Biografia di Gaston Bachelard
Nazione: Francia
Gaston Bachelard nacque a Bar-sur-Aube, Francia il 27 giugno 1884 e morì a Parigi il 16 ottobre 1962. Fu un filosofo.
Nacque in una modesta famiglia di artigiani: il padre gestiva un'edicola dove vendeva anche generi di tabaccheria. Frequentò le scuole elementari e secondarie nella cittadina natale tra il 1895 e il 1902, ma la sua formazione, fin dagli anni giovanili, fu tutt'altro che lineare e dovette procedere a lungo di pari passo con la necessità di guadagnarsi da vivere.
Terminati gli studi secondari, Bachelard lavorò per alcuni anni come impiegato all'ufficio postale di Remiremont, per poi trasferirsi con la stessa mansione a Parigi tra il 1907 e il 1913. Nonostante il lavoro d'ufficio, continuò a studiare nel tempo libero, riuscendo a laurearsi in matematica nel 1912; il suo sogno era diventare ingegnere, ma il progetto fu bruscamente interrotto dallo scoppio della Prima guerra mondiale, che lo vide arruolato nell'esercito francese.
Terminato il conflitto, tornò alla vita civile e riprese gli studi, questa volta orientandosi verso la filosofia, disciplina in cui si laureò nel 1920, quando aveva ormai 37 anni: un percorso accademico decisamente tardivo rispetto agli standard consueti, ma che gli avrebbe permesso di portare nella riflessione filosofica un bagaglio scientifico e un'esperienza di vita fuori dal comune.
Negli anni Venti insegnò filosofia e fisica nel liceo della sua città natale, Bar-sur-Aube, dove rimase fino al 1930. Nel 1927 conseguì il dottorato in filosofia alla Sorbona, discutendo una tesi principale, Essai sur la connaissance approchée ("Saggio sulla conoscenza approssimata"), accompagnata da una tesi complementare dedicata all'evoluzione di un problema fisico.
Fu proprio a partire da quei lavori che iniziò a delineare la sua originale visione epistemologica, incentrata sull'idea che la conoscenza scientifica progredisca sempre "contro" una conoscenza precedente, superando ostacoli epistemologici e rappresentazioni di senso comune radicate nella mente.
Nel 1930 ottenne una cattedra di filosofia alla Facoltà di Lettere di Digione, incarico che mantenne per un decennio. In quegli anni pubblicò alcune delle sue opere epistemologiche più influenti, tra cui Le nouvel esprit scientifique ("Il nuovo spirito scientifico", 1934) e La formation de l'esprit scientifique ("La formazione dello spirito scientifico", 1938), libri nei quali sosteneva che la fisica contemporanea, in particolare grazie agli sviluppi della teoria della relatività, avesse ormai reso necessaria una completa revisione dei concetti filosofici tradizionali legati alla conoscenza scientifica.
Nel 1938 Bachelard diede inizio anche al filone più squisitamente immaginifico e poetico della propria produzione, con la pubblicazione de La psychanalyse du feu ("Psicoanalisi del fuoco"), primo di una serie di studi dedicati all'immaginazione poetica in rapporto ai quattro elementi naturali. Seguirono L'eau et les rêves ("L'acqua e i sogni", 1942), L'air et les songes ("L'aria e i sogni", 1943) e La terre et les rêveries de la volonté ("La terra e le fantasticherie della volontà", 1948).
In questi lavori, nei quali è evidente l'influsso della psicoanalisi di Sigmund Freud e soprattutto di Carl Gustav Jung, in particolare per quanto riguarda le riflessioni sull'energia psichica e sull'opposizione tra persona e anima, Bachelard esplorò il modo in cui gli elementi naturali strutturano l'immaginario umano e la creazione letteraria.
Nel 1940 lasciò l'incarico a Digione per assumere la cattedra di Storia e Filosofia delle Scienze alla Sorbona, come successore di Abel Rey, posizione che mantenne fino al 1954; sulla stessa cattedra gli sarebbero poi succeduti allievi e studiosi del calibro di Georges Canguilhem e Michel Foucault, entrambi debitori, in misura diversa, della sua impostazione epistemologica.
Nello stesso periodo collaborò inoltre con Ferdinand Gonseth e Paul Bernays alla direzione della rivista Dialectica e diresse l'Institut d'Histoire des Sciences, consolidando la propria autorità nel campo della filosofia della scienza francese.
Tra il 1949 e il 1953 tornò a occuparsi principalmente di epistemologia, pubblicando Le rationalisme appliqué ("Il razionalismo applicato", 1949) e Le matérialisme rationnel ("Il materialismo razionale", 1953), opera quest'ultima considerata la sintesi più matura del suo pensiero scientifico, in cui collocava il proprio "materialismo razionale" a metà strada tra gli estremi dell'idealismo e del materialismo tradizionale.
Nel 1951 ricevette la Legion d'Onore e il Grand Prix National des Lettres, riconoscimenti che confermavano il prestigio ormai acquisito sia in ambito scientifico sia in quello letterario.
Negli ultimi anni della sua vita Bachelard si dedicò soprattutto alla dimensione più propriamente poetica della propria riflessione, pubblicando La poétique de l'espace ("La poetica dello spazio", 1957), forse la sua opera più letta e influente al di fuori degli ambienti strettamente filosofici, seguita da La poétique de la rêverie ("La poetica della fantasticheria", 1960) e La flamme d'une chandelle ("La fiamma di una candela", 1961).
In questi ultimi lavori l'attenzione si spostò dalla psicoanalisi degli elementi naturali all'analisi della rêverie, l'abbandono fantasticante della mente, esplorato attraverso immagini come la casa, il rifugio, l'angolo domestico, temi che avrebbero esercitato un'influenza duratura su critici e teorici della letteratura come Roland Barthes e Jean Starobinski.
Alla sua morte, nel 1962, lasciò un'opera che si distingue ancora oggi per la sua duplice, apparentemente inconciliabile vocazione: da un lato l'indagine rigorosa sulla razionalità della scienza moderna, dall'altro lo studio appassionato dell'immaginazione poetica, due percorsi che egli stesso considerava non contraddittori ma complementari, in quanto entrambi tentativi dell'uomo di rispondere, con strumenti diversi, alla propria condizione nel mondo.
Nacque in una modesta famiglia di artigiani: il padre gestiva un'edicola dove vendeva anche generi di tabaccheria. Frequentò le scuole elementari e secondarie nella cittadina natale tra il 1895 e il 1902, ma la sua formazione, fin dagli anni giovanili, fu tutt'altro che lineare e dovette procedere a lungo di pari passo con la necessità di guadagnarsi da vivere.
Terminati gli studi secondari, Bachelard lavorò per alcuni anni come impiegato all'ufficio postale di Remiremont, per poi trasferirsi con la stessa mansione a Parigi tra il 1907 e il 1913. Nonostante il lavoro d'ufficio, continuò a studiare nel tempo libero, riuscendo a laurearsi in matematica nel 1912; il suo sogno era diventare ingegnere, ma il progetto fu bruscamente interrotto dallo scoppio della Prima guerra mondiale, che lo vide arruolato nell'esercito francese.
Terminato il conflitto, tornò alla vita civile e riprese gli studi, questa volta orientandosi verso la filosofia, disciplina in cui si laureò nel 1920, quando aveva ormai 37 anni: un percorso accademico decisamente tardivo rispetto agli standard consueti, ma che gli avrebbe permesso di portare nella riflessione filosofica un bagaglio scientifico e un'esperienza di vita fuori dal comune.
Negli anni Venti insegnò filosofia e fisica nel liceo della sua città natale, Bar-sur-Aube, dove rimase fino al 1930. Nel 1927 conseguì il dottorato in filosofia alla Sorbona, discutendo una tesi principale, Essai sur la connaissance approchée ("Saggio sulla conoscenza approssimata"), accompagnata da una tesi complementare dedicata all'evoluzione di un problema fisico.
Fu proprio a partire da quei lavori che iniziò a delineare la sua originale visione epistemologica, incentrata sull'idea che la conoscenza scientifica progredisca sempre "contro" una conoscenza precedente, superando ostacoli epistemologici e rappresentazioni di senso comune radicate nella mente.
Nel 1930 ottenne una cattedra di filosofia alla Facoltà di Lettere di Digione, incarico che mantenne per un decennio. In quegli anni pubblicò alcune delle sue opere epistemologiche più influenti, tra cui Le nouvel esprit scientifique ("Il nuovo spirito scientifico", 1934) e La formation de l'esprit scientifique ("La formazione dello spirito scientifico", 1938), libri nei quali sosteneva che la fisica contemporanea, in particolare grazie agli sviluppi della teoria della relatività, avesse ormai reso necessaria una completa revisione dei concetti filosofici tradizionali legati alla conoscenza scientifica.
Nel 1938 Bachelard diede inizio anche al filone più squisitamente immaginifico e poetico della propria produzione, con la pubblicazione de La psychanalyse du feu ("Psicoanalisi del fuoco"), primo di una serie di studi dedicati all'immaginazione poetica in rapporto ai quattro elementi naturali. Seguirono L'eau et les rêves ("L'acqua e i sogni", 1942), L'air et les songes ("L'aria e i sogni", 1943) e La terre et les rêveries de la volonté ("La terra e le fantasticherie della volontà", 1948).
In questi lavori, nei quali è evidente l'influsso della psicoanalisi di Sigmund Freud e soprattutto di Carl Gustav Jung, in particolare per quanto riguarda le riflessioni sull'energia psichica e sull'opposizione tra persona e anima, Bachelard esplorò il modo in cui gli elementi naturali strutturano l'immaginario umano e la creazione letteraria.
Nel 1940 lasciò l'incarico a Digione per assumere la cattedra di Storia e Filosofia delle Scienze alla Sorbona, come successore di Abel Rey, posizione che mantenne fino al 1954; sulla stessa cattedra gli sarebbero poi succeduti allievi e studiosi del calibro di Georges Canguilhem e Michel Foucault, entrambi debitori, in misura diversa, della sua impostazione epistemologica.
Nello stesso periodo collaborò inoltre con Ferdinand Gonseth e Paul Bernays alla direzione della rivista Dialectica e diresse l'Institut d'Histoire des Sciences, consolidando la propria autorità nel campo della filosofia della scienza francese.
Tra il 1949 e il 1953 tornò a occuparsi principalmente di epistemologia, pubblicando Le rationalisme appliqué ("Il razionalismo applicato", 1949) e Le matérialisme rationnel ("Il materialismo razionale", 1953), opera quest'ultima considerata la sintesi più matura del suo pensiero scientifico, in cui collocava il proprio "materialismo razionale" a metà strada tra gli estremi dell'idealismo e del materialismo tradizionale.
Nel 1951 ricevette la Legion d'Onore e il Grand Prix National des Lettres, riconoscimenti che confermavano il prestigio ormai acquisito sia in ambito scientifico sia in quello letterario.
Negli ultimi anni della sua vita Bachelard si dedicò soprattutto alla dimensione più propriamente poetica della propria riflessione, pubblicando La poétique de l'espace ("La poetica dello spazio", 1957), forse la sua opera più letta e influente al di fuori degli ambienti strettamente filosofici, seguita da La poétique de la rêverie ("La poetica della fantasticheria", 1960) e La flamme d'une chandelle ("La fiamma di una candela", 1961).
In questi ultimi lavori l'attenzione si spostò dalla psicoanalisi degli elementi naturali all'analisi della rêverie, l'abbandono fantasticante della mente, esplorato attraverso immagini come la casa, il rifugio, l'angolo domestico, temi che avrebbero esercitato un'influenza duratura su critici e teorici della letteratura come Roland Barthes e Jean Starobinski.
Alla sua morte, nel 1962, lasciò un'opera che si distingue ancora oggi per la sua duplice, apparentemente inconciliabile vocazione: da un lato l'indagine rigorosa sulla razionalità della scienza moderna, dall'altro lo studio appassionato dell'immaginazione poetica, due percorsi che egli stesso considerava non contraddittori ma complementari, in quanto entrambi tentativi dell'uomo di rispondere, con strumenti diversi, alla propria condizione nel mondo.
Frasi di Gaston Bachelard
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Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.
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L'uomo è una creazione del desiderio, non del bisogno.
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