Biografia di August von Platen-Hallermünde

August von Platen-Hallermünde
Nazione: Germania    
Karl August Maximilian Georg Graf von Platen-Hallermünde nacque ad Ansbach, Germania il 24 ottobre 1796 e morì a Siracusa il 5 dicembre 1835. Fu poeta e drammaturgo.

Nacque in Baviera, discendente da un'antica famiglia nobile di origine pomerana. Il padre, Philipp von Platen, era un funzionario forestale al servizio del margraviato, mentre la madre, Christiane Eichler, proveniva da una famiglia borghese.

Il matrimonio dei genitori, sorto da un legame considerato non del tutto conforme alle convenzioni aristocratiche del tempo, contribuì forse a rendere August particolarmente sensibile fin da giovane alle questioni di status sociale e identità. Fin dall'infanzia mostrò un carattere introverso e malinconico, insieme a una precoce passione per la lettura e per le lingue, che coltivò con straordinaria applicazione per tutta la vita.

Nel 1806, quando la famiglia si trasferì a Monaco di Baviera, August fu ammesso al collegio dei paggi della corte bavarese, un'istituzione riservata ai rampolli della nobiltà destinati alla carriera militare o cortigiana. Proseguì poi gli studi presso il collegio dei cadetti, dove ricevette un'educazione rigorosa e classica, distinguendosi per il talento linguistico e per l'amore verso la poesia, sia quella classica greca e latina sia quella delle letterature moderne, in particolare quella italiana e persiana, che avrebbe successivamente influenzato profondamente la sua opera.

Nel 1814, ancora adolescente, entrò nell'esercito bavarese come da tradizione familiare, partecipando marginalmente alle campagne contro Napoleone, sebbene la sua vera vocazione rimanesse quella letteraria e la vita militare gli risultasse sempre più estranea e insoddisfacente.

Nel 1818 Platen lasciò l'esercito per dedicarsi agli studi universitari, iscrivendosi all'Università di Würzburg e poi a quella di Erlangen, dove approfondì lo studio delle lingue orientali, in particolare il persiano e l'arabo, sotto la guida di illustri orientalisti dell'epoca.

Fu proprio l'incontro con la poesia persiana, in particolare quella di Hafez, già resa nota in Germania grazie alle traduzioni di Joseph von Hammer-Purgstall, a ispirare una delle sue opere più celebri e originali, i Ghaselen, raccolte di liriche scritte secondo la forma poetica del ghazal orientale, che Platen adattò con straordinaria perizia formale alla lingua tedesca, contribuendo così a diffondere in Germania il gusto per l'esotismo orientale già inaugurato da Goethe con il suo Divano occidentale-orientale.

Durante gli anni universitari Platen strinse amicizia con diversi intellettuali del tempo, tra cui lo storico e filologo Friedrich Rückert, anch'egli appassionato di poesia orientale, con cui condivise un rapporto di stima e al contempo di sottile rivalità artistica.

Negli anni Venti dell'Ottocento Platen si dedicò intensamente alla scrittura, componendo, oltre alle raccolte liriche, anche opere teatrali, tra cui commedie satiriche in versi come Die verhängnisvolle Gabel (La forchetta fatale) e Der romantische Ödipus (L'Edipo romantico), quest'ultima una feroce parodia del teatro romantico tedesco che gli procurò l'inimicizia di alcuni esponenti di quel movimento.

Fu proprio in quel periodo che Platen si trovò coinvolto in un'aspra polemica letteraria con Karl Immermann e soprattutto con Heinrich Heine, che nel suo scritto satirico I bagni di Lucca attaccò Platen in modo virulento, alludendo pubblicamente alla sua omosessualità in termini offensivi.

La polemica, che ebbe grande risonanza negli ambienti letterari tedeschi dell'epoca, segnò profondamente Platen, la cui condizione di uomo attratto da altri uomini, vissuta con sofferenza in un'epoca di forte repressione sociale, traspare del resto in filigrana in gran parte della sua produzione lirica più intima, in particolare nei diari che tenne per tutta la vita e che furono pubblicati solo dopo la sua morte.

Insofferente al clima culturale e sociale della Germania, e alla ricerca di climi più miti anche per la salute cagionevole, Platen si trasferì definitivamente in Italia a partire dal 1826, soggiornando in varie città, tra cui Venezia, Firenze, Roma e Napoli, conducendo un'esistenza in parte errabonda e sostenuta da una modesta pensione concessagli dal re di Baviera Ludovico I, grande estimatore della sua opera poetica.

In Italia Platen compose alcune delle sue liriche più celebri, tra cui le famose Sonette aus Venedig (Sonetti veneziani), ispirate alla città lagunare che lo affascinò profondamente, e proseguì la sua produzione poetica caratterizzata da un rigoroso classicismo formale.

Questa risulta evidente anche nelle sue odi composte secondo metri classici greci e latini, che gli valsero la fama di uno dei più grandi virtuosi della forma nella poesia tedesca dell'Ottocento, per quanto la sua opera fosse talvolta criticata per un eccessivo formalismo a scapito della spontaneità del sentimento.

Negli ultimi anni di vita Platen continuò a viaggiare per l'Italia, mantenendo una fitta corrispondenza con amici e ammiratori in Germania e proseguendo la stesura dei suoi diari, documento prezioso per comprendere la sua personalità complessa e tormentata.

Colpito dal colera durante un soggiorno a Siracusa, dove si era recato in visita, August von Platen-Hallermünde morì, all'età di trentanove anni, e fu sepolto nel giardino botanico della città siciliana.

La sua opera, apprezzata soprattutto per la perfezione formale e per l'introduzione di forme poetiche orientali nella tradizione lirica tedesca, gli garantì una fama duratura, sebbene circoscritta rispetto a quella dei grandi contemporanei come Goethe e Heine. I suoi diari, pubblicati integralmente solo nel secolo successivo, ne fecero anche una delle testimonianze più toccanti e sincere della condizione dell'artista omosessuale nella Germania del primo Ottocento.


Frasi di August von Platen-Hallermünde

Per ora abbiamo un totale di 2 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

L'arte non è la serva della folla.


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