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Quell'occhio laterale che cianno i polli che pare una trovata di Picasso, un oblò del cesso, d'un cesso vuoto d'ogni intendimento e d'ogni attitudine a spiare, babordo o tribordo. E invece te guardano.
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Come delle pere, delle nespole, anche il maturare d'una pratica s'insignisce di quella capacità di perfettibile macerazione che la capitale dell'ex-regno conferisce alla carta, si commisura ad un tempo non revolutorio, ma interno alla carta e ai relativi bolli, d'incubazione e d'ammollimento.
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Gli italiani, generosissimi in tutto, non sono generosi quando si tratta di pensare.
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Crede, e spera, nella Madonna, il fabbricante di madonne?
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È spiacevole dover parlare di avvenimenti spiacevoli: ma la chiarezza è la prima qualità di un racconto.
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Chi è certo d'aver ragione a forza, nemmeno dubita di poter aver torto in diritto.
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Col fare d'un vitellone strascinato, all'altare d'un dio in cui i vitelli non credano.
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Quel proverbio che aveva udito a Milano da una ragazza, al dispensario celtico di via delle Oche: "I òmen hin semper bèi."
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Quanno nun cià sordi er mejo impiego che po trovà una vedova è de trovanne un artro che se la risposa.
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La maschia boce del buce.
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Il fumare lo aiutava molto davanti alle donne, a cui il fumo piace, anche perché lo ritengono, e magari con ragione, un gradevole presagio dell'arrosto.
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E poi, se un'idea è più moderna di un'altra, è segno che non sono immortali né l'una né l'altra.
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I letteratori ingaggiati dopo anni zinque si disingaggiano.
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L'io, io!... Il più lurido di tutti i pronomi!
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I pronomi! Sono i pidocchi del pensiero.
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L'attimo fuggiva, oh, che altro può fare un attimo?