Biografia di Claude-Prosper de Crébillon
Nazione: Francia
Claude-Prosper Jolyot de Crébillon nacque a Parigi il 14 febbraio 1707 e morì sempre a Parigi il 12 aprile 1777. Fu scrittore e musicista.
Secondo alcuni nacque in realtà il 13 febbraio; figlio del celebre drammaturgo tragico Prosper Jolyot de Crébillon, detto Crébillon père (Crébillon padre), autore di successo nei teatri parigini dell'epoca, venne per questo motivo detto anche Crébillon figlio, un po' come Dumas.
La sua infanzia fu segnata da un lutto precoce: la madre, Marie-Charlotte Péaget, sposata dal padre nel gennaio 1707, morì dopo appena due anni di matrimonio, e poco dopo Claude-Prosper perse anche l'unico fratello, Pierre, scomparso nel 1713 in tenera età.
Il padre, rimasto vedovo e costretto a provvedere da solo al sostentamento del figlio superstite in un periodo di ristrettezze economiche aggravate dagli insuccessi teatrali, crebbe dunque Claude-Prosper praticamente da solo, e non approvò mai, in seguito, né lo stile di vita né le opere del figlio.
Per l'istruzione, Claude-Prosper fu mandato al prestigioso collegio gesuita Louis-le-Grand di Parigi, uno degli istituti più elitari dell'epoca. Fin da giovane si dedicò a composizioni leggere e mondane, scrivendo tra l'altro alcuni testi teatrali per il Théâtre-Italien di Parigi, come Le sultan poli par l'amour.
Nel 1729 fu tra i fondatori del Caveau, un celebre circolo conviviale che riuniva letterati e artisti attorno a cene organizzate nell'omonimo cabaret; vi parteciparono, tra il 1729 e il 1739, autori come Alexis Piron, Charles Collé e Charles Duclos, con i quali Crébillon figlio strinse legami duraturi.
Nel 1730 pubblicò il suo primo racconto, Le sylphe, che gli valse un primo, timido successo nei salotti parigini.
Nel 1734 uscì L'Écumoire, ou Tanzaï et Néadarné, histoire japonaise, un racconto satirico che, sotto le vesti di una favola orientale, conteneva allusioni neppure troppo velate contro la bolla papale "Unigenitus" e contro personaggi come il cardinale de Rohan; l'opera gli costò un breve periodo di detenzione nella prigione di Vincennes, ma paradossalmente contribuì anche ad aprirgli le porte dei salotti letterari più in vista della capitale.
Tra il 1736 e il 1738 pubblicò, senza mai portarlo davvero a compimento nonostante le revisioni successive, il suo romanzo più noto, Les Égarements du cœur et de l'esprit ("I vagabondaggi del cuore e della mente"), un'analisi sottile e disincantata della vita mondana parigina e delle relazioni tra uomini e donne nell'alta società, opera che gli valse una fama duratura.
Nel 1742 diede alle stampe Le sopha, conte moral, una satira erotico-politica ambientata in un immaginario oriente da "Mille e una notte", nella quale si scorgevano allusioni non troppo nascoste alla corte e forse allo stesso Luigi XV; la pubblicazione gli costò alcuni mesi di esilio forzato lontano da Parigi.
Fu proprio in quegli anni, attorno al 1744, che iniziò una relazione sentimentale con Lady Henrietta Maria Stafford, figlia di un ciambellano giacobita di nobile famiglia inglese, che sarebbe diventata sua moglie nel 1748; ebbero un figlio, nato nel 1746 e morto prematuramente nel 1750.
Nonostante le persistenti difficoltà economiche, il matrimonio fu a quanto pare sereno e duraturo, un contrasto curioso rispetto al tono licenzioso e disincantato dei suoi romanzi, e i due vissero insieme fino alla morte di lei, avvenuta nel 1755.
In quegli stessi anni Crébillon continuò a pubblicare opere di successo, come La Nuit et le moment (1745), Ah! quel conte! e Les heureux orphelins (1754). Dal 1759 fu solito frequentare le cene del mercoledì organizzate presso i Pelletier, alle quali presero parte occasionalmente ospiti come l'attore David Garrick, lo scrittore Laurence Sterne, che apprezzò e in parte assorbì lo stile narrativo divagante di Crébillon, e il politico e polemista John Wilkes.
Rimasto senza eredità dopo la morte della moglie, nel 1757 fu costretto a vendere la propria vasta biblioteca personale, e trovò infine un'entrata stabile grazie alla nomina, ottenuta nel 1759 per intercessione di Madame de Pompadour, a censore reale, lo stesso incarico che era stato in precedenza del padre: un'ironia non sfuggita ai contemporanei, considerata l'immoralità di cui erano intrise le sue opere narrative.
Negli ultimi anni di vita pubblicò ancora due romanzi, Lettres de la duchesse de *** au duc de *** nel 1768 e Lettres athéniennes nel 1772, prima di morire a Parigi il 12 aprile 1777. Conosciuto anche come Crébillon le Gai (Crébillon il gaio) per distinguerlo dal padre tragediografo, Crébillon figlio lasciò un'impronta letteraria importante come uno dei maggiori interpreti del romanzo libertino settecentesco, capace di descrivere con ironia sottile e disincantata i costumi mondani e le convenzioni amorose dell'aristocrazia del suo tempo.
Secondo alcuni nacque in realtà il 13 febbraio; figlio del celebre drammaturgo tragico Prosper Jolyot de Crébillon, detto Crébillon père (Crébillon padre), autore di successo nei teatri parigini dell'epoca, venne per questo motivo detto anche Crébillon figlio, un po' come Dumas.
La sua infanzia fu segnata da un lutto precoce: la madre, Marie-Charlotte Péaget, sposata dal padre nel gennaio 1707, morì dopo appena due anni di matrimonio, e poco dopo Claude-Prosper perse anche l'unico fratello, Pierre, scomparso nel 1713 in tenera età.
Il padre, rimasto vedovo e costretto a provvedere da solo al sostentamento del figlio superstite in un periodo di ristrettezze economiche aggravate dagli insuccessi teatrali, crebbe dunque Claude-Prosper praticamente da solo, e non approvò mai, in seguito, né lo stile di vita né le opere del figlio.
Per l'istruzione, Claude-Prosper fu mandato al prestigioso collegio gesuita Louis-le-Grand di Parigi, uno degli istituti più elitari dell'epoca. Fin da giovane si dedicò a composizioni leggere e mondane, scrivendo tra l'altro alcuni testi teatrali per il Théâtre-Italien di Parigi, come Le sultan poli par l'amour.
Nel 1729 fu tra i fondatori del Caveau, un celebre circolo conviviale che riuniva letterati e artisti attorno a cene organizzate nell'omonimo cabaret; vi parteciparono, tra il 1729 e il 1739, autori come Alexis Piron, Charles Collé e Charles Duclos, con i quali Crébillon figlio strinse legami duraturi.
Nel 1730 pubblicò il suo primo racconto, Le sylphe, che gli valse un primo, timido successo nei salotti parigini.
Nel 1734 uscì L'Écumoire, ou Tanzaï et Néadarné, histoire japonaise, un racconto satirico che, sotto le vesti di una favola orientale, conteneva allusioni neppure troppo velate contro la bolla papale "Unigenitus" e contro personaggi come il cardinale de Rohan; l'opera gli costò un breve periodo di detenzione nella prigione di Vincennes, ma paradossalmente contribuì anche ad aprirgli le porte dei salotti letterari più in vista della capitale.
Tra il 1736 e il 1738 pubblicò, senza mai portarlo davvero a compimento nonostante le revisioni successive, il suo romanzo più noto, Les Égarements du cœur et de l'esprit ("I vagabondaggi del cuore e della mente"), un'analisi sottile e disincantata della vita mondana parigina e delle relazioni tra uomini e donne nell'alta società, opera che gli valse una fama duratura.
Nel 1742 diede alle stampe Le sopha, conte moral, una satira erotico-politica ambientata in un immaginario oriente da "Mille e una notte", nella quale si scorgevano allusioni non troppo nascoste alla corte e forse allo stesso Luigi XV; la pubblicazione gli costò alcuni mesi di esilio forzato lontano da Parigi.
Fu proprio in quegli anni, attorno al 1744, che iniziò una relazione sentimentale con Lady Henrietta Maria Stafford, figlia di un ciambellano giacobita di nobile famiglia inglese, che sarebbe diventata sua moglie nel 1748; ebbero un figlio, nato nel 1746 e morto prematuramente nel 1750.
Nonostante le persistenti difficoltà economiche, il matrimonio fu a quanto pare sereno e duraturo, un contrasto curioso rispetto al tono licenzioso e disincantato dei suoi romanzi, e i due vissero insieme fino alla morte di lei, avvenuta nel 1755.
In quegli stessi anni Crébillon continuò a pubblicare opere di successo, come La Nuit et le moment (1745), Ah! quel conte! e Les heureux orphelins (1754). Dal 1759 fu solito frequentare le cene del mercoledì organizzate presso i Pelletier, alle quali presero parte occasionalmente ospiti come l'attore David Garrick, lo scrittore Laurence Sterne, che apprezzò e in parte assorbì lo stile narrativo divagante di Crébillon, e il politico e polemista John Wilkes.
Rimasto senza eredità dopo la morte della moglie, nel 1757 fu costretto a vendere la propria vasta biblioteca personale, e trovò infine un'entrata stabile grazie alla nomina, ottenuta nel 1759 per intercessione di Madame de Pompadour, a censore reale, lo stesso incarico che era stato in precedenza del padre: un'ironia non sfuggita ai contemporanei, considerata l'immoralità di cui erano intrise le sue opere narrative.
Negli ultimi anni di vita pubblicò ancora due romanzi, Lettres de la duchesse de *** au duc de *** nel 1768 e Lettres athéniennes nel 1772, prima di morire a Parigi il 12 aprile 1777. Conosciuto anche come Crébillon le Gai (Crébillon il gaio) per distinguerlo dal padre tragediografo, Crébillon figlio lasciò un'impronta letteraria importante come uno dei maggiori interpreti del romanzo libertino settecentesco, capace di descrivere con ironia sottile e disincantata i costumi mondani e le convenzioni amorose dell'aristocrazia del suo tempo.
Frasi di Claude-Prosper de Crébillon
Per ora abbiamo un totale di 3 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
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Se ci si vedesse solo con la gente che si stima, non si vedrebbe nessuno.
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