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Chi guarderà già mai senza paura
ne li occhi d'esta bella pargoletta?
102/121
Poscia rivolsi li occhi alli occhi belli.
103/121
De li occhi suoi, come ch'ella li mova,
escono spirti d'amore infiammati,
che feron li occhi a qual che allor la guati,
e passan sì che 'l cor ciascun retrova.
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Quel signor dell'altissimo canto
che sovra gli altri com'aquila vola.
105/121
In somma sappi che tutti fur cherci
e litterati grandi e di gran fama,
d'un peccato medesmo al mondo lerci.
106/121
Rade volte risurge per li rami
l'umana probitate.
107/121
Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare.
108/121
Onorate l'altissimo pocta.
109/121
O voi ch'avete l'intelletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame de li versi strani.
110/121
Molte fiate già pianser li figli
per la colpa del padre.
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Parole mie che per lo mondo siete.
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Ché non è impresa da pigliare a gabbo
discriver fondo a tutto l'universo,
né da lingua che chiami mamma e babbo.
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Una veritade ascosa sotto bella menzogna.
114/121
Or ti fa lieta, ché tu hai ben onde.
115/121
L'amico mio, e non della ventura.
116/121
Amor che ne la mente mi ragiona
de la mia donna disiosamente.
117/121
Amore, a cui io grido
merzè chiamando, e umilmente il priego:
ed el d'ogni merzè par messo al niego.
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Amor mi mosse, che mi fa parlare.
119/121
Amore e 'l cor gentil sono una cosa.
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Esce di mano a lui che la vagheggia
prima che sia, a guisa di fanciulla
che piangendo e ridendo pargoleggia,
l'anima semplicetta che sa nulla.