Biografia di Mino Maccari
Nazione: Italia
Mino Maccari nacque a Siena il 24 novembre 1898 e morì a Roma il 16 giugno 1989. Fu scrittore, pittore, incisore e giornalista.
Nacque da una famiglia della piccola borghesia senese, figlio di Latino Maccari, professore di lettere, e Bruna Bartalini. Crebbe in un ambiente che ne favorì fin dalla giovinezza una vivace intelligenza e un'estrosità ribelle, manifestando presto una propensione innata per il disegno a carboncino nonostante il padre lo spingesse verso studi umanistici tradizionali, portandolo a iscriversi a giurisprudenza all'Università di Siena.
La sua adolescenza fu segnata dall'entusiasmo interventista: nel 1916 si arruolò volontario come ufficiale di artiglieria di campagna nella Grande Guerra, trascorrendo lunghi mesi in trincea dove disegnò i compagni d'arme e modellò figurine in terra cotta, affinando un talento artistico spontaneo e tormentato che rifletteva il caos del dopoguerra, periodo di profonda inquietudine in cui partecipò a scontri sociali e alla Marcia su Roma del 1922 come figura attiva nel nascente fascismo.
Laureatosi in legge nel 1920, esercitò brevemente la professione forense tra Siena e Firenze, dipingendo nei ritagli di tempo la campagna toscana dal vero, ma abbandonò tutto nel 1926 per dedicarsi all'arte e al giornalismo.
Assunse la direzione della rivista Il Selvaggio su invito di Angiolo Bencini, periodico dichiaratamente fascista, antiborghese e rivoluzionario che diresse fino al 1942 pubblicandovi le sue prime incisioni, caricature satiriche e articoli polemici, collaborando con Ardengo Soffici, Ottone Rosai e Achille Lega in un contesto di critica artistico-letteraria che promosse il movimento Strapaese.
Negli anni Venti e Trenta il suo stile si affermò con disegni beffardi e feroci, ritraendo donne sensuali e grottesche, mentre negli anni Quaranta produsse opere come le acqueforti e i quadri a olio che mescolavano erotismo, satira sociale e tradizione paesana toscana contro le influenze cosmopolite. Strinse rapporti con intellettuali come Leo Longanesi, co-direttore de Il Selvaggio, e Margherita Sarfatti, mecenate fascista che ne sostenne l'ascesa.
Trasferitosi a Roma nel dopoguerra, continuò una produzione poliedrica tra pittura, incisione e letteratura, vincendo il Premio Feltrinelli per la Pittura nel 1963 e il primo Premio Satira Forte dei Marmi nel 1973, con cicli come i Fanciulli e ritratti di nudi stilizzati che evocavano un'Italia arcaica e ironica. Dipinse il drappellone del Palio di Siena del 16 agosto 1970 e collaborò con testate come Il Mondo e L'Europeo. Morì il 10 giugno 1989 a Roma a 90 anni, lasciando un'eredità di migliaia di opere tra tele, disegni e stampe che lo consacrano come protagonista scomodo del Novecento italiano, figura di confine tra avanguardie e tradizione polemica.
Nacque da una famiglia della piccola borghesia senese, figlio di Latino Maccari, professore di lettere, e Bruna Bartalini. Crebbe in un ambiente che ne favorì fin dalla giovinezza una vivace intelligenza e un'estrosità ribelle, manifestando presto una propensione innata per il disegno a carboncino nonostante il padre lo spingesse verso studi umanistici tradizionali, portandolo a iscriversi a giurisprudenza all'Università di Siena.
La sua adolescenza fu segnata dall'entusiasmo interventista: nel 1916 si arruolò volontario come ufficiale di artiglieria di campagna nella Grande Guerra, trascorrendo lunghi mesi in trincea dove disegnò i compagni d'arme e modellò figurine in terra cotta, affinando un talento artistico spontaneo e tormentato che rifletteva il caos del dopoguerra, periodo di profonda inquietudine in cui partecipò a scontri sociali e alla Marcia su Roma del 1922 come figura attiva nel nascente fascismo.
Laureatosi in legge nel 1920, esercitò brevemente la professione forense tra Siena e Firenze, dipingendo nei ritagli di tempo la campagna toscana dal vero, ma abbandonò tutto nel 1926 per dedicarsi all'arte e al giornalismo.
Assunse la direzione della rivista Il Selvaggio su invito di Angiolo Bencini, periodico dichiaratamente fascista, antiborghese e rivoluzionario che diresse fino al 1942 pubblicandovi le sue prime incisioni, caricature satiriche e articoli polemici, collaborando con Ardengo Soffici, Ottone Rosai e Achille Lega in un contesto di critica artistico-letteraria che promosse il movimento Strapaese.
Negli anni Venti e Trenta il suo stile si affermò con disegni beffardi e feroci, ritraendo donne sensuali e grottesche, mentre negli anni Quaranta produsse opere come le acqueforti e i quadri a olio che mescolavano erotismo, satira sociale e tradizione paesana toscana contro le influenze cosmopolite. Strinse rapporti con intellettuali come Leo Longanesi, co-direttore de Il Selvaggio, e Margherita Sarfatti, mecenate fascista che ne sostenne l'ascesa.
Trasferitosi a Roma nel dopoguerra, continuò una produzione poliedrica tra pittura, incisione e letteratura, vincendo il Premio Feltrinelli per la Pittura nel 1963 e il primo Premio Satira Forte dei Marmi nel 1973, con cicli come i Fanciulli e ritratti di nudi stilizzati che evocavano un'Italia arcaica e ironica. Dipinse il drappellone del Palio di Siena del 16 agosto 1970 e collaborò con testate come Il Mondo e L'Europeo. Morì il 10 giugno 1989 a Roma a 90 anni, lasciando un'eredità di migliaia di opere tra tele, disegni e stampe che lo consacrano come protagonista scomodo del Novecento italiano, figura di confine tra avanguardie e tradizione polemica.
Frasi di Mino Maccari
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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Non c'è nulla come la fretta che faccia perder tempo.
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