Biografia di Giovanni Comisso

Giovanni Comisso
Nazione: Italia    
Giovanni Comisso nacque a Treviso il 3 ottobre 1895 e morì, sempre a Treviso, il 21 gennaio 1969. Fu scrittore e viaggiatore.

Era il secondogenito di Antonio, stimato commerciante di prodotti agricoli, e Claudia Salsa, sorella dell'avvocato Giovanni e del generale Tommaso Salsa, eroe della guerra di Libia morto in battaglia.

Questa famiglia borghese gli garantì un'educazione classica prima della Grande Guerra, alla quale partecipò volontario come ufficiale di fanteria sul Carso, esperienza traumatica che infuse vitalismo e sensualità nelle sue prime poesie pubblicate nel 1916.

Dopo l'armistizio del 1918 si unì all'impresa di Fiume con Gabriele D'Annunzio, condividendo con Guido Keller navigazioni estive in barca a vela tra le isole del Quarnaro che ispirarono Il porto dell'amore del 1924, la sua opera narrativa d'esordio.

Fondò il Movimento Yoga, un'avventura anarcoide antimodernista con omonima rivista, prima di trasferirsi a Genova e Siena per laurearsi in legge, professione che abbandonò presto per dedicarsi ad attività di libraio a Milano e mercante d'arte a Parigi.

Negli anni '20, introdotto da Leo Longanesi e Ugo Ojetti alla Gazzetta del Popolo, esordì come giornalista con reportages parigini raccolti in Questa è Parigi (1931) e racconti marinari in Gente di mare (1928), premio Bagutta, mentre a Parigi strinse un sodalizio profondo con Filippo de Pisis, pittore ferrarese, e lo scultore Arturo Martini, amicizie che nutrirono la sua prosa lirica e incantata sul quotidiano meraviglioso.

Rientrato in Italia, acquistò nel 1927 la casa di campagna ad Onigo tra colli e Piave, luogo di elezione per la sua visione pagana della natura, e viaggiò come inviato del Corriere della Sera in Nord Africa, Europa settentrionale e Estremo Oriente, scrivendo Cina-Giappone (1932) e il romanzo Storia di un patrimonio (1933).

Negli anni '30 collaborò a L'Italiano di Longanesi e compì un giro d'Italia di ventimila chilometri per la Gazzetta del Popolo, documentando la "recondita Italia" contadina. A questo, seguì un reportage in Africa Orientale durante la campagna imperiale fascista, mentre durante la Repubblica Sociale Italiana tornò al Corriere della Sera diretto da Ermanno Amicucci, episodio controverso mitigato dal rifiuto di aderire pienamente al regime.

Nel dopoguerra intensificò la prosa autobiografica e narrativa con Gioventù che muore (1949), Le mie stagioni (1951), Capricci italiani (1952, premio Viareggio) e Un gatto attraversa la strada (1955, premio Strega), storie di vitalismo istintivo e sensualità veneta che gli valsero il plauso di Mario Pannunzio su Il Mondo.

Proprio su quella testata, nel 1954, pubblicò il ricordo Il mio sodalizio con De Pisis, mentre altre opere come La mia casa di campagna (1958) e La donna del lago (1962) confermarono la sua fedeltà a un edonismo naturale contro l'alienazione moderna.

Collaborò anche con La Stampa, Il Giorno e Il Gazzettino fino al Premio Montefeltro per il giornalismo nel 1964. Quando morì, lasciò un'eredità di scrittore-viaggiatore capace di cogliere l'incanto erotico del mondo contadino e marinaro, influenzato sì da D'Annunzio, ma autonomo nel suo lirismo prosastico.


Frasi di Giovanni Comisso

Per ora abbiamo un totale di 2 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Comprendersi pure nella bassezza praticata è principio assoluto di salvazione.


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