Biografia di Agnolo Firenzuola
Nazione: Italia
Michelangelo Gerolamo Giovannini da Firenzuola nacque a Firenze il 28 settembre 1493 e morì a Prato il 27 giugno 1543. Fu uno scrittore.
Nacque da una famiglia originaria del borgo appenninico omonimo, crescendo in un ambiente umanistico che lo immerse fin dalla giovinezza negli studi delle lettere classiche, per poi dedicarsi alla giurisprudenza a Siena e Perugia, dove strinse un'amicizia profonda con Pietro Aretino, figura libertina e letterata che influenzò il suo gusto per la prosa vivace e licenziosa.
Vestì i panni di monaco vallombrosano ricavandone benefici e onori ecclesiastici, diventando procuratore dell'Ordine presso la Curia romana dal 1518, periodo in cui soggiornò nella Città Eterna fino al pontificato di Clemente VII. A Roma frequentò intellettuali senesi e perugini oltre a nomi di spicco come Bernardo Cappello e forse Benvenuto Cellini, mentre affinava il suo stile tra novellistica e trattatistica ispirato a Boccaccio.
Entrato in contatto con il mondo cortigiano mediceo, fu segretario del cardinale Silvio Passerini a Cortona e poi a Firenze, ma la sua indole ribelle lo portò a scontri con l'autorità religiosa, culminati nel 1520 con una scomunica per dissolutezza che lo spinse a viaggiare tra Roma, Napoli e l'Italia centrale. Risalgono a quel periodo le prime opere come la traduzione dell'Asino d'oro di Apuleio (1534), adattamento libero e brillante che infonde realismo toscano al testo latino, e Il primo capitolo delle lodi della nobiltà in ottave, dialogo petrarchesco sul valore dell'onestà contro il sangue aristocratico.
Tornato a Firenze nel 1534 sotto Alessandro de' Medici, si stabilì a Prato come abate e poi pensionario del convento di San Salvatore a Vaiano, animando la società letteraria locale con l'Accademia dell'Addiaccio, anticipatrice dell'Arcadia, e pubblicando capolavori come Discorsi degli animali (1541), novelle dal Pañcatantra indiano filtrate attraverso una riduzione spagnola, che mescolano satira morale e umorismo beast fable, e I ragionali da Firenze o Discorsi della vita civile (1548, postumi), trattato sul matrimonio e la bellezza femminile diviso in tre dialoghi su gentilezza, leggiadria e onestà.
Scrisse anche commedie come La trista fenice (1549, postuma), farsa goldoniana ante litteram su gelosie coniugali, e La Lucinda, canzoni petrarchesche e sermoni burleschi, mantenendo corrispondenze con letterati come Benedetto Varchi e Lodovico Domenichi.
La sua prosa fluida e colorita lo rese emblema del ceto medio rinascimentale, godente della vita e del bello senza aristocrazia. Quando morì, lasciò opere raccolte postume che ne celebrano la versatilità tra erudizione e voluttà, ponte tra Boccaccio e il manierismo linguistico.
Nacque da una famiglia originaria del borgo appenninico omonimo, crescendo in un ambiente umanistico che lo immerse fin dalla giovinezza negli studi delle lettere classiche, per poi dedicarsi alla giurisprudenza a Siena e Perugia, dove strinse un'amicizia profonda con Pietro Aretino, figura libertina e letterata che influenzò il suo gusto per la prosa vivace e licenziosa.
Vestì i panni di monaco vallombrosano ricavandone benefici e onori ecclesiastici, diventando procuratore dell'Ordine presso la Curia romana dal 1518, periodo in cui soggiornò nella Città Eterna fino al pontificato di Clemente VII. A Roma frequentò intellettuali senesi e perugini oltre a nomi di spicco come Bernardo Cappello e forse Benvenuto Cellini, mentre affinava il suo stile tra novellistica e trattatistica ispirato a Boccaccio.
Entrato in contatto con il mondo cortigiano mediceo, fu segretario del cardinale Silvio Passerini a Cortona e poi a Firenze, ma la sua indole ribelle lo portò a scontri con l'autorità religiosa, culminati nel 1520 con una scomunica per dissolutezza che lo spinse a viaggiare tra Roma, Napoli e l'Italia centrale. Risalgono a quel periodo le prime opere come la traduzione dell'Asino d'oro di Apuleio (1534), adattamento libero e brillante che infonde realismo toscano al testo latino, e Il primo capitolo delle lodi della nobiltà in ottave, dialogo petrarchesco sul valore dell'onestà contro il sangue aristocratico.
Tornato a Firenze nel 1534 sotto Alessandro de' Medici, si stabilì a Prato come abate e poi pensionario del convento di San Salvatore a Vaiano, animando la società letteraria locale con l'Accademia dell'Addiaccio, anticipatrice dell'Arcadia, e pubblicando capolavori come Discorsi degli animali (1541), novelle dal Pañcatantra indiano filtrate attraverso una riduzione spagnola, che mescolano satira morale e umorismo beast fable, e I ragionali da Firenze o Discorsi della vita civile (1548, postumi), trattato sul matrimonio e la bellezza femminile diviso in tre dialoghi su gentilezza, leggiadria e onestà.
Scrisse anche commedie come La trista fenice (1549, postuma), farsa goldoniana ante litteram su gelosie coniugali, e La Lucinda, canzoni petrarchesche e sermoni burleschi, mantenendo corrispondenze con letterati come Benedetto Varchi e Lodovico Domenichi.
La sua prosa fluida e colorita lo rese emblema del ceto medio rinascimentale, godente della vita e del bello senza aristocrazia. Quando morì, lasciò opere raccolte postume che ne celebrano la versatilità tra erudizione e voluttà, ponte tra Boccaccio e il manierismo linguistico.
Frasi di Agnolo Firenzuola
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Chi mal si marita non esce mai di fatica.
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