Frasi di Dante

1/127

Tanto gentile e tanto onesta pare...

2/127

E se non piangi, di che pianger suoli?

3/127

Io non piangea, sì dentro impetrai.

4/127

Piangete, amanti, poi che piange Amore.

5/127

Ma va' via, Tosco, omai; ch'or mi diletta
troppo di pianger più che di parlare,
sì m'ha nostra ragion la mente stretta.

6/127

Lo viso mostra lo color del core.

7/127

Camera di perdon savio uom non serra,
ché 'l perdonare è bel vincer di guerra.

8/127

E molte volte taglia
più e meglio una che le cinque spade.

9/127

Se mai continga che 'l poema sacro
al quale ha posto mano e cielo e terra,
sì che m'ha fatto per molti anni macro.

10/127

Il nome che più dura e più onora.

11/127

Facesti come quei che va di notte,
che porta il lume dietro e sé non giova,
ma dopo sé fa le persone dotte.

12/127

Non sien le genti, ancor, troppo sicure
a giudicar, sì come quei che stima
le biade in campo pria che sien mature:
ch'i' ho veduto tutto il verno prima
lo prun mostrarsi rigido e feroce,
poscia portar la rosa in su la cima;
e legno vidi già dritto e veloce
correr lo mar per tutto suo cammino,
perire al fine all'intrar de la foce.

13/127

Per che la voglia mia sarìa contenta
d'intender qual fortuna mi s'appressa;
ché saetta previsa vien più lenta.

14/127

Lunga promessa con l'attender corto.

15/127

Qui si parrà la tua nobilitate.

16/127

Matto è chi spera che nostra ragione
possa trascorrer la infinita via
che tiene una sustanza in tre persone.
State contenti, umana gente, al quiar,
ché se possuto aveste veder tutto,
mestier non era partutir Maria.

17/127

Ché quale aspetta prego e l'uopo vede,
malignamente già si mette al nego.

18/127

"Altra risposta," disse, "non ti rendo
se non lo far; ché la dimanda onesta
si de' seguir con l'opera tacendo."

19/127

E io mi volsi al mar di tutto il senno.

20/127

Indi rispose: "Coscïenza fusca
o della propria o dell'altrui vergogna
pur sentirà la tua parola brusca.
Ma nondimen, rimossa ogni menzogna,
tutta tua visïon fa manifesta;
e lascia pur grattar dov'è la rogna.
Ché se la voce tua sarà molesta
nel primo gusto, vital nutrimento
lascerà poi, quando sarà digesto.

21/127

Soli eravamo e sanza alcun sospetto.

22/127

Io era tra color che son sospesi.

23/127

"Speme" diss'io "è uno attender certo
della gloria futura."

24/127

O sol che sani ogni vista turbata,
tu mi contenti sì quando tu solvi,
che, non men che saver, dubbiar m'aggrata.

25/127

E qual più pazienza aveva negli atti,
piangendo parea dicer: "Più non posso."

26/127

L'amor che muove il sole e l'altre stelle.

27/127

E stupor m'erari le cose non conte.

28/127

L'animo mio, per disdegnoso gusto,
credendo col morir fuggir disdegno,
ingiusto fece me contra me giusto.

29/127

Non v'accorgete voi che noi siam vermi
nati a formar l'angelica farfalla,
che vola alla giustizia sanza schermi?
Di che l'animo vostro in alto galla,
poi siete quasi entomata in difetto,
sì come vermo in cui formazion falla?

30/127

E cantando vanío
come per acqua cupa cosa grave.

31/127

Parlando cose che 'l tacere è bello,
sì com'era 'l parlar colà dov'era.

32/127

Temer si dee di sole quelle cose
c'hanno potenza di fare altrui male;
dell'altre no, ché non son paurose.

33/127

Ché perder tempo a chi più sa più spiace.

34/127

L'aiuola che ci fa tanto feroci.

35/127

Era già l'ora che volge il disio
ai navicanti e 'ntenerisce il core
lo dì c'han detto ai dolci amici addio;
e che lo novo peregrin d'amore
punge, s'è ode squilla di lontano
che paia il giorno pianger che si more.

36/127

Uomini siate, e non pecore matte.

37/127

Ché l'uso de' mortali è come fronda
in ramo, che sen va e altra vene.

38/127

Al poco giorno e al gran cerchio d'ombra
son giusto, lasso, ed al bianchir de' colli,
quando si perde lo color nell'erba.

39/127

Ché bell'onor s'acquista in far vendetta.

40/127

Non ne potrebbe aver vendetta allegra.

41/127

La spada di qua su non taglia in fretta
né tardo, ma' ch'al parer di colui
che disïando o temendo l'aspetta.

42/127

Maggior difetto men vergogna lava.

43/127

Io veggio ben che già mai non si sazia
nostro intelletto, se 'l ver non lo illustra
di fuori dal qual nessun vero si spazia.
Posasi in esso come fora in lustra,
tosto che giunto l'ha; e giugner pòllo:
se non, ciascun disio sarebbe frustra.

44/127

Vie più che 'ndarno da riva si parte,
perché non torna tal qual e' si move,
chi pesca per lo vero e non ha l'arte.

45/127

L'anima tua è da viltate offesa;
la qual molte fïate l'omo ingombra
sì che d'onrata impresa lo rivolve,
come falso veder bestia quand'ombra.

46/127

Non viv'elli ancora?
Non fiere li occhi suoi il dolce lome?

47/127

Vivi
del viver ch'è un correre alla morte.

48/127

Contra miglior voler voler mal pugna.

49/127

Ma non può tutto la virtù che vole.

50/127

E 'n la sua volontade è nostra pace:
ell'è quel mare al qual tutto si move
ciò ch'ella cria e che natura pace.


Biografia di Dante