfondo riformista e polemico che Reade avrebbe coltivato per il resto della carriera, sempre sostenuto da un'accurata ricerca documentaria e da un'indignazione sincera per le ingiustizie sociali del proprio tempo.

Il suo capolavoro arrivò nel 1861 con The cloister and the hearth, romanzo storico ambientato nell'Europa del Quindicesimo secolo che racconta le peripezie di Gerard Eliassoen, immaginato come il padre dell'umanista Erasmo da Rotterdam, diviso tra l'amore per la giovane Margaret e gli obblighi imposti dalla vita religiosa.

Il libro era nato in realtà come racconto più breve, A good fight, pubblicato a puntate nel 1859 sulla rivista Once a week, ma quando Reade entrò in contrasto con l'editore su alcuni contenuti giudicati troppo audaci, in particolare la gravidanza fuori dal matrimonio della protagonista, decise di interrompere la serializzazione con un finale posticcio e felice, per poi ampliare e portare a compimento la storia nella sua forma definitiva due anni dopo.

L'opera, ammirata per la sua meticolosa ricostruzione della vita quotidiana medievale e per la vivacità di personaggi come il balestriere borgognone Denys, fu accolta con grande favore: Oscar Wilde la definì l'unico libro davvero riuscito di Reade, mentre Walter Besant la considerò senz'altro il più grande romanzo storico mai scritto in lingua inglese.

Negli anni successivi Reade proseguì la sua produzione di romanzi a sfondo sociale e polemico, pubblicando Hard cash nel 1863, un attacco agli abusi nei manicomi privati vittoriani, Griffith Gaunt nel 1866, Foul play nel 1869 e Put yourself in his place nel 1870, dedicato alle pratiche intimidatorie dei sindacati operai, oltre a A terrible temptation nel 1871; ciascuna di queste opere era sorretta da una minuziosa documentazione fattuale, raccolta con lo stesso metodo quasi giornalistico che aveva già impiegato per il suo capolavoro storico.

Nonostante l'enorme popolarità presso il pubblico vittoriano, che ne fece per decenni uno degli autori più letti d'Inghilterra, la critica letteraria del tempo non lo tenne mai in grande considerazione, giudicandolo un narratore più efficace nel denunciare ingiustizie concrete che nell'approfondire la psicologia dei propri personaggi.

Quando morì, la sua fama, immensa in vita, si offuscò rapidamente nei decenni successivi, al punto che George Orwell, scrivendo di lui agli inizi del Novecento, osservò come fosse ormai raro incontrare qualcuno che lo leggesse spontaneamente; resta tuttavia ricordato ancora oggi soprattutto per The cloister and the hearth, che continua a essere annoverato tra i migliori romanzi storici della letteratura inglese dell'Ottocento.


Frasi di Charles Reade

Per ora abbiamo un totale di 3 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Fateli ridere; fateli piangere; fateli aspettare.


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