Biografia di Camille Desmoulins

Nazione: Francia
Lucie-Simplice-Camille-Benoît Desmoulins nacque a Guise, Francia il 2 marzo 1760 e morì a Parigi il 5 aprile 1794. Fu politico, avvocato, rivoluzionario e giornalista.
Desmoulins frequentò il prestigioso Collegio Luigi il Grande a Parigi, dove conobbe Maximilien Robespierre, con cui strinse amicizia. Studiò legge, ma una leggera balbuzie gli impedì di eccellere nella professione forense. Tuttavia, la sua passione per la scrittura e le sue doti intellettuali lo portarono a diventare un pubblicista di spicco.
Desmoulins si avvicinò agli ambienti rivoluzionari e promosse la causa con i suoi scritti, tra cui La filosofia del popolo francese del 1788 e La Francia libera, pubblicato nel 1789. Il 12 luglio 1789, Desmoulins pronunciò un appassionato appello alle armi davanti al Palais-Royal, incitando la folla alla rivolta, evento che culminò con la presa della Bastiglia.
Dopo la presa della Bastiglia, divenne un influente pamphlettista radicale, sostenendo il repubblicanesimo e la violenza rivoluzionaria. I suoi scritti contribuirono alla caduta dei Girondini e all'inizio del Regno del Terrore. Nell'aprile del 1790, insieme a Danton, fondò il club rivoluzionario della Società degli Amici dei diritti dell'uomo e del cittadino. Il 29 dicembre dello stesso anno, sposò Lucile Laridon Duplessis; Robespierre fu testimone dello sposo.
Eletto deputato alla Convenzione nazionale l'8 settembre 1792, Desmoulins si schierò con i Montagnardi e votò per l'esecuzione di Luigi XVI. Tuttavia, in seguito, si distanziò dalle politiche radicali di Robespierre e, attraverso il suo giornale Le vieux cordelier, criticò gli eccessi del governo rivoluzionario chiedendo clemenza. Questa presa di posizione lo portò in conflitto con Robespierre.
Oltre a quelle già citate, le opere di Desmoulins includono anche Discours de la lanterne aux Parisiens e La tribune des patriotes. Inoltre fu fondatore del giornale Les Révolutions de France et de Brabant, del quale uscirono 86 numeri e nel quale espresse le sue idee contro il suffragio censitario, che avrebbe permesso di accedere al voto solo i cittadini al di sopra di un certo reddito, e contro il quale si scagliò affermando che tale sistema non avrebbe permesso di votare nemmeno a Gesù Cristo e a Rousseau.
Nel caldissimo clima politico post-rivoluzionario, fu arrestato e interrogato. Escluso dal dibattito su richiesta di Saint-Just, venne condannato a morte e ghigliottinato insieme a Danton e altri.
Desmoulins frequentò il prestigioso Collegio Luigi il Grande a Parigi, dove conobbe Maximilien Robespierre, con cui strinse amicizia. Studiò legge, ma una leggera balbuzie gli impedì di eccellere nella professione forense. Tuttavia, la sua passione per la scrittura e le sue doti intellettuali lo portarono a diventare un pubblicista di spicco.
Desmoulins si avvicinò agli ambienti rivoluzionari e promosse la causa con i suoi scritti, tra cui La filosofia del popolo francese del 1788 e La Francia libera, pubblicato nel 1789. Il 12 luglio 1789, Desmoulins pronunciò un appassionato appello alle armi davanti al Palais-Royal, incitando la folla alla rivolta, evento che culminò con la presa della Bastiglia.
Dopo la presa della Bastiglia, divenne un influente pamphlettista radicale, sostenendo il repubblicanesimo e la violenza rivoluzionaria. I suoi scritti contribuirono alla caduta dei Girondini e all'inizio del Regno del Terrore. Nell'aprile del 1790, insieme a Danton, fondò il club rivoluzionario della Società degli Amici dei diritti dell'uomo e del cittadino. Il 29 dicembre dello stesso anno, sposò Lucile Laridon Duplessis; Robespierre fu testimone dello sposo.
Eletto deputato alla Convenzione nazionale l'8 settembre 1792, Desmoulins si schierò con i Montagnardi e votò per l'esecuzione di Luigi XVI. Tuttavia, in seguito, si distanziò dalle politiche radicali di Robespierre e, attraverso il suo giornale Le vieux cordelier, criticò gli eccessi del governo rivoluzionario chiedendo clemenza. Questa presa di posizione lo portò in conflitto con Robespierre.
Oltre a quelle già citate, le opere di Desmoulins includono anche Discours de la lanterne aux Parisiens e La tribune des patriotes. Inoltre fu fondatore del giornale Les Révolutions de France et de Brabant, del quale uscirono 86 numeri e nel quale espresse le sue idee contro il suffragio censitario, che avrebbe permesso di accedere al voto solo i cittadini al di sopra di un certo reddito, e contro il quale si scagliò affermando che tale sistema non avrebbe permesso di votare nemmeno a Gesù Cristo e a Rousseau.
Nel caldissimo clima politico post-rivoluzionario, fu arrestato e interrogato. Escluso dal dibattito su richiesta di Saint-Just, venne condannato a morte e ghigliottinato insieme a Danton e altri.
Frasi di Camille Desmoulins
Abbiamo un totale di 7 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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È un delitto essere re.
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