Frasi di Carlo Emilio Gadda



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Quell'occhio laterale che cianno i polli che pare una trovata di Picasso, un oblò del cesso, d'un cesso vuoto d'ogni intendimento e d'ogni attitudine a spiare, babordo o tribordo. E invece te guardano.

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Come delle pere, delle nespole, anche il maturare d'una pratica s'insignisce di quella capacità di perfettibile macerazione che la capitale dell'ex-regno conferisce alla carta, si commisura ad un tempo non revolutorio, ma interno alla carta e ai relativi bolli, d'incubazione e d'ammollimento.

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Gli italiani, generosissimi in tutto, non sono generosi quando si tratta di pensare.

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Crede, e spera, nella Madonna, il fabbricante di madonne?

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È spiacevole dover parlare di avvenimenti spiacevoli: ma la chiarezza è la prima qualità di un racconto.

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Chi è certo d'aver ragione a forza, nemmeno dubita di poter aver torto in diritto.

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Col fare d'un vitellone strascinato, all'altare d'un dio in cui i vitelli non credano.

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Quel proverbio che aveva udito a Milano da una ragazza, al dispensario celtico di via delle Oche: "I òmen hin semper bèi."

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Quanno nun cià sordi er mejo impiego che po trovà una vedova è de trovanne un artro che se la risposa.

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La maschia boce del buce.

11/15

Il fumare lo aiutava molto davanti alle donne, a cui il fumo piace, anche perché lo ritengono, e magari con ragione, un gradevole presagio dell'arrosto.

12/15

E poi, se un'idea è più moderna di un'altra, è segno che non sono immortali né l'una né l'altra.

13/15

I letteratori ingaggiati dopo anni zinque si disingaggiano.

14/15

L'io, io!... Il più lurido di tutti i pronomi!

15/15

I pronomi! Sono i pidocchi del pensiero.




Biografia di Carlo Emilio Gadda