Frasi di Dante

51/119

La vostra nominanza è color d'erba,
che viene e va.

52/119

Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno.

53/119

All'alta fantasia qui mancò possa.

54/119

Fede è sustanza di cose sperate,
ed argomento delle non parventi:
e questa pare a me sua quiditate.

55/119

Poca favilla gran fiamma seconda.

56/119

Men che dramma
di sangue m'è rimaso che non tremi:
conosco i segni dell'antica fiamma.

57/119

Per una ghirlandetta
ch'io vidi, mi farà
sospirare ogni fiore.

58/119

Tanto vogl'io che vi sia manifesto,
pur che mia coscienza non mi garra,
che alla Fortuna, come vuol, son presto.
Non è nuova alli orecchi miei tal arra:
però giri Fortuna la sua rota
come le piace, e 'l villan la sua marra.

59/119

Dette mi fur di mia vita futura
parole gravi, avvegna ch'io mi senta
ben tetragono ai colpi di ventura.

60/119

O gente umana, per volar su nata,
perché a poco vento così cadi?

61/119

Ma perché piene son tutte le carte
ordite a questa cantica seconda,
non mi lascia più ir lo fren dell'arte.

62/119

La fretta,
che l'onestade ad ogn'atto dismanga.

63/119

I' mi son pargoletta bella e nova.

64/119

Perché ti vedi giovinetta e bella,
tanto che svegli ne la mente Amore,
pres'hai orgoglio e durezza nel core.

65/119

Non creda donna Berta e ser Martino,
per vedere un furare, altro offerere,
vederli dentro al consiglio divino.

66/119

Or tu chi se' che vuo' sedere a scranna,
per giudicar di lungi mille miglia
con la veduta corta d'una spanna?

67/119

Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca
per non venir senza consiglio all'arco;
ma il popol tuo l'ha in sommo della bocca.

68/119

Oh vana gloria dell'umane posse!
Com poco verde in su la cima dura,
se non è giunta dall'etati grosse!

69/119

Non è il mondan romore altro ch'un fiato
di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi,
e muta nome perché muta lato.
Che voce avrai tu più, se vecchia scindi
da te la carne, che se fossi morto
anzi che tu lasciassi il "pappo" e'l "dindi",
pria che passin mill'anni?
Ch'è più corto
spazio all'etterno, ch'un muover di ciglia
al cerchio che più tardi in cielo è torto.

70/119

Oh creature sciocche,
quanta ignoranza è quella che v'offende!

71/119

O imaginativa che ne rube
tal volta sì di fuor, ch'om non s'accorge
perché dintorno suonin mille tube.

72/119

Tanto ch'io volsi in su l'ardita faccia,
gridando a Dio: "Omai più non ti temo!"
come fe' il merlo per poca bonaccia.

73/119

Sì che le pecorelle, che non sanno,
tornan dal pasco pasciute di vento.

74/119

Le genti dolorose
c'hanno perduto il ben dell'intelletto.

75/119

Intender non la può chi non la prova.

76/119

Sempre a quel ver c'ha faccia di menzogna
de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el pote,
però che sanza colpa fa vergogna.

77/119

Del bel paese là, dove 'l sì sona.

78/119

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave senza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

79/119

Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?

80/119

Siate, Cristiani, a muovervi più gravi:
non siate come penna ad ogni vento,
e non crediate ch'ogni acqua vi lavi.

81/119

Intra due cibi, distanti e moventi
d'un modo, prima si morrìa di fame,
che liber' uomo l'un recasse ai denti; / sì si starebbe un agno intra due brame
di fieri lupi, igualmente temendo;
sì si starebbe un cane intra due dame.

82/119

Libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.

83/119

Galeotto fu il libro e chi lo scrisse.

84/119

Indi partissi povero e vetusto;
e se 'l mondo sapesse il cor ch'elli ebbe
mendicando sua vita a frusto a frusto,
assai lo loda, e più lo loderebbe.

85/119

E detto l'ho perché doler ti debbia!

86/119

Un dì si venne a me Malinconia
e disse:"Io voglio un poco stare teco";
e parve a me ch'ella menasse seco
Dolore e Ira per sua compagnia.

87/119

Ben conobbi il velen dell'argomento.

88/119

La moralitade è bellezza de la filosofia.

89/119

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.

90/119

Apri la mente a quel ch'io ti paleso
e fermalvi entro; ché non fa scienza,
senza lo ritenere, avere inteso.

91/119

Quando mi vidi giunto in quella parte
di mia etade ove ciascun dovrebbe
calar le vele e raccoglier le sarte.

92/119

Nel mezzo del cammin di nostra vita.

93/119

Le cose tutte quante
hanno ordine fra loro, e questo è forma
che l'universo a Dio fa simigliante.
Qui veggion l'alte creature l'orme
dell'etterno valore.

94/119

E se la stella si cambiò e rise,
qual mi fec'io che pur da mia natura
trasmutabile son per tutte guise!

95/119

Per correr miglior acqua alza le vele
omai la navicella del mio ingegno.

96/119

Dirvi ch'i' sia, sarìa parlare indarno,
ché 'l nome mio ancor molto non sona.

97/119

Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

98/119

O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d'ascoltar, seguite
dietro al mio legno che cantando varca,
tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché, forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.
L'acqua ch'io prendo già mai non si corse.

99/119

Tanto m'aggrada il tuo comandamento,
che l'ubbidir, se già fosse, m'è tardi.

100/119

Ne li occhi porta la mia donna Amore.


Biografia di Dante