Biografia di Elizabeth Bowen
Nazione: Irlanda (Eire)
Elizabeth Dorothea Cole Bowen nacque a Dublino il 7 giugno 1899 e morì a Hythe, Inghilterra il 22 febbraio 1973. Fu una scrittrice.
Figlia unica di una famiglia anglo‑irlandese protestante, legata a quel ramo di proprietari terrieri discendenti dai coloni inglesi stabilitisi in Irlanda dopo la guerra civile inglese, visse in un ambiente di agi e di rigore morale che segnò profondamente il suo sguardo sulle relazioni di classe e sull'ipocrisia dei codici sociali.
La sua infanzia, trascorsa tra Dublino e la tenuta di famiglia, Bowen's Court, nel Cork, è stata descritta come un'immagine quasi di porcellana, lucida e formale, ma interiormente sconvolta da eventi traumatici: il padre, Henry Cole Bowen, soffrì di gravi disturbi psichici, fu ricoverato in un ospedale psichiatrico e non si riprese mai del tutto, mentre la madre morì nel 1912, quando Elizabeth aveva solo tredici anni, lasciandola sotto la tutela dei parenti e segnando per sempre la sua sensibilità, fatta di lunghi silenzi e balbuzie.
Dopo gli studi nella severa Downe House School, diretta dalla educatrice Olive Willis, e un breve periodo presso una scuola d'arte a Londra, scelse di dedicarsi alla scrittura, avviando la sua carriera letteraria nel 1923 con la raccolta di racconti Encounters, seguita in breve da Ann Lee's (1926), dove affiorano già le tematiche che la contraddistingueranno: la fragilità emotiva, il potere invisibile del passato, l'aspetto ambiguo della comunicazione e la distanza tra ciò che si prova e ciò che si dice.
La sua figura di narratrice si definisce però con maggiore chiarezza a partire dai primi romanzi: The hotel (1927), ambientato in una Riviera italiana, The last September (1929, conosciuto in italiano come "L'ultimo settembre"), che racconta il tono di fine del mondo dell'Irlanda post‑indipendenza, e soprattutto The house in Paris (1935) e The death of the heart (1938), considerato il suo romanzo di maggiore maturazione, in cui la rete di sentimenti, gelosie, omertà e menzogne all'interno di un ambiente borghese londinese è analizzata con una precisione psicologica spesso paragonata a quella di Henry James.
Nel 1923 sposò il banchiere Alan Cameron, con cui si stabilì in Inghilterra, vivendo a Oxford e poi a Londra, muovendosi in circoli culturali raffinati, frequentando figure come Virginia Woolf e Rosamund Lehmann, e consolidando la sua reputazione di scrittrice di "alta" narrativa britannica.
La Seconda guerra mondiale la vide impegnata nel Ministero dell'Informazione, esperienza che si riflette con grande forza in The heat of the day (1949), uno dei suoi capolavori, in cui la tensione di Londra sotto i bombardamenti, l'atmosfera di sospetto, le minacce di spionaggio e i drammi privati si intrecciano con un'abilità narrativa molto sottile, con un uso del tempo e dei punti di vista che anticipa molti esiti della modern fiction.
In seguito, pur conservando la sua proiezione europea, comparirà in cataloghi come A world of love (1955), A time in Rome (1960), The little girls (1964) e Eva Trout (1968‑69), dove il suo stile resta centrato su un'indagine meticolosa delle relazioni affettive, dei compromessi, delle identità frammentate e del peso dell'infanzia sull'età adulta.
La sua produzione comprende anche numerose raccolte di racconti, tra cui The cat jumps (1934), Look at all those roses (1941), Early stories (1950) e il celebre The demon lover (1945), e saggi, raccolti in Collected impressions (1950) e Afterthought (1962), oltre a una raccolta di memorie, Pictures and conversations, pubblicata postuma, che lascia incompleta la sua autobiografia, interrotta dalla diagnosi di un tumore che la condusse alla morte nel 1973.
Morì nel Kent, lasciando un'eredità di raffinata psicologia, di stile inconfondibile, di narrativa che indaga con delicatezza e ferocia il mondo delle relazioni borghesi, con un'attenzione al silenzio, al non‑detto, agli abissi del cuore, che le valse il riconoscimento di una delle voci più originali della letteratura anglosassone del Novecento.
Figlia unica di una famiglia anglo‑irlandese protestante, legata a quel ramo di proprietari terrieri discendenti dai coloni inglesi stabilitisi in Irlanda dopo la guerra civile inglese, visse in un ambiente di agi e di rigore morale che segnò profondamente il suo sguardo sulle relazioni di classe e sull'ipocrisia dei codici sociali.
La sua infanzia, trascorsa tra Dublino e la tenuta di famiglia, Bowen's Court, nel Cork, è stata descritta come un'immagine quasi di porcellana, lucida e formale, ma interiormente sconvolta da eventi traumatici: il padre, Henry Cole Bowen, soffrì di gravi disturbi psichici, fu ricoverato in un ospedale psichiatrico e non si riprese mai del tutto, mentre la madre morì nel 1912, quando Elizabeth aveva solo tredici anni, lasciandola sotto la tutela dei parenti e segnando per sempre la sua sensibilità, fatta di lunghi silenzi e balbuzie.
Dopo gli studi nella severa Downe House School, diretta dalla educatrice Olive Willis, e un breve periodo presso una scuola d'arte a Londra, scelse di dedicarsi alla scrittura, avviando la sua carriera letteraria nel 1923 con la raccolta di racconti Encounters, seguita in breve da Ann Lee's (1926), dove affiorano già le tematiche che la contraddistingueranno: la fragilità emotiva, il potere invisibile del passato, l'aspetto ambiguo della comunicazione e la distanza tra ciò che si prova e ciò che si dice.
La sua figura di narratrice si definisce però con maggiore chiarezza a partire dai primi romanzi: The hotel (1927), ambientato in una Riviera italiana, The last September (1929, conosciuto in italiano come "L'ultimo settembre"), che racconta il tono di fine del mondo dell'Irlanda post‑indipendenza, e soprattutto The house in Paris (1935) e The death of the heart (1938), considerato il suo romanzo di maggiore maturazione, in cui la rete di sentimenti, gelosie, omertà e menzogne all'interno di un ambiente borghese londinese è analizzata con una precisione psicologica spesso paragonata a quella di Henry James.
Nel 1923 sposò il banchiere Alan Cameron, con cui si stabilì in Inghilterra, vivendo a Oxford e poi a Londra, muovendosi in circoli culturali raffinati, frequentando figure come Virginia Woolf e Rosamund Lehmann, e consolidando la sua reputazione di scrittrice di "alta" narrativa britannica.
La Seconda guerra mondiale la vide impegnata nel Ministero dell'Informazione, esperienza che si riflette con grande forza in The heat of the day (1949), uno dei suoi capolavori, in cui la tensione di Londra sotto i bombardamenti, l'atmosfera di sospetto, le minacce di spionaggio e i drammi privati si intrecciano con un'abilità narrativa molto sottile, con un uso del tempo e dei punti di vista che anticipa molti esiti della modern fiction.
In seguito, pur conservando la sua proiezione europea, comparirà in cataloghi come A world of love (1955), A time in Rome (1960), The little girls (1964) e Eva Trout (1968‑69), dove il suo stile resta centrato su un'indagine meticolosa delle relazioni affettive, dei compromessi, delle identità frammentate e del peso dell'infanzia sull'età adulta.
La sua produzione comprende anche numerose raccolte di racconti, tra cui The cat jumps (1934), Look at all those roses (1941), Early stories (1950) e il celebre The demon lover (1945), e saggi, raccolti in Collected impressions (1950) e Afterthought (1962), oltre a una raccolta di memorie, Pictures and conversations, pubblicata postuma, che lascia incompleta la sua autobiografia, interrotta dalla diagnosi di un tumore che la condusse alla morte nel 1973.
Morì nel Kent, lasciando un'eredità di raffinata psicologia, di stile inconfondibile, di narrativa che indaga con delicatezza e ferocia il mondo delle relazioni borghesi, con un'attenzione al silenzio, al non‑detto, agli abissi del cuore, che le valse il riconoscimento di una delle voci più originali della letteratura anglosassone del Novecento.
Frasi di Elizabeth Bowen
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Frequentare persone diverse da noi non allarga i nostri orizzonti; serve solo a confermarci nell'idea di essere unici.
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